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lunedì 14 novembre 2011

Mito E Religione


I sumeri avevano una religione politeista che aveva le proprie origini sul concetto di mito.
Allorchè il regno celeste venne sulla terra, esso fiorì in Eridu.
Così recita la più antica lista reale sumerica, scritta in caratteri cuneiformi alla fine del III millennio a.C.. In questa lista sono contenuti nomi mitici di re di Eridu, Alulim Alagarche vissero rispettivamente 28.800 e 36.000 anni, cioè prima del Diluvio Universale, conosciuto anche nella tradizione sumerica. La prima città sacra fu Eridu che conobbe una grande importanza in un epoca arcaica.
Si osserva dunque che l'Antico Testamento della Bibbia e la tradizione sumerica si muovono nella stessa direzione.
Il signore della terra dei Sumeri era Enki, dio della sapienza e degli oracoli che governa i me, cioè le 100 forze divine che assicurano ad Eridu la supremazia sulle altre città sumeriche.
Enki è il signore di tutto ciò che sta sotto e, come Jahve, decide di popolare la terra di uomini. La madre di Enki è Nammu, madre primigenia, la dea che ha generato il cielo e la terra. Essa accoglie il suggerimento del figlio che per aiutare gli altri dei nel compiere il loro lavoro propone di creare l'uomo. Nammu, con l'aiuto di 8 dee, plasma l'argilla usando l'abzu, l'acqua dolce sotterranea dispensatrice di vita. Una delle dee, Ninmah, mossa dall'invidia crea esseri deformi con difetti fisici ed anomalie sessuali contro la bellezza del genere umano. Enki, in risposta a questo, crea l'umu'ul, cioè il vegliardo che simboleggia il compimento della felicità umana, in contrasto con la sofferenza di Ninmah. Inoltre offre all'uomo la possibilità di guardare al futuro: nascono così gli studiosi degli astri, del fegato di pecora (auruspici) che ritroviamo tra gli Etruschi , nonchè gli oracoli. Enki si mostra il dio più vicino agli uomini.
Enki ha il debole per le donne. Ebbe numerosi incesti (del resto come Zeus) con diverse divinità e con le loro figlie: Ninkhursanga, Nirsikil, Nintu, Damgalnunna, Ninkurra (dea della fecondità), Uttu; quest'ultima interrompe la catena degli incesti. Il luogo di questo paradiso incestuoso ha il nome di Tilmun, terra di fecondità e ricchezza, già conosciuto dalla tradizione di el Obeid e trasmessa a quella semita. Questa terra oggi sembra individuata nell'isola di Bahrein, nel Golfo Persico. Dunque la mitologia di Eridu ha le sue origini in epoca protosumera.
Nel corso del tempo Eridu lasciò il posto ad Uruk come importanza politica. Questo si deve alla dea dell'amore Inanna, che approfittando dell'ubriacatura di Enki gli tolse le cento forze divine e le portò nella sua città preferita Uruk. Ogni dio, dunque, era venerato in una specifica città ed ogni divinità veniva impiegata per fini politici.
Il pantheon sumerico era molto variegato: An, dio del cielo; Enlil, dio del vento; Uras o Ki, dea della terra, che partorirà Inanna Nintu, dee dell'amore e fecondità; Enki, dio dell'acqua, simbolo di vita e della terra. Ci sono poi Mamitu, dio della morte; Marbu, dio della tempesta,; Guanna, il toro celeste che lotterà contro Gilghamesh; Tiamat, genitrice di tutti loro, che in accadico rappresenta il nome del mare, e Abzu (Apsu in semitico-accadico), il procreatore.
Questi ultimi due sono noti nel mito di Enuma Elish, riutilizzato dai BabilonesiSi descrive la lotta tra Enlil, geloso del salvataggio dell’uomo, ed Enki. Per vendicarsi, ordina a Tiamat di generare dei mostri e comandare su tutti gli dei.
I babilonesi chiameranno in causa il loro dio Marduk che ucciderà Tiamat e fonderà Babilonia.
Enlil è anche il dio del destino, poichè è capace di porre fine ad ogni vita umana. Sarà lui a provocare il diluvio universale e se non fosse stato per Enki che avvertì il re Ziusudra (il Noè biblico) sarebbe scomparso tutto il genere umano. Si macchia di numerose colpe, come l'aver sedotto la dea Ninhil, figlia di Nammu. Per questo Enlil viene esiliato agli inferi, dove sarà accompagnato da creature infernali.
