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venerdì 28 gennaio 2022

La NASA scopre altri 219 pianeti, 10 abitabili come la Terra

Sono ormai migliaia i pianeti al di là del sistema solare scoperti dal telescopio spaziale Kepler. Decine quelli che potrebbero ospitare la vita.






Il telescopio della NASA Kepler ha analizzato oltre 200.000 stelle individuando migliaia di potenziali pianeti. Una trentina sono simili alla Terra NASA


La NASA ha pubblicato l'ottavo catalogo dei pianeti extrasolari che il telescopio spaziale Kepler ha scoperto durante la sua lunga missione, iniziata nel 2009. I ricercatori hanno annunciato la scoperta degli ultimi 219 nuovi candidati pianeti extrasolari, dei quali una decina avrebbero dimensioni simili a quelle del nostro pianeta e si troverebbero a una distanza dalla loro stella tale per cui si avrebbero le condizioni per supportare la vita così come la conosciamo sulla Terra.

La distribuzione dei pianeti scoperti dal telescopio Kepler © NASA


I NUMERI. Nel nuovo catalogo il numero di oggetti che potrebbero essere dei pianeti sono 4.034. Di questi, 2.335 sono sicuramente dei pianeti: ne siamo assolutamente certi. Dei rimanenti bisogna attendere ulteriori verifiche.


Al di là dei numeri - che sono comunque molto interessanti - vi è il fatto che l'analisi dei dati permette di affermare che esisterebbero due classi di pianeti di dimensioni ridotte. A un gruppo apparterrebbero pianeti rocciosi grandi più o meno come la Terra ad un altro quelli gassosi, più piccoli però, di Nettuno.


Benjamin Fulton, dell'Università delle Hawaii a Manoa, ha detto: «Aver individuato due gruppi diversi di pianeti extrasolari è importante come quando per i biologi scoprirono che mammiferi e lucertole formano due rami distinti dell'albero evolutivo».


E questi pianeti di piccole dimensioni, nel loro insieme, rappresenterebbero circa la metà dei pianeti che sarebbero presenti nella nostra galassia.


Il telescopio Kepler ha scandagliato circa 200.000 stelle nella direzione della Costellazione del Cigno e nell’ultima fase della missione lungo l’eclittica (la linea apparente che il Sole traccia nel cielo in un anno), un numero considerevole di astri, ma ben poca cosa rispetto ai 200 miliardi di stelle che abiterebbero la nostra galassia.

Il telescopio Kepler cerca i pianeti analizzando le variazioni di luce che il passaggio del pianeta di fronte alla stella provoca nel suo percorso. Ha individuato 4.034 oggetti che potrebbero essere pianeti. Di questi, 2.335 sono sicuramente pianeti. © NASA


TANTI I CACCIATORI DI PIANETI. Va ricordato, comunque, che Kepler non è l'unico cacciatore di pianeti: ora questo lavoro viene realizzato anche da altri telescopi, soprattutto terrestri.


Se si considera nell'insieme il lavoro di Kepler e di tutti gli altri centri di ricerca, i pianeti confermati sono 3.496, una parte dei quali appartiene a 582 sistemi multipli, ossia composti da più pianeti - come il Sistema Solare.


Il numero ridotto di pianeti simili alla Terra e al contempo in una fascia abitabile del loro sistema solare è legato soprattutto al fatto che con i telescopi dei nostri giorni risulta difficile metterli in luce. Bisognerà dunque, attendere il nuovo telescopio spaziale, il James Webb Telescope, che verrà lanciato nelle 2018, il quale avrà caratteristiche tali da poter scovare e definire meglio i piccoli pianeti. E altri passi importanti e fondamentali in questo campo della ricerca astronomica si avranno quando entreranno in funzione i grandi telescopi terrestri, quelli da 30 metri e più di diametro.

FONTE:
https://www.focus.it/scienza/spazio/la-nasa-scopre-altri-219-pianeti-10-abitabili-come-la-terra

domenica 15 novembre 2020

2010 e la sonda Voyager........



E’ il 2010 e la sonda Voyager (senza Giacobbo) viaggia nello spazio per studiare i pianeti del Sistema Solare, quando improvvisamente la sonda comincia a trasmettere in una lingua sconosciuta .. cosa sarà successo? Vi lasciamo ad un estratto preso dal sito https://www.express.co.uk/
Artist’s concept of Voyager in flight.

“Il 22 aprile 2010, proprio mentre il velivolo si prepara ad attraversare il confine nello spazio interstellare, misteriosamente funziona male.

“Qualcuno, o qualcosa, ha alterato il sistema di comunicazione di Voyager 2.”

Lo scienziato planetario Kevin Baines ha dettagliato ciò che veniva ritrasmesso alla Terra.

Ha aggiunto: “Si allontana di circa 10 miliardi di miglia dalla Terra e, all’improvviso, invia dati in una lingua che non capiamo.

“Controllando i sistemi con un altro downlink, potevano dire che non c’era niente che non andava con il veicolo spaziale, è solo questo sistema.”

I ricercatori hanno capito che il problema era che una singola cifra nel sistema di comunicazione di Voyager 2 era stata cambiata da uno a zero.

La serie è proseguita spiegando in dettaglio il motivo per cui ciò ha portato a ipotizzare che la sonda fosse stata violata.

Il narratore ha aggiunto: “Il capovolgimento dei dati potrebbe suggerire che una parte sconosciuta abbia intenzionalmente interferito con il computer di bordo della Voyager.

“Gli investigatori valutano se il possibile attacco possa aver avuto origine sulla Terra, ma la distanza in questione lo rende improbabile.

“Potrebbe essere in risposta a un messaggio che sta portando nello spazio profondo?

“Quando è stato lanciato trasportava una registrazione di immagini e suoni provenienti dalla Terra, con gli scienziati che speravano che un giorno un’altra civiltà potesse raccogliere i messaggi e mettersi in contatto.

“Se era un messaggio in codice, gli investigatori devono ancora decifrarlo e dopo tre settimane sono riusciti a ripristinare il computer.”

Successivamente si sarebbe scoperto che la sonda non era stata né riprogrammata né hackerata.

Mentre i dati erano illeggibili, la NASA poteva ancora ottenere i dati sanitari del velivolo, che mostravano che tutto era intatto.

Si ritiene che i colpevoli siano i raggi cosmici, particelle ad alta energia provenienti dallo spazio interstellare.

Secondo un ampio studio IBM sull’argomento, i computer sulla Terra subiscono un errore indotto dai raggi cosmici per 256 megabyte di RAM al mese.

Lo studio ha esaminato la fattibilità di un utilizzo sicuro dei computer nel campo magnetico terrestre.

La Voyager 2 si trovava ai margini del Sistema Solare, dove le sorgenti cosmiche di radiazioni sono più intense, il che potrebbe aver disturbato il sistema.

lunedì 16 aprile 2018

Dietro il Sole è nascosto un misterioso corpo celeste? Pianeta X?il secondo Sole o Nibiru?



Un video registrato il 4 Aprile 2018 da un astrofilo, mostrerebbe un oggetto sconosciuto vicino al Sole. Di cosa si tratta? Molto è stato scritto negli ultimi anni sul misterioso corpo celeste chiamato Planet X o Nibiru, che fino ad ora non è stato scoperto ufficialmente, e che è nascosto alla vista dei telescopi. Tuttavia, vi è la prova che esiste un mondo misterioso chiamato Pianeta Nove, che sia gli astronomi che gli esperti della NASA ne riconoscono l’esistenza.
In teoria, sul bordo del sistema solare dietro il Sole è nascosto un misterioso corpo celeste. Ci sono molti video diversi che mostrano un enorme corpo cosmico sconosciuto, il più delle volte chiamato Pianeta X, oppure il secondo Sole o Nibiru. Alcuni ricercatori sono convinti che il Sole abbia una compagna, una stella oscura, una Nana Rossa chiamata Nemesis.
Di recente è emerso un video che vi presentiamo a seguire, e che mostra l’esistenza più dettagliata di questo oggetto vicino al Sole.
Risultati immagini per Large ROGUE object moving under the Sun - Planetary Body or Binary Star
un misterioso corpo celeste è stato ripreso accanto al Sole. Di cosa si tratta?


Ovviamente, noi usiamo molta cautela con queste immagini, ma siamo attenti al fenomeno, anche perchè siamo convinti che molto spesso ci sono video che mostrano misteriosi corpi celesti accanto al Sole che poi si sono rivelati essere solamente un effetto ottico, oppure, una rifrazione o aberrazione dell’immagine acquisita dalla telecamera.
planet x nibiru
Anche vero però che esiste la convinzione tra appassionati e ricercatori, che un corpo cosmico si stia avvicinando dalle parti del Sole, proveniente dalle orbite esterne del nostro Sistema Solare. Molti cospirazionisti sono convinti che la NASA stia monitorando di nascosto questo oggetto e la sua traiettoria (o percorso), che potrebbe sfiorare i pianeti interni del sistema solare causando anomalie solari, gravitazionali, con effetti devastanti sulla Terra come clima impazzito, terremoti, eruzioni vulcaniche e uragani molto potenti. Certamente tutto ciò già sta succedendo…


Guardate il filmato!



fonte

http://www.segnidalcielo.it/


sabato 7 aprile 2012

La Nasa annuncia: “Scopriremo una nuova Terra entro 2 anni”




Entro due anni, il sogno di individuare un pianeta in tutto simile al nostro potrebbe diventare reale. La Nasa è sicura che questa scoperta avverrà entro il 2014. Tanto che uno dei suoi astrobiologi di punta, Shawn Domagal-Goldman, afferma senza timore di smentita:”Potrebbe anche ospitare la vita.”

ENTRO IL 2014 TROVEREMO UN GEMELLO DELLA TERRA?

Ogni giorno che passa, aumenta il bottino dei mondi alieni captati dal telescopio spaziale Kepler. E ogni giorno che passa, aumenta il numero di potenziali candidati ad essere culla di forme viventi. Nel novero compaiono giganti gassosi, altri composti prevalentemente da acqua, pianeti porosi, superTerre bollenti, persino sistemi solari binari e ternari.
Per ora, però, nessun esopianeta davvero gemello del nostro, per dimensione, struttura e giusta distanza dalla sua stella. Nessuno, insomma, che rispetti quella “formula magica” che consente all’acqua di conservarsi allo stato liquido, senza evaporare per l’eccessivo calore e senza congelarsi per il troppo freddo: la cosiddetta “Goldilocks zone” o “fascia di abitabilità”.
Ma la situazione potrebbe cambiare in fretta, come appunto sostiene l’astrobiologo della Nasa che lavora presso il quartier generale dell’Agenzia spaziale americana di Washington. <Io credo che Kepler troverà un pianeta collocato nella “Goldilocks zone” entro i prossimi due anni.> ha detto in un articolo pubblicato sul sito dell’ente. <Saremo presto in grado di puntare il dito verso una precisa stella nel cielo nero della notte e dire: “Eccolo là! Quello è un pianeta che ospita la vita”>.
Anche altri suoi colleghi condividono questa ottimistica previsione, tanto che la Nasa sta già cercando il modo di studiare queste Terre gemelle, una volta che saranno trovate. Un’impresa non semplice, considerando l’enorme distanza alla quale questi piccoli pianeti potrebbero essere (anche migliaia di anni-luce) e la loro scarsa visibilità, dovuta all’intensa luminosità delle loro stelle-madri. Insomma, come vedere delle capocchie di spillo in una distesa infinita… Ma i ricercatori confidano su un approccio indiretto sfruttando la spettroscopia.

IL TELESCOPIO SPAZIALE KEPLER HA SCOPERTO OLTRE 2500 ESOPIANETI
Questa tecnica consiste nell’analizzare la luce solare che “rimbalza” sull’atmosfera di un mondo alieno durante la sua orbita e che costituisce una sorta di “impronta digitale” della medesima atmosfera e dei suoi componenti. <Il modo in cui un esopianeta riflette la luce della sua stella ci rivela tutto di lui>, conferma Doug Hudgins, scienziato del team coinvolto nell’attività di Kepler.
Per questo è in via di definizione anche una nuova missione denominata “Finesse”, acronimo delle parole inglesi “Fast INfrared Exoplanet Spectroscopy Survey Explorer” che dovrebbe servire a misurare lo spettro delle stelle e dei loro pianeti in due momenti- quando il pianeta è visibile e quando invece è coperto dalla stella. “Finesse” sarebbe dunque in grado di distinguere e separare la luce fioca del primo, da quella sfolgorante della seconda, rivelando la composizione atmosferica.
Non solo. La Nasa sta anche valutando un nuovo osservatorio chiamato “Tess” ( Transiting Exoplanet Survey Satellite), supportato anche da Google, il cui scopo è scovare mondi alieni nelle nostre vicinanze. Ovviamente, vicini in termini cosmici: “Tess” infatti potrebbe studiare le centinaia di stelle che si trovano entro un raggio di “soli” 50 anni-luce dalla Terra, abbastanza prossimi dunque da poter essere osservate nel dettaglio.
<Con strumentazioni più avanzate e sistemi per bloccare il bagliore emesso dalle stelle-madri, questi telescopi di nuova generazione potrebbero non solo trovare un pianeta nella “fascia di abitabilità”, ma anche dirci di cosa è fatta la sua aria, che tipo di nuvole solcano i suoi cieli e magari persino com’è la sua superficie, se ci sono oceani, quanta è la terra emersa e così via>, continua Hudgins.

IL GEMELLO DELLA TERRA POTREBBE AVERE FLORA E FAUNA INIMMAGINABILI...

Da parte sua, l’astrobiologo Domagal-Goldman attende a breve grandi scoperte e sorprese ancora più grandi. <Abbiamo trovato realtà così inattese che ormai mi aspetto di rimanere sbigottito. Penso che scopriremo qualcosa di rivoluzionario riguardo al modo in cui la vita interagisce con un altro ecosistema planetario. La natura è molto più varia di quanto non prevedessimo. Le possibilità sono infinite…>
SABRINA PIERAGOSTINI
Fonte: http://www.extremamente.it/2012/04/05/la-nasa-annuncia-scopriremo-una-nuova-terra-entro-2-anni/

sabato 17 marzo 2012

Una nana bruna ed il suo pianeta a 170 anni luce dalla Terra

Una nana bruna ed il suo pianeta a 170 anni luce dalla Terra Gli astronomi hanno utilizzato l’Osservatorio Spaziale Herschel dell’ESA per osservare2M1207, una nana bruna con il suo disco circumstellare e un compagno planetario cinque volte più massiccio di Giove. Questi nuovi dati forniscono la prima immagine di questo sistema preso a lunghezze d’onda sub-millimetriche. La presenza di un disco di massa intorno a questa nana bruna di dieci milioni di anni suggerisce che la sua compagna planetaria si sia formata direttamente dalla frammentazione del disco. Questo riapre il dibattito su come i pianeti giganti si formano attorno oggetti stellari e sub-stellari. Le nane brune sono una classe sconcertante di oggetti a metà tra lo stato di stella e di pianeta. Non sono abbastanza massicce per innescare la fusione dell’idrogeno nei loro nuclei, come fanno le stelle, ma sono più massicce dei pianeti e quindi in grado – a differenza dei pianeti – di bruciare deuterio per un breve periodo al loro interno. La prima nana bruna fu scoperta nel 1995, e gli astronomi da quel momento ne hanno scoperte centinaia nella nostra Galassia, la Via Lattea, e hanno speculato circa l’origine di questi corpi celesti curiosi. Come le stelle, un certo numero di nane brune sono circondate da dischi di gas e polveri, molto simili a dischi circumstellari visti attorno a stelle giovani. Una manciata di loro sono anche note per possedere compagni planetari con le proprietà dei giganti gassosi e delle masse simili o superiori a Giove. Dal momento che la separazione tra questi oggetti di massa planetaria e dei loro organi madri è superiore ai valori tipici osservati per la maggior parte degli esopianeti gassosi giganti, questi compagni delle nane brune planetarie sono utili quando si studiano come i pianeti giganti si siano potuti formare a distanze piuttosto grandi dalle rispettive stelle. Due principali meccanismi fisici sono noti per causare la formazione di pianeti giganti gassosi attorno alle stelle: lo scenario ‘standard’ di accrescimento del nucleo e l’alternativa con la frammentazione del disco. La teoria suggerisce che la frammentazione del disco è più efficiente a formare pianeti giganti a grandi distanze: le nane brune con compagni planetari sono quindi un banco di prova cruciale per sondare la validità di questo modello alternativo per la formazione dei pianeti giganti. A questo scopo, un gruppo di astronomi guidati da Basmah Riaz presso l’Università di Hertfordshire, nel Regno Unito, hanno sfruttato l’Osservatorio Spaziale Herschel dell’ESA per studiare una nana bruna peculiare che è nota per possedere sia un disco che un compagno planetario. Nominata 2MASSW J1207334-393254, o 2M1207 in breve, questa nana bruna è piuttosto evoluta, con un’età di circa 10 milioni di anni, e una massa che equivale a 25 volte quella di Giove. Si trova ad una distanza di circa 170 anni luce da noi e appartiene al gruppo stella a bassa densità. Il compagno planetario della nana bruna, un gigante gassoso cinque volte più massiccio di Giove, è stato il primo pianeta extrasolare ad essere stato direttamente ripreso e si trova ad una distanza molto grande da 2M1207 – la distanza prevista tra i due corpi di 55 unità astronomiche (UA) . Dal momento che 2M1207 è la più antica nota nana bruna in possesso di un disco, gli astronomi hanno indagato su una possibile correlazione che suggerisce che i processi di dissipazione di dischi in giro per le nane brune possono avvenire su scale temporali molto più lente rispetto ai dischi che circondano le vere e proprie stelle, dove viene registrato un trend decrescente di masse per gli oggetti sempre più grandi. Conoscendo la massa e le dimensioni del disco intorno a questa nana bruna, gli astronomi hanno anche acquisito conoscenze decisive verso l’origine del suo compagno planetario. Il sistema costituito da 2M1207 e la sua compagna rappresenta la prima prova che dimostra che i corpi planetari di massa possono provenire dalla frammentazione del disco, sfidando così lo scenario attualmente più importante per la formazione dei pianeti giganti. Tuttavia, vi sono anche altri possibili scenari che possano spiegare la formazione di questo sistema. Ad esempio, supponiamo che sia la nana bruna che il suo compagno si fossero formati contemporaneamente come un sistema binario! In questo caso il problema rimarrebbe aperto. I risultati si basano su osservazioni della nana bruna 2MASSW J1207334-393254, o 2M1207 in breve, che sono stati eseguiti con lo strumento SPIRE su Herschel a lunghezze d’onda di 250 micron, 350 e 500. Gli altri astronomi coinvolti in questo studio sono G. Lodato (Dipartimento di Fisica, Università degli Studi di Milano, Italia), D. Stamatellos (Scuola di Fisica e Astronomia, Università di Cardiff, UK) e JE Gizis (Dipartimento di Fisica e Astronomia, University of Delaware, USA). Fonte: meteoweb.eu