Fondamentale per i sumeri fu il mito di Gilgamesh, diretto discendente di Dumuzi, che può essere paragonato al dio-eroe greco Ercole. Si richiama ad un re sumero vissuto ad Uruk intorno al 2700 a.C., che sperimenta l'esperienza della mortalità umana e compie un viaggio verso la conoscenza perfetta. Egli ci viene tramandato come per un terzo uomo e due terzi dio. Egli sconfigge anche Enmebaragesi, re di Kish, e sarà in lotta con la sua discendenza.
Tra le sue imprese, Gilgamesh avrebbe ucciso un toro divino, inviato sulla terra dalla dea Inanna, che opprimeva il proprio popolo.   
LA BIBBIA ED I SUMERI
Attraverso documenti ed incisioni cuneiformi sono state ricostruite varie ipotesi circa diversi miti che si vengono ripresi anche nella Bibbia.
Abbiamo già accennato circa il diluvio universale che secondo la tradizione sumerica sarebbe avvenuto all'epoca del re Ziusudra (Utnapishtim per i Babilonesi), presso Nippur. Questo re, ritenuto giusto da Enki, viene avvisato dei piani diabiolici di Enlil e si salva, salvando anche tutto il genere umano. Attualmente sono state fatte scoperte in tal senso presso Ur. Ciò potrebbe confermare l'ipotesi che il diluvio universale coinciderebbe con una grande alluvione dell'Eufrate (la Mesopotamia era ricca di alluvioni). Questa avrebbe lasciato il segno nella tradizione sumera, tramandandola poi a quella semita, attraverso gli accadi .
La Torre di Babele è stata cercata per anni dagli studiosi. La storia ci dice che l'ultimo a ristrutturarla fu Alessandro Magno, per dare splendore a Babilonia. Alcuni l'hanno identificata a Samarra, altri ad Aqar Kuf, presso Bagdad, altri ancora a Birs Nimrud, vicino Babilonia. Sicuramente si trattava di una Ziqqurat costruita dopo la grande alluvione. Tra l'altro la grande alluvione segna da sparti-acque nella storia mitologica sumera, in quanto i re antecedenti al diluvio sopravvivevano almeno 10.000 anni, quelli successivi 100 anni. Questo significa che l'uomo, dopo aver conosciuto la catastrofe alluvionale, si è reso conto dei limiti del tempo e della vita.
Successivamente al diluvio troviamo la lotta tra il pastore Dumuzi ed Enkimdu, il contadino. Questo mito richiama quello di Caino e Abele, anche se nella Bibbia è antecedente al diluvio universale. I due rappresentano due classi sociali diverse in lotta tra loro. Nel mito la lotta è per la bellissima dea Inanna.Alla fine sarà Dumuzi a primeggiare, senza uccidere il rivale, anzi si accorderanno in pace. Dumuzi diventa dio dei pastori, ma Inanna discende agli inferi per essersi unita ad un uomo. Così Inanna per riscattarsi fa uccidere Dumuzi, ma, per amore, si pente e lo fa risorgere ogni sei mesi per averlo con se. Si innesca così un ciclo di morte e resurrezione nell'arco di ogni anno che i sumeri festeggiano.
In questo episodio si riscontrano tanti miti: la morte e la resurrezione, la fragilità della vita, l'amore, il pentimento, la fertilità. E' necessario ricordare che la Mesopotamia era diventata una regione fertile, dunque c'era di tutto, ma questo tutto era esposto ad ogni pericolo e poteva morire: nessuno può sentirsi al sicuro. Gli dei dunque non sono immortali, ma la loro importanza è legata al luogo dove si trovano, affinchè possano accompagnare gli uomini nella loro avventura terrena e quindi essere immortali nella loro tradizione. Il mito di Dumuzi richiama il raccolto che viene effettuato ogni metà anno e viene festeggiato dai sumeri come fonte di vita e di fertilità. Questo mito verrà ripresero dai Babilonesi con Innin e Tammuz .
Elementi fondamentali nella religione sumerica erano: una dea nuda (Inanna) ed un toro, simbolo degli eventi naturali che l'uomo non può gestire e controllare.
Si possono osservare anche dei richiami alla creazione dell'uomo ed alla cacciata dal paradiso terrestre.