martedì 6 marzo 2012

Scoperto ossigeno su Dione, satellite di Saturno



E' decisamente una scoperta importante. Infatti Dione, satellite di Saturno, avrebbe ossigeno nella sua atmosfera. Questo porta gli scienziati a credere per induzione, che anche altri satelliti di Saturno o Giove potrebbero contenere ossigeno. I ricercatori affermanoche la loro scoperta aumenta la probabilità di trovare gli ingredienti per la vita su una delle lune dei giganti gassosi. Lo studio è stato pubblicato su Geophysical Research Letters.
Secondo il co-autore Andrew Coates, dell'University College di Londra, Dione non ha acqua allo stato liquido e quindinon ha le condizioni per sostenere la vita. Ma è possibile che altre lune di Giove e Saturno potrebbero. "Alcune lune presentano oceani liquidi, quindi vale la pena osservare questi più da vicino" ha affermato il professor Coates. La scoperta è stata effettuata utilizzando la sonda Cassini. Gli strumenti a bordo della sonda senza equipaggio hanno rilevato un sottile strato di ossigeno intorno alla luna, così sottile che gli scienziatipreferiscono chiamarla una "esosfera" piuttosto che un ambiente. Ma la scoperta è importante perché suggerisce che ci sia un processo in evoluzione intorno ai giganti gassosi del sistema solare, Saturno e Giove, in cui l'ossigeno viene rilasciato dai loro satelliti ghiacciati. Sembra che particelle altamente carichedalle potenti radiazione delle cinture dei pianeti dividonol'acqua in idrogeno e ossigeno. Con molta probabilità, Dione presenta un oceano sotto lo strato ghiacciato, e lo stesso vale per Europa, Callisto e Ganimede che orbitano intorno a Giove. Il prof.Coates fa parte di un gruppo di scienziati dell'Agenzia Spaziale Europea che invieranno una sonda per esplorare le lune di Giove, nota come missione Juice. Secondo Coates infatti "questi sono luoghi affascinanti per cercaresegni di vita".
Su Titano, il più grande satellite di Saturno, l'atmosfera ricca di Azoto e Metano ricorda le condizioni primordiali della nostra Terra. La NASA ha presentato una proposta di inviare un mezzo da sbarco, per galleggiare su uno dei laghi oleosi del pianeta.

Articolo a cura di Eclissi del Mondo


Read more: http://eclissidelmondo.blogspot.com/2012/03/scoperto-ossigeno-su-dione-satellite-di.html#ixzz1oKCr1IYs

venerdì 2 marzo 2012

Nebulosa Di Orione


Astronomi Vedono le Stelle Cambiare Davanti ai Loro Occhi nella Nebulosa di Orione



Nuova vista della nebulosa di Orione che mette in evidenza molte stelle nascoste tra il gas e la polvere.
Credit: NASA/ESA/JPL-Caltech/IRAM

Grazie agli sforzi congiunti dei team dietro i due maggiori osservatori spaziali ad infrarossi, Herschel e Spitzer, siamo riusciti ad ottenere questa nuova straordinaria vista della Nebulosa di Orione. I differenti colori riflettono le differenti lunghezze d'onda della luce infrarossa che sono state catturate dai due osservatori spaziali, e combinando le loro osservazioni, gli astronomi possono ottenere un'immagine più completa della formazione stellare. Ed infatti, gli astronomi sono persino riusciti a intravedere giovani stelle nella nebulosa di Orione che cambiavano proprio sotto i loro occhi, durante un periodo di solo qualche settimana!

Gli astronomi del team di Herschel hanno mappato la regione del cielo una volta a settimana per 6 settimane tra l'inverno e la primavera del 2011. Notate la collana di stelle nella parte centrale dell'immagine? In quelle poche settimane, c'è stato un cambio discernibile nelle stelle, che si sono prima riscaldate e poi raffreddate. Gli astronomi si sono chiesti se queste stelle erano in realtà nella fase in cui passano da embrioni stellari a diventare delle stelle vere e proprie.
Per monitorare l'attività delle protostelle, la Photodetector Array Camera, ed il Spettrometro di Herschel, hanno osservato la nebulosa nelle lunghezze d'onda più lunghe dell'infrarosso, rintracciando così le particelle di polvere più fredde. Spitzer invece ha guardato alla polvere più calda e le radiazioni a lunghezze d'onda più corte. In questi dati, gli astronomi hanno notato che diverse stelle giovani variavano nella loro luminosità di oltre il 20% in solo poche settimane!
E dato che questo scintillio proviene da materiale freddo che emette luce infrarossa, il materiale dev'essere lontano dal centro caldo della giovane stella e probabilmente proviene dalle zone esterne del disco o dal gas che la circonda. A questa distanza, dovrebbe volerci da anni a secoli perché il materiale cada a spirale verso la stella crescente, non dovrebbero esserci effetti visibili solo in poche settimane.
Secondo gli astronomi ci sono già un paio di possibili spiegazioni. Una possibilità è che filamenti globulosi di gas sono scese a spirale dalle regioni esterne fino alla stella, riscaldando temporaneamente l'oggetto ogni volta che un globulo colpisce il disco interno. O, potrebbe darsi che del materiale occasionalmente si accumula nella zona interna del disco e getta un'ombra sulla parte esterna.
"La straordinaria sensibilità di Herschel apre tante nuove possibilità di studio per gli astronomi perché possano indagare la formazione stellare, e siamo molto eccitati di essere riusciti a osservare una variabilità breve in proto-stelle nella nebulosa di Orione" ha spiegato Nicolas Billot, astronomo dell'IRAM (Istituto di Radioastronomia Millimetrica), Granada, Spagna, che sta preparando una pubblicazione completa sulle scoperte fatte. "Ulteriori osservazioni con Herschel ci aiuteranno ad identificare i processi fisici responsabili per questa variabilità."
http://www.nasa.gov/mission_pages/herschel/news/herschel20120229

venerdì 17 febbraio 2012

Tau Ceti : Minaccia al Genere Umano

Secondo un gruppo di nostri lettori, il sistema planetario di Tau Ceti ospiterebbe vita intelligente. La stella in questione è una delle più prossime al Sole distando soltanto 12 anni luce ed è, inoltre, simile al nostro astro per masse e classe spettrale. Per questo motivo da anni è una delle stelle più studiate ed 'ascoltate' dai radiotelescopi del SETI vista la altissima probabilità di trovare un pianeta abitabile con vita intelligente evoluta. Per adesso è stato ipotizzata soltanto l'esistenza di un grande pianeta gassoso di tipo gioviano ma dalla mail di Vito, nostro lettore, si può supporre che ci siano altri pianeti, o altri satelliti, in cui la vita ha generato intelligenze evolute di vario tipo. A sostenere la sua ipotesi sono altri tre suoi amici, anche loro nostri lettori, i quali hanno studiato insieme a lui le sue esperienze.


Ecco un estratto della prima Mail di Vito.


'Le adduzioni avvenivano da sempre. Questi esseri comparivano nella mia stanza aprendo varchi nel muro, nel soffitto... entravano nella mia stanza ed le mie richieste d'aiuto erano inascoltate dai miei familiari. Mia sorella dormiva con me, nella mia stanza, eppure ogni volta che loro venivano lei non c'era. La sensazione che fosse tutto un sogno non ha mai lambito la mia mente.
Vengono da Tau Ceti ed io li chiamo Minotauri: sono alti circa quattro metri, si spostano su due o quattro zampe e la loro testa ricorda quella di un bovino. Possiedono una tecnologia super avanzata che permette loro di portare avanti la ricerca dell'Anima, sia di mantenere una guerra millenaria contro le altre razze del loro sistema natale.
I Minotauri sono in guerra contro le altre sei civiltà autoctone del sistema. Queste civiltà sono tutte molto evolute ed in guerra fra loro ma, a differenza dei minotauri, non hanno intrapreso la ricerca della vita eterna e dell'anima che noi umani abbiamo.'

Minotauro abitante di Tau Ceti. Nella mitologia greca era figlio del Toro di Creta e di Pasifae, Regina di Creta, moglie di Re Minosse il quale non volle sacrificare il Toro alla divinità Poseidone la quale scatenò sul reggente la sua vendetta. Poseidone fece si che Pasifae provasse un attrazione sessuale irresistibile nei confronti del Toro. La Regina indossò una vacca di legno cava, ottenuta grazie all'aiuto di Dedalo, per ottenere un rapporto sessuale col toro. Da questa bizzarra e tanto mai bramata unione nacque Minotauro.
Una spiegazione molto distante dalla versione di Vito che, comunque, ci ha promesso altre mail informative.