domenica 30 ottobre 2011

Le Streghe

Stregoneria
Secondo la mitologia popolare, la strega è un essere soprannaturale o una donna reale dotata di facoltà straordinarie, che svolge un'attività di magia nera e comunque dirige i suoi eccezionali poteri ai danni degli altri. La credenza, universalmente diffusa, in persone dotate di facoltà straordinarie che possono impiegare ai danni del prossimo (magia nera, stregoneria) non fu sradicata completamente neanche dalla spiritualità del cristianesimo che, d'altra parte, ereditava anche le idee, d'origine mitologica, relative ad esseri nocivi soprannaturali. Queste credenze restarono tuttavia ai margini dell'ideologia cristiana per oltre un millennio: in sede teorica si distingueva nettamente tra le persone umane dedite alla magia nera (malefici, maleficae), che mediante il malocchio, sortilegi vari, filtri, ecc. potevano danneggiare il prossimo, e le "strigae", esseri soprannaturali che volavano per l'aria, erano capaci di ogni sorta di metamorfosi, rapivano e mangiavano i bambini ecc. A cominciare dal XII secolo si hanno prove del fatto che nelle credenze e idee dell'epoca si stava operando una graduale fusione tra le due categorie di esseri nocivi; si verificava cioè, in fondo, un graduale ritorno a concetti che si ritrovano presso diversi popoli primitivi, che non distinguono chiaramente, o non distinguono affatto, tra le persone umane dedite alla magia nera e gli esseri demoniaci di cui si servono e in cui esse stesse possono trasformarsi. Lentamente prendeva il sopravvento l'idea che certe persone umane e, forse in conseguenza dell'atteggiamento ascetico medievale nei riguardi delle donne, particolarmente donne, fossero in contatto con il diavolo, il quale desse loro capacità nocive soprannaturali: in determinati luoghi e giorni (che per lo più sono luoghi e date di antichi culti pagani, la cui nuova funzione mostra la demonizzazione del paganesimo) avrebbe preso luogo la tragenda, il sabba, la riunione tra queste persone e i diavoli, celebrata con orge sessuali. S. Tommaso ammetteva la possibilità di un commercio sessuale tra persone umane e demoniache, e le sue disquisizioni sugli incubi e succubi non rimasero senza conseguenza per le future posizioni della Chiesa al riguardo delle streghe. Ma la prima presa di posizione ufficiale della Chiesa risale al 1233, data della bolla "Vox in Rama" di Gregorio IX; nel 1258 si ha il primo processo contro le streghe, e pare che nel 1275, a Tolosa, sia stata per la prima volta bruciata sul rogo una strega. La base giuridica di questi processi è stata elaborata dalla filosofia scolastica: poiché l'attività delle streghe si fonda su un patto col diavolo, essa implica un'apostasia e perciò cade sotto la competenza dell'Inquisizione. Al principio del XIV secolo l'accusa di stregoneria serve a volte interessi politici e personali, come nella casa di Filippo il Bello contro i Templari e di papa Giovanni XXII contro il vescovo di Cahors, bruciato sul rogo sotto l'accusa di aver praticato sortilegi contro la vita del pontefice. Ma il periodo classico dei processi contro le streghe si estende tra il XV e il XVI secolo. Si calcola che complessivamente non meno di un milione di persone siano rimaste vittime della credenza nelle streghe, favorita dalle autorità ecclesiastiche, da personalità religiose sia cattoliche sia protestanti, dagli eruditi come dal fanatismo popolare. I protestanti, in parte per la particolare attenzione che dedicavano all'Antico Testamento, in parte perché anche il loro pensiero si fondava sulla scolastica, accettavano in pieno le idee relative al diavolo e alle streghe, e quasi un terzo delle vittime dei processi sono state bruciate in paese protestanti. L'Italia fu tra i paesi meno funestati da questi processi, specie se si prescinde dalla Valtellina dove la maggior parte di essi ebbe luogo. Nei processi dell'Inquisizione s'impiegava anche la tortura e fu certamente in buona parte per la paura della tortura, sebbene probabilmente anche per tutta l'atmosfera satura di fanatismo che non era estraneo neanche alle stesse vittime, che abbondavano anche le confessioni spontanee. Tra le opere che, giustificando e anzi spronando la persecuzione delle presunte streghe, ebbero un influsso infausto in questo periodo della storia occidentale, restano memorabili il "Formicarius" di J. Nider (1440) e, soprattutto, il "Malleus maleficarum" dei domenicani Henricus Institoris e Jakob Sprenger (1489). Le prime voci che nel XVI secolo si alzavano contro il fanatismo urtavano nella severa opposizione dei sostenitori dei processi. J. Bodin chiedeva la condanna al rogo di J. Weyer, il cui "de praestigiis daemonum" (1563) aveva tentato di polemizzare con la credenza dominante. Il volume "Discovery of witchcraft" di R. Scott (1584) fu bruciato sul rogo. Con l'andar del tempo tuttavia quelle voci diventavano sempre più frequenti e insistenti, sia tra i protestanti sia tra i cattolici. La lunga sopravvivenza dei processi contro le streghe, fino a qualche caso sporadico (Messico) nel 1800, dipendeva anche dalla mancata unificazione del diritto in molti paesi feudali, dove singole legislazioni locali, dettate dai signorotti, erano in ritardo rispetto ad altre. Così, mentre nella Prussia, che arrivò relativamente presto a quella unificazione, l'ultima condanna di streghe è del 1728, nella Baviera, dove permanevano condizioni giuridiche più arretrate, ancora nel 1775 si brucia una strega. Date ancora più recenti si hanno per Siviglia (1781) e per Poznan (1793). Scomparsa, finalmente, dalla cultura ufficiale e dalla giurisdizione, la credenza delle streghe sopravvive tuttora presso le popolazioni rurali di tutta l'Europa. Presso i popoli primitivi è molto frequente l'idea che ogni male provenga da forze extraumane (per es. da spiriti), contro cui si lotta con mezzi magici conosciuti e posseduti per lo più soltanto da persone particolari (stregoni...); ma altre persone, dotate delle stessa facoltà speciali, si servono di queste a fini dannosi. La distinzione tra magia "bianca" e magia "nera" o stregoneria, tra stregoni buoni e cattivi, si fonda unicamente sul criterio dell'utilità sociale: la stregoneria non è tale se svolta ai danni di nemici o stranieri, e in tal caso può essere opera dello stregone "buono". Anche nelle cosiddette civiltà superiori e non soltanto nelle classi arretrate della popolazione, la credenza nella stregoneria è largamente diffusa. Nell'antico Egitto, verso la fine del 2° millennio a.C. la stessa regina Teje ricorse a sortilegi esercitati su statuette per assicurare il trono al proprio figlio, al posto dell'erede legittimo. Nella Babilonia i sacerdoti esorcizzatori s'impegnavano contro gli spiriti, ma anche contro gli stregoni ("kassapa", femm. "kassaptu"); dalla biblioteca di Assurbanipal ci sono rimasti numerosi scritti magici con riferimenti alla stregoneria. In India già l'Atharvavèda contiene formule contro l'opera degli stregoni. Se l'alta letteratura greca del periodo arcaico e classico preferisce evitare l'argomento, esso è tuttavia presente nella mitologia (Medea, Circe); in epoca ellenistica, però, come pure nella letteratura romana, la stregoneria è un tema frequente. Documenti archeologici confermano la realtà della stregoneria anche nella vita quotidiana. Nel folclore molte sono le superstizioni relative alla stregoneria. Si crede che persone concepite nella notte dell'Annunciazione o del Natale abbiano facoltà di stregoni o streghe, che altre acquistino tali facoltà mediante un sacrilegio appositamente commesso, che inoltre gli stregoni possano trasformarsi in animali (gatti, pipistrelli, serpenti); che essi si riuniscano in dati giorni (per es. ogni sabato) sui monti o sotto certi alberi (noce di Benevento). Contro le supposte fatture (particolarmente efficaci quelle della notte di S. Giovanni) si ricorre a forme di protezione: si mette una scopa o una pannocchia di granoturco all'uscio, perché gli stregoni siano costretti a contarne i fili, ovvero i chicchi, prima di entrare in casa.

mercoledì 31 agosto 2011

L'ORACOLO DI DELFI





L'oracolo di Delfi era il più importante oracolo (in greco μαντειον) dell'antica Grecia.

Si trattava di un oracolo sito a Delfi, attribuito a Apollo (Απολλον), dio che si propone come il principale tramite tra l'onnisciente Zeus e gli uomini.
Era l'oracolo più importante di tutto il mondo greco, per questo il santuario di Delfi era chiamato "ombelico del mondo", e una pietra scolpita, l'omphalos ne attestava l'importanza.

Con l'eccezione dell'autore degli inni omerici ad Apollo, che gli attribuisce la fondazione dell'oracolo, i mitografi sono divisi in due gruppi: per il primo il dio ricevette l'oracolo in dono da altre divinità, l'altro, forse più antico, parla di una lotta col drago Pitone (Πῦθών) che era il guardiano dell'oracolo, allora posseduto da Gea (Γέ, la principale divinità ctonia) per ottenerne il controllo. Pito (Πῦθώ o anche Πῦθών) era in effetti l'antico nome dell'oracolo, e deriverebbe dal πυθώ (far imputridire, marcire). Per scontare l'uccisione del serpente Apollo dovette adattarsi a servire come pastore per sette anni sotto il re Admeto, che peraltro lo trattò sempre con rispetto e considerazione. Alla fine del periodo di pena, Apollo rientrò trionfalmente a Delfi sotto forma di delfino, il che va interpretato come una spiegazione paraetimologica per il nuovo nome dell'Oracolo.


Bisogna anche ricordare il mito, più tardo, della lotta per il tripode sostenuta contro Eracle che ambiva anch’egli al possesso dell’oracolo.


La scoperta delle proprietà mantiche dei fumi venne attribuita (Diodoro XVI, 26 – Plutarco de orac. Defect) ad alcuni pastori che pascolando le greggi nella zona osservarono le convulsioni da cui venivano colte le pecore; alcune persone che inalarono quei fumi furono invasi da furore profetico, il che portò infine alla costruzione di un santuario.
Nonostante la veridicità del fenomeno sia stata messa in dubbio da gran parte degli studosi moderni, che parlavano di una mistificazione o di fatti non riportati correttamente, un recente studio interdisciplinare (pubblicato in Journal of the Geological Society of America N°29/8 nell'agosto 2001) afferma che sono state riscontrate ancora oggi tracce di emanazioni di fumi composti da idrocarburi gassosi provenienti da strati profondi di roccia calcarea bituminosa.