martedì 7 febbraio 2012

Apophis? Ci pensa l’ Europa

Contro gli asteroidi pericolosi per la Terra scende in campo anche l’Unione Europea. La Commissione di Bruxelles ha infatti stanziato una somma di 4 milioni di euro per uno studio della durata di tre anni e mezzo e battezzato NeoShield. La settimana scorsa il gruppo di tredici scienziati di vari Paesi che coordinano l’operazione si è riunito a Berlino per discutere in contenuti. Lo scopo è analizzare tre tipi di intervento per deviare la traiettoria del corpo celeste evitando che cada sul nostro pianeta.
Il primo metodo considerato è l’invio di una sonda spaziale da far schiantare sull’asteroide o sulla cometa: l’impatto provocherebbe uno spostamento. In tale direzione era orientato anche lo studio dell’Esa «Don Chisciotte» elaborato da qualche anno. Il secondo metodo è noto come «trattore gravitazionale». La sonda si avvicinerebbe e la forza gravitazionale espressa dalla sua massa attirerebbe il corpo celeste deviandone la corsa. In questo caso i tempi sono lunghi; per ottenere effetti utili sarebbero necessari persino alcuni anni date le deboli forze in gioco. Il terzo metodo all’esame è quello più contestato e il meno accettato perché immagina di far esplodere sull’asteroide o nelle vicinanze un ordigno nucleare che lo annienti. I soli problemi del lancio fanno venire i brividi, anche se ci sono pronti nei silos di tutte le superpotenze centinaia di missili già caricati con armi nucleari.
Tutte e tre le ipotesi sono già ampiamente analizzate da qualche anno sia negli Stati Uniti (se ne occupa persino il Pentagono) che in Russia e quindi sarà interessante vedere che cosa di nuovo propongono i ricercatori europei. Gli interessi sono concentrati in prospettiva verso un intervento sull’asteroide Apophis che incrocerà l’orbita terrestre il 13 aprile 2036. Ma al di là di questo obiettivo, il problema esiste più in generale perché finora gli asteroidi censiti che si avvicinano alla Terra sono 8.550 mentre quelli superiori al chilometro di diametro sono 840. Ma bisogna tener conto che talvolta si scoprono all’improvviso corpi vicini prima sconosciuti e sfuggiti a ogni osservazione. È accaduto anche la settimana scorsa e il piccolo asteroide è transitato a 60 mila chilometri da noi, quindi ben al di sotto dell’orbita lunare. Quindi che sia necessario fare qualcosa è fuor di dubbio.

venerdì 27 gennaio 2012

NON SIAMO SOLI!!!!!

Una notizia sconvolgente è circolata oggi proveniente dalla Russia, dove lo scienziato Leonid Ksanfomaliti ha mostrato una foto presa da una sonda sovietica su Venere nel 1982 che mostrerebbe una presunta forma di vita aliena. Sembra una notizia di fantascienza ma le foto esistono e se la loro veridicità dovesse essere confermata finalmente l’umanità sarebbe venuta in possesso di una prova che mostrerebbe l’esistenza di altre forma di vita nell’universo.
Aveva sollevato la questione un articolo pubblicato nella rivista Russian Solar System Research dove veniva spiegato che una sonda sovietica avrebbe appunto catturato immagini di possibili forme di vita su Venere. L’articolo è stato preparato da Leonid Ksanfomaliti in persona, scienziato dell’Istituto di Ricerca Russo, che ha tracciato un’analisi dettagliata di un video di 126 minuti filmato dalla sonda su Venere.
“Senza tornare alla convinzione presente per cui la vita sarebbe impossibile su Venere a queste condizioni, possiamo tranquillamente fare un respiro profondo e sostenere che le caratteristiche morfologiche delle immagini ci inducono a credere che certi oggetti ripresi sulla superficie del pianeta avrebbero qualità di esseri viventi”, ha commentato il ricercatore ai microfoni di Russia Today.
Nell’articolo sarebbero stati menzionati tre distinti oggetti, uno a forma di disco, una macchia indefinita nera e qualcosa di somigliante a uno scorpione. Il ricercatore Ksanfomaliti ha sostenuto che l’oggetto, che misurerebbe tra 0,1 e 0,5 metri, sarebbe in costante movimento rendendo difficile spiegare il tutto solo come semplici problemi tecnici. In particolare avrebbe destato stupore che le immagini dello scorpione sarebbero state registrate per 26 minuti prima di scomparire nel nulla. Lo scienziato aveva solo una vaga idea del video ma aveva deciso di rimanere in silenzio non divulgando le foto fino a oggi, quando basandosi su una nuova ondata di ricerche dedicate allo studio di potenziali forme di vita aliene fuori dal nostro sistema solare, ha deciso di riprenderle in mano. Lo scienziato avrebbe anche promesso di pubblicare ulteriori risultati delle sue ricerche nei prossimi articoli.
Ovviamente il mondo scientifico non ha prestato credito alla scoperta dello scienziato, soprattutto perchè le forme di vita fin qui conosciute sarebbero in grado di sopravvivere a una temperatura massima di 150 gradi mentre per loro sarebbe impossibile rimanere in vita a una temperatura, come quella su Venere, superiore ai 500 gradi. Una delle voci critiche è quella di Jonathan Hill, scienziato del centro di controllo della missione marziana Nasa presso l’Università dell’Arizona. Secondo Hill le immagini a maggiore risoluzione mostrerebbero che l’oggetto in questione sarebbe in realtà un componente meccanico e non una creatura vivente. Secondo la Nasa quindi sarebbero solo pezzi della sonda stessa. Bufala o no, coloro che hanno sempre sognato un incontro ravvicinato con gli et possono iniziare a sognare.
Fonte: Link

martedì 24 gennaio 2012

Le Dune di Titano

Le Dune di Titano


Titano come Arrakis, il pianeta di Dune, capolavoro di fantascienza di Frank Herbert. Ma anche Titano come la Terra, considerata l’incredibile somiglianza fra le dune sabbiose della grande luna di Saturno e quelle presenti nei deserti della Namibia o dell’Arabia Saudita. Una somiglianza che non va però molto oltre la forma. Le dune di Titano, che coprono circa il 13% della superficie della luna e si estendono per oltre 10 milioni di chilometri quadrati (un’area che corrisponde più o meno a quella del Canada), sono infatti molto più grandi di quelle terrestri: larghe uno o due chilometri, lunghe centinaia di chilometri e alte attorno ai 100 metri. Diverso è anche il materiale che le compone: non silicati, bensì idrocarburi solidi, che precipitando dall’atmosfera si aggregano, seguendo un processo non ancora compreso dagli scienziati, in granelli di dimensioni millimetriche. E diverse lo sono pure tra loro, influenzate a quanto pare dall’ambiente in cui sorgono.
Grazie ai dati del radar a bordo della sonda NASA-ESA-ASI Cassini, un team di ricercatori guidato da Alice Le Gall, del Laboratoire Atmosphères, Milieux, Observations Spatiales (LATMOS-UVSQ) di Parigi e del Jet Propulsion Laboratory della NASA, ha infatti scoperto che la dimensione delle dune di Titano dipende da almeno due fattori geografici: l’altitudine e la latitudine.
Partiamo dall’altitudine. Le principali distese di dune si trovano per lo più in basso, nelle zone di pianura. Le dune ad alta quota tendono a essere più strette, maggiormente distanti l’una dall’altra e con una copertura sabbiosa più sottile, come se ad altitudini elevate ci fosse meno sabbia rispetto a quella disponibile in pianura. Quanto alla latitudine, su Titano le dune sono confinate alla fascia equatoriale, fra i 30° sud e i 30° nord. Con un’asimmetria: nell’emisfero settentrionale tendono a essere, come ad alta quota, più strette e maggiormente distanti l’una dall’altra rispetto a quanto non accada alle latitudini più a sud.
Un’asimmetria, quest’ultima, che gli scienziati attribuiscono all’ellitticità dell’orbita di Saturno. Le stagioni, su Titano, dipendono dall’orbita percorsa da Saturno attorno al Sole. Poiché questa impiega circa 30 anni terrestri, la durata media di una stagione, su Titano, è di 7 anni abbondanti. A causa della leggera ellitticità dell’orbita di Saturno, però, non tutte le stagioni sono uguali: nell’emisfero sud di Titano, per esempio, le estati sono più brevi e più intense. Questo comporta che, nelle regioni meridionali, l’umidità che si registra in superficie – dovuta alla presenza nel terreno di vapori d’etano e metano – sia inferiore. E i grani di sabbia, essendo più asciutti, sono anche più soggetti a essere trasportati dal vento, formando così le dune con maggiore facilità.
Lo strumento di Cassini protagonista di questa scoperta, il radar multimodo, è stato sviluppato grazie a una collaborazione fra il Jet Propulsion Laboratory della NASA e l’ASI, l’Agenzia Spaziale Italiana.A cura di Redazione Media INAF

Foto in Alto:A sinistra, Belet e Fensal, due diverse distese di dune su Titano, fotografate dal radar a bordo di Cassini. A destra, due distese simili presenti sulla Terra, a Rub' al-Khali, in Arabia Saudita. La regione di Fensal si trova a latitudini e altitudini maggiori rispetto a Belet, e si può notare chiaramente come le dune siano più sottili e intervallate da zone più ampie e luminose. Crediti: NASA/JPL–Caltech/ASI/ESA, USGS/ESA 
Fonte:http://www.media.inaf.it/2012/01/23/il-doppio-volto-delle-dune-di-titano/

sabato 14 gennaio 2012

La sonda Phobos-Grunt ci cadrà in testa, oramai è questione di giorni.


Una brutta fine attende la sonda Phobos-Grunt, lanciata dall’Agenzia Spaziale Russa lo scorso  8 novembre, alla volta di Phobos, uno dei due satelliti di Marte. Quella in alto (a sinistra) è una foto scattata da terra alla sonda in orbita, dall’astrofilo olandese Ralf Vandebergh.
La sonda avrebbe dovuto raccogliere dei campioni di suolo di Phobos (“grunt” in russo significa appunto “suolo”) e riportarlo a terra per essere poi analizzato.
Purtroppo, fin dalle sue prime fasi dopo il lancio, si sono susseguiti una lunga serie di problemi che hanno portato alla perdita di ogni contatto con la sonda che, a quanto pare, sta progressivamente perdendo quota e rientrerà inesorabilmente in atmosfera.
Nel momento in cui vi scrivo l’impatto in atmosfera è previsto, approssimativamente, per il 15 o il 16 gennaio, anche se al momento non è possibile sapere dove cadrà.