Il santuario oracolare

Mentre la migliore descrizione dell'esterno del santuario è quella di Pausania (X 14 §7) per ricostruire il suo interno (αδυτον) bisogna ricorrere alle descrizioni di Plutarco e dei tragici. Nella cella del tempio, davanti alla statua di culto bruciava un fuoco perenne alimentato solo di legno di abete(Eschilo Coefore 1036 - Plutarco De Ei ap. Delph.). Dal tetto pendevano innumerevoli ghirlande d'alloro (Eschilo, Eumenidi39). Al centro del pavimento era una crepa detta Χασμα da cui si sprigionavano vapori capaci di indurre una specie ditrance. Al di sopra di questa crepa era piazzato il tripodesu cui la sacerdotessa (chiamata Pizia) si sedeva durante le sessioni oracolari. L'effetto dei fumi viene descritto come molto ineguale, per lo più si limitava ad indurre un delirio durante il quale la pizia pronunciava suoni e parole sconnesse che venivano accuratamente trascritte e successivamente interpretate e comunicate all'interrogante, talvolta era così violento da gettare la pizia in convulsioni giungendo anche ad ucciderla (Diodoro XVI, 26 – Strabone IX 419 et passim – Plutarco de orac. Def). Erodoto ed altri riferiscono di occasioni in cui la voce del dio era stata udita direttamente da postulanti, senza il tramite della pizia.

Gli oracoli erano pubblicati quasi sempre in esametri, un verso che sarebbe anzi stato inventato da Phemonoe, la prima pizia. La lingua era generalmente dialetto ionico ma sono noti oracoli in dorico. All'entrata del tempio c'era una scritta: "ΓΝΩΘΙ ΣΕΑΥΤΟΝ", "Conosci te stesso".

Ti avverto, chiunque tu sia. Oh tu che desideri sondare gli arcani della Natura, se non riuscirai a trovare dentro te stesso ciò che cerchi non potrai trovarlo nemmeno fuori. Se ignori le meraviglie della tua casa, come pretendi di trovare altre meraviglie? In te si trova occulto il Tesoro degli Dei. Oh Uomo, conosci te stesso e conoscerai l’Universo e gli Dei

Oracolo di Delfi

Sacerdoti e profetesse

Le pizie erano prescelte tra le famiglie di poveri contadini, nate a Delfi; il compito della sacerdotessa era rischioso e le si imponeva, una volta entrata nel santuario, di non lasciarne mai più il servizio, oltre ad un assoluto nubilato. Nei tempi antichi le pizie erano prescelte ancora fanciulle ma dopo un increscioso caso di seduzione si ricorse all'espediente di scegliere solo donne oltre i cinquanta, che però per tradizione indossavano abiti da giovinetta. Nel periodo aureo di Delfi erano presenti nel santuario fino a tre pizie (due che davano responsi alternandosi, una tenuta, per così dire, di riserva in caso di incidenti collegati alla intossicazione). Ugualmente era possibile consultare l'oracolo non più solo un giorno all'anno, come nei tempi arcaici, ma alcuni giorni ogni mese. I membri dell'aristocrazia di Delfi esercitavano le cariche sacerdotali che controllavano l'oracolo. In particolare i cosiddetti Ὅσιοι (Hòsioi), cinque sacerdoti che erano praticamente i veri responsabili delle profezie, erano sempre scelti all'interno di cinque famiglie che si ritenevano discendenti diretti di Deucalione (Euripide, Ion.411 - Plutarco Quaestiones Grecae 9) Si ritiene generamente che i Delfi, che esercitavano il controllo ultimo sulle interpretazioni dell'oracolo, dovessero essere in possesso di una notevole mole di conoscenze a cui ricorrere, dato che spesso i consigli dati dall'oracolo si rivelavano sensati. Seppure molti oracoli fossero oscuri e talvolta ambigui, molti sono estremamente diretti e chiari, rispecchiando evidentemente la volontà dei sacerdoti.

Apogeo e decadenza

L'oracolo di Delfi raggiunse il suo apogeo nell'età delle fondazioni delle colonie greche. Era impensabile partire per una fondazione coloniale senza un responso oracolare. L'oracolo poi veniva spesso consultato per dirimere le contese fra colonie e madrepatria. Altra caratteristica dell'oracolo era una sua costante inclinazione a favorire iDori sugli altri popoli greci. Sparta in particolare godeva in certi periodi di un vero e proprio trattamento di favore. Allo scoppio della guerra del Peloponneso questa preferenza divenne così accentuata che Atene e i suoi alleati divennero sempre meno inclini ad accettare gli oracoli (Plutarco,Demosthenes, 20), cosa che ultimativamente causò il declino della sua popolarità; ai tempi di Plutarco, come nei tempi più antichi, a Delfi non vi era più di una sola pizia in servizio, e le sessioni oracolari tornarono a rarefarsi, un solo giorno al mese; inoltre, essendo venute a mancare le richieste di oracoli su importanti questioni religiose e politiche (a causa della fine dell'indipendenza greca) venne meno l'uso di redigere gli oracoli in versi, non più adatti alle ben più prosaiche questioni che ormai venivano presentate (Plutarco De Pith.Orac 28). Tutto questo ebbe ripercussioni sull'autorità dell'oracolo, dato che anche coloro che ancora lo consultavano in buona fede spesso non potevano credere che il dio si occupasse con grande cura di materie spesso triviali.

Tanto che nel 360 quando Giuliano, ultimo degli imperatori romani che cercò di risollevare il paganesimo, volle avere un responso dall'oracolo gli fu data questa risposta:
« Dite al re che sono crollate le corti sfarzose, Febo non abita più qui, non ha più lauro oracolare né sorgente che favella; l'acqua parlante si è ammutolita. »



Pochi anni dopo l'imperatore Teodosio I, a partire dall'anno391, con una serie di editti, decretò la fine dei culti pagani e nel 394, la chiusura definitiva del santuario.

Abbandono e riscoperta

Per impedire che il tempio venisse riconvertito in chiesacristiana (come capitò a molti edifici sacri dell'epoca), gli ultimi sacerdoti pagani distrussero volontariamente l'edificio (diroccandone il tetto ed abbattendone le possenti colonne, i cui blocchi caddero l'uno sull'altro) ed i principali edifici sacri, che ben presto vennero ricoperti dai detriti delle frane e dalla vegetazione.

I muri e le colonne affioranti vennero usati nel medioevo per la costruzione della nuova città di Delfi, sita leggermente più a valle. Ma una città costruita con elementi architettonici antichi non poteva passare inosservata: così, alla metà dell'Ottocento (subito dopo la guerra d'indipendenza greca), furono compiuti i primi scavi sistematici, che portarono alla scoperta degli edifici e dei monumenti più importanti. Grandissima parte delle suppellettili sono tuttora conservate nel vicino museo, ed attirano un grandissimo numero di visitatori.

SEGRETO DI DELFI IN UN ANTICO TESTO


Ricercatori dell'Università di Leicester hanno rivelato un mistero di 2, 700 anni riguardante l'Oracolo di Delfi – consultando l'antico manuale di un agricoltore.

I ricercatori della Scuola di Archeologia e Storia Antica tentavano di spiegare come i popoli attraverso la Grecia sapessero consultare l'Oracolo – una specie di filo diretto con il Dio Apollo – in un particolare giorno dell'anno, nonostante non avessero un calendario vero e proprio.

Ora la loro scoperta, pubblicata nell'edizione di questo mese della rivista Antiquity, suggerisce che i segni celesti osservati dai coltivatori potrebbero anche avere determinato i rituali associati al Delphinios di Apollo.

Lo studente di dottorato Alun Salt ha dichiarato: "Il manuale Le Opere e i Giorni di Esiodo, datato all'VIII secolo a.C. descrive il tempo giusto per piantare o raccogliere mediante l'osservazione di una varietà di segni. Un evento cui si badava in modo particolare è la levata eliaca di una stella, la sua prima apparizione dell'anno nel cielo del mattino.

"Stavo osservando un planisfero in una notte insonne. E' stato allora che ho notato che la costellazione del Delfino doveva sorgere nel cielo orientale tra la fine di dicembre e l'inizio di Gennaio. E' lo stesso periodo in cui alcune città offrivano sacrifici ad Apollo.

"Mi sono domandato se gli eventi rituali potessero usare lo stesso sistema descritto da Esiodo. Il problema era che Gennaio non era il tempo in cui i Delphinios di Apollo interrogavano l'oracolo. Delphi era un mese più tardi, paragonato ad altre città. Sapevo che le colline a Delphi avrebbero ritardato il sorgere del Delfino lì, ma non potevo sapere di quanto."

Efrosyni Boutsikas, studentessa di post-dottorato a Leicester, ha esaminato Delphi come parte del suo corso di studi e ne ha tratto differenti immagini. Ha dichiarato: "Il tempio di Apollo a Delfi è sormontato ad est da imponenti colline. Queste bloccano la visione della parte occidentale del cielo. L'orizzonte è così alto che le stelle debbono percorrere una lunga via nel cielo prima di divenire visibili, poco dopo il sorgere del sole.

"Ciò significa che se si deve svolgere un rituale di prima mattina, come prepararsi a consultare Apollo, e si vuole vedere una costellazione, si deve attendere il tempo di un mese rispetto alle città con orizzonte piano."

Alun Salt ha concluso: "Attendere che la costellazione sorga davanti al sole ha il grande vantaggio che il sistema è utilizzabile ovunque. Poteva essere utilizzato dai Greci attraverso il Mediterraneo che volevano sapere quando visitare Delphi senza necessariamente conoscere le date del calendario di Delphi. Ciò spiega anche perché il calendario di Delphi sia leggermente sfalsato rispetto ai calendari di luoghi come Atene."

Questo rende dunque Delfi una Stonehenge greca? Potrebbe questo evento essere ancora apprezzato dai visitatori oggi? Alun Salt ne dubita: "L'evento si verifica ancora, un mese più tardi ai giorni nostri, perché il movimento della Terra nei Cieli è mutato dai tempi antichi. Il grande problema è poi l'inquinamento luminoso. Le stelle del Delfino sono piuttosto tenui. Non si possono vedere da Atene, e non so se il cielo attorno a Delphi sia scuro abbastanza da consentire di individuarle. E' una sfida per chiunque a Delphi, attorno all'inizio di Febbraio.
-Dio Apollo-

venerdì 22 luglio 2011

Il segreto di El Dorado



Nel 1542, il Conquistador spagnolo, Francisco de Orellana avventurato lungo il Rio Negro, uno dei grandi fiumi del bacino di Amazon. Caccia di una città nascosta di oro, la sua spedizione trovato una rete di fattorie, villaggi e città murate, anche enorme. Almeno questo è ciò che ha detto a un pubblico desideroso al suo ritorno in Spagna.