Vito Lecci

domenica 11 dicembre 2011

La NASA individua ufficialmente il primo pianeta adatto alla vita



e' tato identificato per la prima volta un pianeta che potrebbe avere acqua liquida e quindi ospitare, forse, la vita. Si chiama Kepler 22b, poco più di due volte più grande della Terra e con un anno di 290 giorni, il primo pianeta conosciuto a trovarsi alla distanza giusta dal suo Sole.


La ricerca, realizzata da un gruppo della Nasa e pubblicata su The Astrophysical Journal, è "una pietra miliare lungo la strada per trovare il gemello della Terra", secondo Douglas Hudgins, uno dei responsabili Nasa della missione Kepler, un programma per la ricerca di pianeti al di fuori del sistema solare. Secondo i ricercatori Kepler-22b orbiterebbe attorno alla propria stella a una distanza del 15% inferiore a quella della Terra dal Sole e riceverebbe una quantità di calore giusta per mantenere sulla sua superficie una temperatura media (circa 22 gradi) tale da permettere l'esistenza di acqua liquida in superficie.

Anche se i ricercatori non hanno potuto ancora appurare se Kepler-22b abbia una composizione di genere rocciosa, come Terra o Marte, oppure gassosa, come Giove o Nettuno, la sua individuazione è un importantissimo passo in avanti verso la ricerca di pianeti simili alla Terra. La presenza di acqua liquida è una delle caratteristiche ritenute più importanti per poter ospitare la vita ma mantenere una grande quantità d'acqua in forma liquida è una condizione ritenuta "difficile", in quanto dipende da una combinazione di molti diversi fattori di cui il più importante è la sua orbita in una ben limitata distanza dalla sua stella.

"Siamo stati molto fortunati a identificare questo corpo celeste", ha spiegato William Borucki, uno dei responsabili di Kepler al Centro di Ricerca Ames a Moffett Field, in California. "Abbiamo osservato il suo transito appena tre giorni dopo aver iniziato le osservazioni". Lo strumento principale del satellite Kepler è infatti uno sensibilissimo fotometro in grado di misurare le piccole variazioni della luminosità delle stelle lontane causate dell'eventuale transito (e quindi parziale oscuramento) di possibili pianeti.

La missione Kepler, lanciata dall'agenzia spaziale americana nel 2009, deve il nome al celebre astronomo Johannes Kepler autore delle leggi del moto dei pianeti ha identificato altri 54 candidati pianeti che orbiterebbero nella fascia abitabile. Kepler 22b è però il primo tra questi la cui orbita è stata confermata anche da telescopi e osservatori da Terra.

Fonte: http://centroufologicoionico.blogspot.com/2011/12/la-nasa-individua-ufficialmente-il.html

sabato 24 settembre 2011

Clamoroso: al CERN superata la velocità della luce


Clamoroso: al CERN superata la velocità della luce
Se confermata la notizia sarebbe di portata imprevedibile, una notizia tale che scombussolerebbe la fisica come noi la conosciamo.
Secondo la notizia ripresa in Italia dall'ANSA,"i neutrini superano la velocita' della luce. Lo dimostra, a quanto si apprende, l'esperimento Cngs, nel quale un fascio di neutrini viene lanciato dal Cern di Ginevra e raggiunge i Laboratori Nazionali del Gran Sasso, dell'Infn. La conferma ufficiale del Cern arrivera' forse domani. Se confermato il risultato rompera' uno dei capisaldi della fisica contemporanea, quello dell'impossibilita' di superare la velocita' della luce, previsto dalla Teoria della Relativita' di Albert Einstein".
Nell'articolo, riportato dall'ANSA, ci sono le dichiarazioni dell'astrofisica Margherita Hack, la quale sconvolta da questo esperimento afferma: "oggi per esempio si ritiene che sia impossibile percorrere le enormi distanti cosmiche che separano un sistema solare da un altro a causa dell'impossibilità di superare la velocità della luce". In poche parole, afferma all'ANSA, questo esperimento aprirebbe anche scenari da fantascienza.
Anche la BBC approfondisce la questione, intervistando Antonio Ereditato uno degli scienziati coinvolti nell'esperimento.
Ereditato ha cosi dichiarato: "Abbiamo cercato di trovare tutte le spiegazioni possibili su ciò. Abbiamo voluto trovare un errore, errori banali, più complicati o effetti sgradevoli, ma non abbiamo trovato nulla".
Inoltre ha affermato: "quando non si trova nulla poi dici: bene, ora sono costretto ad uscire e chiedere alla comunità scientifica di esaminare tutto ciò".
Poi conclude e dice: "il mio sogno sarebbe che un altro, indipendente esperimento trovi la stessa cosa. Ne sarei sollevato. Non stiamo affermando le cose, vogliamo essere solo aiutati dalla comunità scientifica a comprendere il nostro pazzo risultato - perchè è pazzo. E, naturalmente, le conseguenze possono essere molto serie".
Aggiornamento importante: c'è la conferma ufficiale, riportata nella mattinata di oggi dall'agenzia ANSA delle ore 08:34. La velocità della luce è stata superata.
Fonte: http://centroufologicoionico.blogspot.com/2011/09/clamoroso-al-cern-superata-la-velocita.html

venerdì 24 giugno 2011

il mistero delle sonde Pioneer


L’Anomalia del Pioneer: mistero risolto?Il fly-by del Pioneer 10 con il pianeta Giove in un’immagine fantastica. Cortesia NASA.Per oltre un decennio, l’anomalia del Pioneer è stata un problema aperto, una sorta di domanda senza risposta nell’ambito della fisica. L’esistenza di un’apparente accelerazione costante dovuta al Sole registrata sulle due sonde spaziali Pioneer 10 e 11 fu rilevata per la prima volta nel 1998 da un team di scienziati del Jet Propulsion Laboratory (JPL) di Pasadena, (California) e pubblicata sul Phusics Revew Letter [1]. L’anno successivo questa anomala accelerazione fu studiata in maggior dettaglio, ottenendo per essa un valore costante pari a (8.74 ± 1.33) × 10 ^(− 10) m/s ^2 [2].
Gli scienziati e i tecnici della NASA monitorarono costantemente la posizione delle due sonde spaziali utilizzando l’effetto Doppler. In particolare, l’astronomo John Anderson negli anni Ottanta ideò un algoritmo matematico in grado di utilizzare le trasmissioni radio tra le sonde Pioneer e il nostro pianeta per studiare gli effetti gravitazionali nelle regioni periferiche del nostro sistema solare interno (interno nel senso che ci limitiamo a considerare il nostro sistema solare costituito solo dai pianeti e trascuriamo tutto quello che sta oltre l’orbita di Nettuno, che fa ancora parte del nostro Sistema Solare e che comprende la Fascia di Kuiper e la Nube di Oort). Durante queste misurazioni, si osservò un’anomalia nei calcoli, una sorta di discrepanza tra l’effetto Doppler previsto dall’algoritmo di Anderson e la misurazione dei segnali radio delle due sonde. Da questa discrepanza emerse che i due Pioneer sembravano decelerare rispetto a quanto previsto dall’algoritmo di Anderson.
Per spiegare la decelerazione, si ipotizzò la presenza di grosse quantità di materia oscura, mai stata rilevata, nella zona più esterna del sistema solare, cioè al di là della fascia principale degli asteroidi, che tendeva a rallentare le due sonde. Un’altra ipotesi fu quella di ricorrere alla teoria del MOND (MOdified Newtonian Dynamics), ossia una teoria che afferma che la legge di gravitazione universale potrebbe non essere in realtà così universale e applicabile a tutti gli oggetti dell’universo come finora si è ipotizzato. In questa teoria viene introdotta una nuova costante, a(0), che ha le dimensioni di un’accelerazione e che modifica la legge di gravitazione universale di Newton per valori di accelerazioni molto piccoli. Questo comporta che la meccanica classica, quella newtoniana, funziona solo nel limite di accelerazioni grandi, superiori ad a(0), mentre per accelerazioni molto più piccole di a(0) interviene questa teoria modificata.
Sia la materia oscura che la teoria del MOND non riuscivano a spiegare questa discrepanza rilevata. Non erano state comunque escluse fattori tecnici, come un guasto o un malfunzionamento o un’anomalie della strumentazione delle sonde.
Si pensò allora che responsabile di questa decelerazione fosse il reattore SNAP-19 carico di qualche chilo di Plutonio 238 che alimentava entrambe le sonde e che poteva venir irradiato nello spazio in direzione opposta al moto delle sonde, producendo il rallentamento misurato. Ma si constatò che questo non poteva sussistere, dato che la spinta prodotta dal reattore avrebbe dovuto diminuire nel corso del tempo, anno dopo anno, non nel modo calcolato dai ricercatori.Rappresentazione artistica del Pioneer 11 mentre compie il suo fly-by con Saturno. Cortesia NASA. Disponibile sul sito: Interstellar Spaceships and probes: http://privat.bahnhof.se/wb671350/space.html .
In un lavoro pubblicato da F. Francisco  dell’Instituto  de  Plasmas  e  Fus˜ao  Nuclear, Instituto  Superior  Técnico di Lisbona e dai suoi colleghi il 27 marzo 2011 (“Modelling the reflective thermal contribution to the acceleration of the Pioneer spacecraft“, Fonte:http://arxiv.org/abs/1103.5222) si afferma che i calcoli di Anderson degli anni Ottanta non erano corretti, perché non tenevano conto del calore riflesso dalle diverse parti che costituiscono le due sonde (effetti termici, come vengono chiamati). La radiazione generata dal reattore viene irradiata nello spazio ma anche riflessa dalle diverse componenti delle due sonde.
Utilizzando un nuovo algoritmo per calcolare i riflessi di luce su un oggetto tridimensionale, il team di Francisco è stato in grado di calcolare la quantità di calore emesso dal compartimento dell’equipaggiamento e a tener conto dei riflessi della radiazione termica contro la parete posteriore dell’antenna principale. Dato che quest’ultima punta verso il Sole e le sonde si stanno allontanando da esso, il calore riflesso rallenterebbe le due sonde Pioneer. Il valore della decelerazione, o anomalia del Pioneer, tornerebbe con quest’ultimo valore.
Nella parte conclusiva dell’articolo si legge: “With the results presented here it becomes increasingly apparent that, unless new data arises, the puzzle of the anomalous acceleration of the Pioneer probes can finally be put to rest” (traduzione: “Con i nostri risultati presentati qui, diventa sempre più chiaro che, a meno che non emergano nuovi dati, il mistero dell’accelerazione anomala delle sonde Pioneer possa essere considerato risolto“).
Le due traiettorie del Pioneer 10 e 11 nel sistema solare interno. Cortesia NASA.La rappresentazione delle traiettorie delle due sonde Pioneer 10 e 11. Cortesia NASA.Le due sonde Pioneer 10 e 11 furono lanciate quasi quarant’anni fa, la prima il 2 marzo 1972 e la seconda il 5 aprile 1973. Il Pioneer 10 fu la prima sonda spaziale ad oltrepassare la fascia principale degli asteroidi compresa tra Marte e Giove (con oltre 35 000 oggetti osservati) e la prima ad avere un incontro ravvicinato con Giove, il pianeta più grande del nostro sistema solare.
L’ultimo segnale dalla sonda Pioneer 10 raggiunge la Terra il 23 gennaio 2003 e numerosi furono i tentativi successivi di ripristinare il contatto, l’ultimo dei quali tra il 3 e il 5 marzo 2006, senza alcun risultato. Il Pioneer 10 si sta muovendo attualmente in direzione della stella Albebaran, una gigante rossa che forma l’occhio del Toro nell’omonima costellazione. Aldebaran è a circa 68 anni luce di distanza dal Sole (un anno luce è la distanza che percorre la luce in un anno alla velocità di quasi 300 000 chilometri al secondo) e il Pioneer impiegherà oltre due milioni di anni per raggiungerla.
Il Pioneer 11 fu la prima sonda a compiere un fly by con Saturno nel 1979. Non sono stati più possibili più contatti con essa dal 30 settembre 1995, cioè da quando non si è più trovata lungo la linea di vista con la Terra. Il Pioneer 11 si muove nella direzione individuata dalla Costellazione dell’Aquila, che si trova a nord-est della costellazione del Sagittario, e transiterà vicino ad una di queste stelle dell’Aquila fra circa 4 milioni di anni [3].
E’ sicuramente un risultato interessante quello ottenuto da Francisco e i suoi colleghi che verrà ora preso in considerazione dalla comunità scientifica. Se tale conclusione verrà accettata, avremmo compiuto un passo in avanti nell’identificare un effetto di cui si dovrà tener conto nelle future missioni spaziali.
L’anomalia del Pioneer un decennio più tardi ha dato i suoi frutti.Basato sull’articolo: “Modelling the reflective thermal contribution to the acceleration of the Pioneer spacecraft” F. Francisco, O. Bertolami, P.J.S. Gil e J.Pàramos, arXiv:1103.5222v1 [physics.space-ph]. Fonte ArXiv:http://arxiv.org/abs/1103.5222 .  Scaricabile su questo sito oppure direttamente, cliccando su:http://arxiv.org/PS_cache/arxiv/pdf/1103/1103.5222v1.pdf[1] Indication, from Pioneer 10/11, Galileo, and Ulysses Data, of an Apparent Anomalous, Weak, Long-Range Acceleration, J.D. Anderson, P.A. Laing, E.L. Lau, A.S. Liu, M.M.Nieto e S.G.Turyshev, Phys. Rev. Lett. 81, 2858–2861 (1998) Fonte:http://prl.aps.org/abstract/PRL/v81/i14/p2858_1[2] Study of the anomalous acceleration of Pioneer 10 and 11, J. D. Anderson, P. Laing, E. Lau, A. Liu, M. M. Nieto e S. G. Turyshev, Phys. Rev. D 65, 082004 (2002). Fonte:http://prd.aps.org/abstract/PRD/v65/i8/e082004[3] Fonte NASA-Pioneer:http://www.nasa.gov/centers/ames/missions/archive/pioneer.htmlSabrina