"Nessuno ha mai visto di nuovo quello che Orellana descritto"

Il dottor James Petersen, University of Vermont
La prospettiva di oro ha attirato altri per esplorare la regione, ma nessuno riusciva a trovare la gente di cui i primi conquistadores aveva parlato. I missionari che hanno seguito un secolo dopo, riferì di aver trovato solo le tribù isolate di cacciatori-raccoglitori. Orellana storia sembrava essere non più di un mito fantasioso.
Un bugiardo provato?
Quando gli scienziati è venuto a valutare la credibilità delle parole di Orellana, hanno raggiunto la stessa conclusione. Il più produttivo della foresta pluviale può apparire, il suolo si distingue in è inadatto all'agricoltura. E 'l'antica credenza che tutte le antiche civiltà hanno agricoltura a loro cuori. Qualsiasi centri abitati avrà collegamenti con un sistema di agricoltura intensiva. Se un terreno non in grado di supportare colture sufficiente ad alimentare un gran numero di persone, che poi serve come un tappo sulla popolazione in quella zona. Anche chimici moderni e le tecniche non sono riusciti a generare significative cibo dal suolo amazzonico in modo sostenibile. Il pensiero che i popoli indigeni avrebbe potuto sopravvivere in ogni numero - per non parlare prosperato - è stato respinto dalla maggior parte degli scienziati. Consenso scientifico era sicuro che il Amazzoni originale vivevano in piccoli gruppi semi-nomadi e che Orellana deve avere mentito.

"Ogni sforzo per lo sviluppo sostenibile permanente [Amazon] agricoltura fallito"

Prof Betty Meggers, Smithsonian Institution
Indizi dalla savana boliviano
Bolivia Llanos de Mojos (Plains Mojos) sono 2.000 km dal percorso Orellana lungo il canale principale del Rio delle Amazzoni. Il terreno è savana praterie con le stagioni estreme - inondazioni sul bagnato; incendi in condizioni di asciutto. Le colture sono difficili da crescere e poche persone vi abitano. Ma nel 1960 l'archeologo Bill Denevan notato che il paesaggio è stato attraversato da linee innaturalmente retta. Vaste aree sono state coperte con motivi a righe.
Recentemente, il lavoro Denevan è stato seguito da Clark Erickson, un archeologo del paesaggio. La sua attenzione è stata attirata verso le isole foresta numerose punteggiano la savana come oasi. A terra li trovò disseminato di frammenti vaso preistorico, un chiaro segno dei primi insediamenti umani. Alcuni tumuli sono stati il ​​più alto 18m e gran parte della ceramica era su una scala pure. Tali enormi vasi erano troppo grandi per nomadi. Qui c'erano insediamenti permanenti, dove centinaia o addirittura migliaia di persone si erano raccolte una volta per cerimonie enorme. Per Erickson, questi erano i segni di una società avanzata - una civiltà.

"Sono parole di piante domestiche da 2.000 anni fa"

Prof. William Balée, Tulane University
Erickson e un collega, William Balée, bisogno di prove per l'agricoltura organizzato e trovato l'aiuto di lavoro con amerindi della regione. Alcuni dei tumuli sono ancora abitati da popoli indigeni. La lingua del Sirionó offre indizi per il loro passato. Le parole di colture di base come il mais, così come le piante di cotone e tintura, accenno a quello che potrebbe essere stato centinaia di allevamento, addirittura migliaia di anni fa.
Interpretazione Erickson della menzogna della terra è che i tumuli sono stati costruiti per offrire protezione da inondazioni, con gli edifici più sacri sempre al centro del tumulo al livello più alto. Ci sono prove storiche per questo - una spedizione spagnola del 1617 rimarcato la portata e la qualità di una rete di strade rialzate sollevato collegamento villaggi insieme. Quelle strade rialzate si possono ancora vedere come linee rette taglio attraverso la savana. Accanto a loro correre canali, a causa della loro costruzione.

"Il loro lavoro è alla pari con qualsiasi cosa gli egiziani ha fatto"

Il dottor Clark Erickson, University of Pennsylvania Museum
Denevan ed Erickson hanno dimostrato che i modelli a strisce sono reliquie di un sistema di campi di rilievo. Dall'alto, la zona che sembra essere stato girato per l'agricoltura sia chiaro. Esso copre migliaia di chilometri quadrati. In concomitanza con l'irrigazione controllava una rete di canali potrebbe offrire, potrebbe avere sostenuto centinaia di migliaia di persone. Erickson ritiene che la Piana Mojos era sede di una società che aveva totalmente dominato il suo ambiente.
Se la terra ormai poco adatto all'agricoltura potrebbe una volta hanno sostenuto orde di persone, c'è la possibilità di Orellana mitico El Dorado ha qualche fondamento nei fatti?
Quando antropologo Michael Heckenberger incontrato la tribù Kuikuru in Amazzonia centrale è stato colpito dalla complessità della loro struttura sociale. Perché, si chiedeva, sarebbe una tribù di appena 300 persone ad adottare un modo gerarchico di vita? (Parere Ricevuto ha ritenuto che le tribù amazzoniche erano piccoli, società egualitarie.) Ha trovato la prova che il Kuikuru una volta aveva vissuto in una rete integrata di villaggi, ognuno dei quali molte volte le dimensioni dei loro tempi moderni insediamenti. Heckenberger ritiene che il preistorico Kuikuru non erano i semi-nomadi vagabondi della teoria antropologica. Al contrario, essi vivevano in chiefdoms grandi - la società avanzate descritte da Orellana.