sabato 18 giugno 2011

ZODIACO



Migliaia di anni fa gli antichi astronomi divisero il firmamento in 12 sezioni,e adoperarono gli stessi simboli e gli stessi nomi di fantasia che usiamo anche oggi.I Greci chaiamarono tutto ciò zodiaco.E oggi le posizioni del Sole e della Terra nel giorno di nascita di una persona vengono usate per determinare il segno astrologico che serve a tracciare il quadro caratteriologico della persona e a formulare un oroscopo particolareggiato.Si tratta di pratiche molto diffuse e divertenti,prive però di qualsivoglia appiglio scientifico.L'astrologia si è dunque parecchio allontanata dalle sue radici.Se riandiamo indietro,ai tempi dei Sumeri e degli Egizi,troviamo che lo zodiaco apparteneva a tutt'altra disclipina.Non sussistono infatti dubbi:queste antiche civiltà usavano i segni dello zodiaco in ambito scientifico.Per quanto possa sembrarci incredibile,ormai è assodato che gli antichi conoscevano il ciclo di 25.920 anni delle precessioni degli equinozi,e che lo dividevano in 12 periodi di 2160 anni ciascuno.Come facciamo a esserne certi?Il sistema matematico sumero era stato attentamente organizzato intorno al numero 3600,cosicchè il suo numero più elevato-12.960.000-era eguale a esattamente 500 cicli precessionali di 25.920 anni.Mentre 25.920 anni rappresentano 360° del cerchio celeste,2160 anni ne rappresentano i 30°,e 72 anni appena un grado.Il numero 72 ha dunque una particolare importanza e la rilevanza in un'antica leggenda egiziana a suggerito che anche gli egizi erano a conoscenza del sistema precessionale.La leggenda e quella di Osiride,laddove 72 cospiratori agli ordini di Seth complottano per uccidere Osiride.I Testi delle Piramidi risalenti a 4000 anni fa evidenziano inconfondibili conoscenze astronomiche e che i numeri 72,2160 e 25920 significavano tutti il concetto del Ritorno Eterno,e le transizioni da una casa zodiacale all'altra.Il caos intervenuto in Egitto con il crollo del Vecchio Regno,coincise con il termine dell'Era del Toro e l'inizio di quella dell'Ariete.Gli astronomi moderni datano l'Era del Toro al 4360-2200 a.C.,il periodo in cui ebbe inizio la civiltà egizia.Agli esordi i faraoni egiziani veneravano appunto il toro.Poi in seguito al grande disordine del Primo Periodo Intermedio,in Egitto prese l'avvio una nuova epoca(2000 a.C.).I faraoni cominciarono a raffigurare sfingi con teste di ariete,riferite all'Era dell'Ariete che era da poco iniziata.I monumenti dell'antico Egitto testimoniano dunque la conoscenza della precessione.Colpisce apprendere che l'ariete egiziano aveva una sua controparte in Sumer.Una delle più rilevanti scoperte fatte nella città reale sumera di Ur è il cosidetto Ariete nel boschetto,ma a un attento esame questo ariete risulta coperto di piume.Va dunque inteso come il simbolo di un dio in attesa dell'Era dell'Ariete,una interpretazione coerentissima con i testi sumeri risalenti al 2100 a.C. circa,che descrivono segni di imminenti invasioni da occidente.Inoltre,poco dopo il 200 a.C.,la diffusione dei riti che vedevano il sacrificio di tori voleva significare in modo simbolico che finalmente si era conclusa l'Era del Toro.Quale possibile importanza poteva avere un'era zodiacale di 2160 anni per l'uomo che stava entrando in nuove civiltà?E' un interrogativo apparentemente senza risposta.Dunque,risulta inevitabile concludere che lo zodiaco era stato elaborato non dall'uomo ma dagli dei per loro uso e consumo.Un ragionamento,questo,sostenuto da ciò che possiamo avere appurato.Sebbene lo zodiaco sia dapprima comparso a Sumer dopo il 3800 a.C.,ci sono degli studi che ne dimostrano l'esistenza precedente.Una tavoletta sumera elenca le costellazioni zodiacali cominciando dal Leone,il che induce a pensare a un'origine parecchio anteriore,databile all'11000 a.C. quando l'uomo era a malapena un agricoltore(la tavoletta si trova presso il Berlin Vonderasiatisches Museum).Inoltre il numero 12,impiegato per dividere il ciclo precessionale nelle 12 case dello zodiaco,si basava sui 12 corpi del sistema solare.Conoscenze,queste,non scoperte dall'uomo ma concesse dai suoi dei.Lo zodiaco nella sua accezione astronomica,sia un orologio stellare che oltre tutto ci aiuta a datare il Diluvio,la Sfinge e le Piramidi.
Il Diluvio c'è stato qualcosa come 13000 anni fa,secondo i moderni astronomi,l'era zodiacale che allora ebbe inizio era quella del Leone.Se uno dei nostri remoti antenati avesse voluto tramandare a noi la data approssimativa del Diluvio,quale metodo migliore poteva scegliere se non quello di collegare l'evento alla posizione delle stelle nell'Era del Leone?In proposito sono venuti alla luce due indizi.Il primo affiora dagli antichi riti babilonesi di Capodanno,dove ci si riferiva alla costellazione del Leone che misurava le acque dell'abisso.L'altro presente in una tavoletta cuneiforme,si riferisce al Diluvio come a un fenomeno concomitante con la presenza del pianeta Nibiru nella costellazione del Leone.E' possibile che la grande Sfinge egiziana, costruita con un corpo di leone,voglia indicare la prima era dello zodiaco(10900-8700 a.C.)?Le documentazioni geologiche provano come la Sfinge sia stata costruita tra i 9000 e gli 11000 anni fa.Abbiamo cosi' potuto capire che questa scultura,del tutto scollegata dal resto della cultura egizia,può essere stata opera degli dei.Abbiamo anche visto come la Sfinge era allineata con la base spaziale nella penisola del Sinai,a sua volta geometricamente in rapporto con un centro di controllo a Gerusalemme.A sua volta Gerusalemme era geograficamente protetta da Gerico che,stando agli archeologi,fu fondata nell'8000 a.C.Quindi,i dati cronologici che si riferiscono a Gerico e alla Sfinge si sostengono a vicenda,con datazioni comprese tra l'8000 e il 9000 a.C.Potrebbero le piramidi di Giza risalire a quella stessa epoca?L'assenza in esse di danni prodotti dal Diluvio indica che sono state erette dopo il cataclisma dell'11000 a.C.D'altra parte,l'iniziale rotta di volo,di cui le piramidi erano una componente chiave,era precedente alla più recente base spaziale con la quale la Sfinge stava allineata lungo il 30° parallelo.Pertanto,le piramidi debbono risalire a prima del 9000-8000 a.C.,ma non prima dell'11000 a.C.,il che restringe notevolmente l'arco di tempo da prendere in considerazione.Gli esperti sono sempre stati ossessionati dal proposito di attribuire la data delle piramidi all'epoca di Cheope.Qualsiasi tentativo di suggerire una data più antica viene accolta da sorrisetti sarcastici e dall'asserzione che in tempi più antichi non c'era in Egitto nessuno in grado di erigere le piramidi,e gli archeologi che vanno controcorrente si trovano emarginati.Tutto ciò significa che indizi importanti riferibili all'origine delle piramidi vengono continuamente trascurati.Questi indizi comprendono un'iscrizione che attribuisce la piramide a Iside,una dea il cui regno è fatto risalire,da Manetone,al 10000 a.C.;e l'inattesa scoperta di Robert Bauval e di Adrian Gilbert secondo cui nel 10450 a.C.,le tre piramidi di Giza erano tutte allineate esattamente con tre stelle della Fascia di Orione.Come abbiamo visto,la rotta di volo basata su Giza era stata fissata dagli dei subito dopo il Diluvio,in sostituzione della rotta antidiluviana che era stata resa impraticabile.Gli indizi assumono cosi' coerenza;il Diluvio è avvenuto intorno all'11000 a.C.,all'inizio dell'Era del Leone,proprio come indicano i testi sumeri;le piramidi sono state costruite poco tempo dopo,nel 10450 a.C.;e la Sfinge fu a sua volta costruita per segnare l'Era del Leone.Parrebbe dunque che la Sfinge dal corpo leonino è l'indizio più appariscente di quell'orologio stellare che venne adottato dagli dei,e che si basava sul ciclo precessionale terrestre:un'oscillazione probabilmente innescata proprio dal Diluvio.Come e perchè diventò necessario dividere il ciclo precessionale di 25920 anni in 12 case di 2160 anni ciascuna?E perchè Marduk credeva nel fatto che gli fosse stato promesso il dominio divino sopra Babilonia a iniziare dall'Era dell'Ariete?E perchè fu stipolato un accordo del genere?Dopo il diluvio il capo scienziato degli dei Enki, assunse il dominio dell'Egitto e dei territori africani.Era l'11000 a.C. Nibiru aveva appena incrociato la Terra e la sua forza gravitazionale aveva provocato un enorme spostamento degli oceani che si erano gonfiati per poi ricadere provocando una colossale ondata,la conseguenza fu la creazione,o quanto meno la modificazione,del moto oscillatorio della Terra,che determinò l'effetto precessionale quale lo conosciamo oggi.Affascinato dall'astronomia,e grande maestro delle scienze quale era,Enki si mise subito al lavoro per calcolare l'effetto che Nibiru aveva avuto sul moto terrestre.Come sappiamo,il ritardo delle stelle equivale a circa un grado ogni 72 anni.Quindi,nell'arco di 108 anni Enki poteva avere calcolato esattamente un grado e mezzo: abbastanza per poter fare un annuncio al consiglio degli dei.E si trattò di un annuncio piuttosto eclatante:il ciclo di 25920 anni che aveva scoperto corrispondeva ai cicli lunghi di Nibiru.Poi cosa accadde?Come abbiamo visto,la disputa per la successione tra Osiride e Seth,e l'occupazione di Canaan da parte di quest'ultimo,scatenarono un conflitto che vide Ninurta vittorioso sugli dei enkiti(LE GUERRE DELLA PIRAMIDE).Sappiamo dai antichi testi che questa guerra degli dei si concluse con una resa e una conferenza di pace.Una delle condizioni imposte dagli Enliliti riguardava l'affidamento del dominio sull'Egitto a Thoth(un pacifista).Quest'importante particolare ci consente di datare la guerra degli dei sulla base della storia dell'Egitto scritta da Manetone.Addizionando il regno di Thoth e dei suoi successori(5570 anni) alla data approssimativa dell'avvento di Menes,il primo faraone(3100 a.C.),la guerra degli dei può essere datata a circa l'8700 a.C.
Merita attenzione il fatto che la guerra degli dei sia avvenuta esattamente 2160 anni dopo l'annuncio di Enki riguardante il ciclo di 25920 anni.Può essere che Ninurta,il figlio di Enlil, abbia impiegato il sacro numero 12 e abbia dunque deliberatamente fatto in modo che la guerra coincidesse con un dodicesimo del ciclo celeste?Come abbiamo avuto modo di vedere a proposito di Osiride e Seth,il Diluvio aveva simbolicamente segnato l'avvio di una nuova era sulla Terra,un periodo nel quale gli dei più giovani,quali appunto Ninurta,palesarono ambizioni di potere.Gli dei più anziani si erano forse resi conto che era giunto per loro il momento di mettersi in disparte.Fù cosi',che il grande ciclo di 25920 anni venne diviso in 12 periodi:per dare a ciascuno degli dei più giovani,quelli delle prime due generazioni dopo Enlil ed Enki,un'equa opportunità di dominio.Enlil ed Enki erano gli dei più anziani,e fu Enlil a conservare il comando supremo sulla Terra,pur delegando ampiamente.Quanto ad Enki,essendo egli lo scopritore del ciclo precessionale,si indetificò con la prima casa zodiacale:adottò il segno del Leone,il re degli animali nei territori africani.Ne consegue che la Sfinge fu dedicata a Enki,in ricordo della guerra che si era conclusa a Giza poco dopo l'8700 a.C.Nonostante la decimazione del popolo e il saccheggio della Grande Piramide,si voleva che Enki rinunciasse a qualcosa ancora.Venne deciso che nessuno degli enkiti che aveva preso parte alla guerra avrebbe potuto governare l'Egitto.
Bastava?Un testo informa che Enki negoziò il diritto di ricostruire la propria città nei territori enliliti,e anche il diritto dei suoi discendenti di andare e venire a loro piacere.Ma ci fu forse un aspetto dell'accordo che non risulta nelle antiche cronache degli scribi?Un riferimento presente nel testo Lugal-e pare indicare che la resa degli Enkiti era legata a un futuro momento del destino.Si trattò di un accordo in base al quale Enki concedeva tre periodi zodiacali consecutivi di dominio agli Enliliti.Il momento del destino,vale a dire quello in cui il dominio sarebbe ritornato a Enki mediante il suo primogenito Marduk,era dunque assegnato a circa il 2000 a.C.
I segni zodiacali vedono l'epoca di Marduk seguire tre periodi zodiacali assegnati agli Enliliti?
Molti indizi possono essere decodificati adoperando i segni stessi,la storia conosciuta degli dei,e il significato che i Sumeri attribuivano a ciascuna era.La prima era,quella del Leone, veniva chiamata dai Sumeri UR.GULA."IL LEONE".Come abbiamo visto,rappresentava Enki.La dea Inanna che aveva sottratto i ME a Enki,era spesso ritratta dai suoi sostenitori intenta a cavalcare un leone,quasi a significare che aveva sottomesso l'imperiosa fiera.In Egitto Enki veniva chiamato Ptah,e la dea sua consorte Sekhmet era rappresentata con la faccia di una leonessa.L'Era del Cancro,che iniziò intorno all'8700 a.C.,venne simboleggiata dal granchio che i sumeri chiamavano DUB,che significa "pinze,tenaglie".Un nome che ben si adegua al ruolo guerresco di Ninurta figlio ed erede di Enlil,che vinse la Guerra della piramide e che fu anche il trionfatore di un precedente mitico scontro con un dio chiamato Ulikummi/Zu.Gli Egizi raffiguravano il segno del Cancro con lo scarabeo,indicando cosi' il ruolo che Ninurta doveva avere avuto nella costruzione degli spazi sotterranei della base spaziale nel Sinai intorno all'8000 a.C. in seguito all'abbandono della Grande Piramide.L'Era del Cancro fu seguita da quella dei Gemelli,che i Sumeri chiamarono MASH.TAB.BA,che significa appunto "gemelli".Appare evidente l'associazione a Nannar/Sin,il primogenito di Enlil e padre a sua volta dei gemelli Inanna e Utu(Shamash),nati dopo il suo arrivo sulla Terra.Il segno zodiacale egizio mostra effettivamente i gemelli come maschio e femmina.Poi viene il Toro,GU.ANNA in sumero,"toro celeste".Questo segno rappresenta il dio Ishkur,noto anche come Adad e Teshub("dio della tempesta").Il nome Ishkur voleva dire in sumero "lontane contrade montagnose",coerentemente con il fatto che questo dio aveva il suo dominio sui monti Taurus(toro appunto) e come vedremo in seguito in Sudamerica.Il segno zodiacale egizio mostrava il toro con un disco sul dorso,simboleggiante il ritorno di Nibiru e una visita cerimoniale di Anu sulla Terra che coincise con questa era.L'era di Marduk rappresentata dall'Ariete venne dalla concessione dello stesso a nominare il successivo segno zodiacale in eterno a Dumuzi,lo sposo defunto di Inanna(2 guerra della piramide).L'associazione di Dumuzi con l'ariete è chiara:aveva per soprannome "il mandriano o pastore"(a motivo dei suoi domini sulle terre africane dell'attuale Sudan)Questo soprannome si avvicina molto al sumero ariete"KU.MAL,che significa "abitatore dei campi".Il segno dei pesci è detto in sumero SIM.MAH(pesci),viene attribuito a Ereshkigal,una sorella di Inanna sposa di Nergal,il fratello di Marduk,viveva in luogo descritto come "la prateria del Porto Fluviale","il fiume dei pesci e degli uccelli".IL segno dell'Acquario,raffigurato come il "portatore d'acqua",nel suo termine sumero GU,sembra sia stato usato da Marduk per inserire nello zodiaco il figlio Nabu che era collegato all'acqua a motivo di un' isola mediterranea.Il Capricorno era per i Sumeri SU-HUR.MASH,il "pesce capra", simbolo attribuito a Ninharsag,la Dea Madre soprannominata anche NIN.MAH che significa"Signora pesce".In Egitto era nota come Hathor e veniva anche raffigurata come "la mucca".Il Saggitario i sumeri lo definivano PA.BIL "difensore",simboleggiato dall'arciere,cioè a Nergal,il fratello di Marduk,che aveva difeso la Grande Piramide.Lo Scorpione era chiamato GIR.TAB,dove la prima sillaba GIR,si riferisce ai razzi e dunque a Utu/Shamash.La Bilancia era detta ZI.BA.AN.NA "destino celeste",riferito a Thoth.La Vergine in sumero AB.SIN era riferita a Inanna.
Quando Marduk tornò a Babilonia la prima volta,la data(calcolata sull'epoca di Sargon I)era circa il 2320 a.C.I testi antichi informano che Nergal,fratello di Marduk,si recò a Babilonia per persuadere Marduk che non era ancora arrivato il momento giusto.Parrebbe che Marduk si lasciasse convincere senza troppa difficoltà,ma nel corso di quelle discussioni lamentò <<dov'è la pietra dell'oracolo degli dei che da il segnale del dominio?>>.Cos'era la pietra dell'oracolo e come mai il mero conteggio di 2160 anni diventava tanto problematico? 
Consideriamo un attimo come potevano essere misurate le ere precessionali.Anzitutto c'era bisogno di avere un punto di osservazione fisso,di solito l'equinozio di primavera quanto la durata della notte è uguale a quella del giorno.Poi occorreva registrare la posizione,in ciascun anno in quel giorno,delle stelle che si levano sopra un punto fisso all'orizzonte.Il completamento di una casa zodiacale veniva quindi misurato dal ritardo delle stelle attraverso 30°(un dodicesimo del cerchio zodiacale di 360°).Per poter calcolare con precisione il movimento da una casa all'altra divenivano essenziali 2 cose:anzitutto,un punto di inizio;poi,una mappa celeste.Il punto di inizio era fissato nel Diluvio,o in un momento successivo(un ritardo di 108 anni?)Proprio questo aspetto può avere adito a incomprensioni.Quanto alla mappa celeste,poteva essere questa la pietra dell'oracolo che era andata smarrita?Ma perchè gli dei non avevano inventato un orologio al quarzo così da poter calcolare elettronicamente i 2160 anni?La risposta e nelle strutture megalitiche sparse sul nostro pianeta.
Gli dei adoperavano l'orologio stellare a fini pratici?L'insolita struttura del sistema matematico sumero,che eleva i fattori alternati 10 e 6,è legato al rapporto 10:6 di 3600:2,160 laddove 3600 rappresenta il periodo orbitale di Nibiru,il pianeta degli dei.Per poter registrare il tempo sul loro pianeta,gli dei hanno elaborato sulla Terra un ciclo lungo in grado di rapportarsi ai 3600 anni.Il numero 2160 rappresenta la misura convenzionale,e che il ciclo precessionale è stato pertanto diviso per 12 proprio per ottenere 2160.Purtroppo questo approccio non prevede la soluzione orologio al quarzo.Al contrario tutti gli indizi puntano al fatto che l'orologio stellare aveva una funzione rigorosamente simbolica e non pratica. L'ossessione quasi religiosa che gli dei mostravano per il sistema solare,evidente nell'impiego di 12 corpi celesti come numero sacro,dimostra che erano ossessionati dal concetto di equilibrio cosmico.Il pulsare perpetuo di un orologio al quarzo avrebbe costituito per loro una misurazione del tempo priva di significato.Intendevano piuttosto il tempo in termini di grandi cicli cosmici,nell'ambito dei quali il ciclo precessionale terrestre di 25920 anni era soltanto una rappresentazione di cicli cosmici ancora più ampi.Il tempo inteso simbolicamente in questa maniera non era un costante ritmo di mutamento;era calcolato in base al movimento della Terra rispetto alle stelle,e dunque teoricamente i suoi cicli potevano variare.Il concetto di tempo degli dei non poteva venire distillato magicamente in semplici numeri o tabelle,perchè era manifesto soltanto nei cieli ed era dunque determinabile soltanto dall'osservatorio mobile costituito dalla Terra.Costruire un orologio al quarzo sarebbe equivalso a mettere il carro davanti ai buoi,giacchè non era il tempo a determinare i cieli,era il movimento dei cieli a determinare il tempo.
Come fece Marduk a determinare il momento del suo ritorno in Babilonia?La prima mossa si ebbe verso la fine del regno di Sargon,e può quindi essere datata intorno alla fine del XXIV secolo a.C.Ma il periodo delle conquiste di Inanna sotto Sargon segnala con forza una manovra voluta per impedire il ritorno di Marduk.E' dunque possibile che il suo ritorno fosse programmato per l'inizio del XXIV secolo a.C.Marduk calcolò 4 cicli precessionali partendo dal Diluvio,e ottenne così una prima data per il suo ritorno,corrispondente a circa il 2400 a.C.Ma gli sviluppi militari e politici del momento,nel Vicino Oriente,lo dissuasero dal tornare.Quando poi tornò, intorno al 2320 a.C.,gli dei enliliti coadiuvati da Nergal fecero di tutto per persuaderlo a ripartire.Gli fecero presente che lo zodiaco era iniziato 108 anni dopo la data del Diluvio a cui Marduk era ricorso.Avevano elaborato qualcosa per penalizzarlo di ulteriori 3° del tempo celeste.Questa penalizzazione di 3°,aggiunta alla suddivisione standard dei cieli in 12 segmenti di 30° ciascuno,può avere originato il valore mistico dei 33° che oggi ritroviamo nell'ambito della massoneria(la tratterò alla fine delle strutture megalitiche).A quel punto venne raggiunto un compromesso che faceva del Diluvio il momento di partenza zodiacale,ma che rimandava il ritorno di Marduk di 3°(215 anni)rispetto al 2400 a.C.,spostandolo a circa il 2185 a.C.

giovedì 16 giugno 2011

Eclissi di luna

Eclissi di Luna del 15 giugno: cielo nuvoloso... ma ci pensa Google

C'è chi ha visto l'eclissi di Luna in diretta e chi invece deve aspettare il 2015. Per loro ci pensa Google, proponendo nel proprio logo la sequenza (multicolore) del fenomeno celeste. Ecco i video della diretta e del doodle.
articolo del 16 giugno 11

Tante parole per spiegare il percome ed il perché dell'eclissi di Luna del 15 giugno, ed ecco che Google risolve con una sequenza filmica piazzata al posto del proprio logo. E così possiamo capire ciò che ieri quasi nessuno è riuscito a vedere. Come spesso accade in queste occasioni, tutto dovrebbe essere spettacolare, nuvole permettendo. Ed eccole all'orizzonte, annidate là, ad est, tutte intente a far vedere niente.

E' andata così, l'eclissi che abbiamo immaginato attraverso foto del passato e che doveva cominciare il proprio percorso alle 19.30 e chiudersi intorno alle 21 si è mostrata a ben pochi italiani. E chi quindi è rimasto a bocca asciuitta non può fare altro che attendere appena appena altri quattro anni, precisamente il 28 settembre 2015, data indicata dagli astronomi per la prossima eclissi di Luna.

Tra quelli che hanno avuto modo di vedere il fenomeno nonostante il tempo inclemente troviamo gli internauti affidatisi alla tecnologia. Molti, infatti, hanno osservato l'eclissi di luna in diretta streaming. Certo, non è la stessa cosa di "viverla" in un bel paesaggio; certo, è un po' come vedere il doodle di Google e dire che si è vista l'elissi... ma, si dirà, meglio assistere alla diretta streaming che aspettare il 2015 (di seguito ne vediamo un esempio).

Intanto rileviamo la tempestività e la sensibilità di Google, sempre pronta a proporre un logo ad hoc nel momento in cui si commemorano personaggi ed eventi di rilievo internazionale e sui quali, soprattutto, si muove l'emotività degli internauti.