"Per quanto il 10% dell'Amazzonia è coperto in Terra Preta "

Prof Guglielmo I Boschi, Southern Illinois University
Il segreto del suolo
La ricerca di indizi in Amazzonia si svolge a livello di base - nel suolo stesso. Lungo Brasile Tapajos fiume, archeologo Bill Woods ha mappato numerosi siti preistorici, alcuni con squisita, 2000 anni di ceramica di età. C'è un filo comune: la terra dove la gente ha vissuto è molto più scuro del terreno vicina foresta pluviale. Closer è emerso che i due terreni sono gli stessi, il terriccio scuro è solo una conseguenza di aggiungere materia biologica. I brasiliani chiamano questa fertile terra terra preta . E 'rinomato per la sua produttività e anche venduti da persone locali.
Gli archeologi hanno esaminato la distribuzione della terra preta e l'ho trovato correla positivamente con i luoghi Orellana riportato indietro nel 16 ° secolo. La superficie è immenso - il doppio del Regno Unito. Sembra che i popoli preistorici amazzonica trasformato la terra sotto i loro piedi. La terra preta potrebbe avere sostenuto permanente agricoltura intensiva, che a sua volta, avrebbe favorito lo sviluppo delle società avanzate. Gli archeologi come Bill Petersen, presso l'Università del Vermont, ora riguardo Orellana conto come altamente plausibile. Ma se i primi conquistadores detto la verità, che cosa è stato delle persone hanno descritto?

"Gli indiani potrebbero avere usato un 'taglia e char' tecnica"

Il dottor Johannes Lehmann, Cornell University
Tragicamente, il visitatore ha portato malattie a cui gli amerindi avevano poca resistenza: il vaiolo, l'influenza, il morbillo. Orellana ei suoi uomini furono i primi europei e l'ultimo per impostare gli occhi su una civiltà amazzonica. Essi stessi potrebbero essere stati loro a scatenare il suo rapido declino.
Ancora più grande conquista della Amazzoni 'a vivere. Scienziati del suolo analizzando i preta terra hanno trovato le sue caratteristiche sorprendenti, soprattutto sulla sua capacità di mantenere livelli di nutrienti nel corso di centinaia di anni. 20 ° secolo le tecniche di allevamento sulla cancellata, la foresta pluviale alle fiamme - la cosiddetta taglia e brucia l'agricoltura - non sono mai stati sostenibile. Con la vegetazione bruciati, la piovosità presto liscivia tutte le sostanze nutritive dal terreno. La ricerca ha dimostrato che anche i fertilizzanti chimici non può mantenere le rese in una terza stagione consecutiva in crescita, rimane ancora terra preta anni fertili dopo anno.

"Il materiale è vivo. La biologia è la cosa importante"

Prof Guglielmo I Boschi, Southern Illinois University
Natura e cultura
Ancora una volta, Orellana conti offrire la comprensione potenziale.Egli ha riferito che gli indigeni usato il fuoco per cancellare i loro campi. Bruno Glaser, presso l'Università di Bayreuth, ha scoperto cheTerra Preta è ricca di carbone, legno non completamente bruciato.Egli ritiene che agisce per tenere i nutrienti nel suolo e sostenere la sua fertilità di anno in anno. Questo è il grande segreto della Amazzoni prime: come coltivare la terra verso duraturi della produttività. In parcelle sperimentali, l'aggiunta di una combinazione di carbone e fertilizzanti nel terreno della foresta pluviale aumentato i rendimenti da 880% rispetto al fertilizzante da solo.
Eppure Terra Preta può avere una capacità ancora più notevole. Quasi come se fossero vivi, sembra riprodursi. Bill Woods ha incontrato gli agricoltori locali che mina il terreno commerciale.Scoprono che, fintanto che 20cm di Terra Preta è lasciato indisturbato, il letto si rigenerano in un periodo di circa 20 anni. Egli sospetta che una combinazione di batteri e funghi sta provocando questo effetto.
Oggi, gli scienziati sono impegnati a cercare per il cocktail biologico che rende sterile la terra produttiva. Se possono riuscire a ricreare gli amerindi ' Terra Preta , poi un patrimonio più prezioso l'oro conquistatori richiesta poteva risparmiare la foresta dalla distruzione e aiutare le persone a nutrire in tutto il mondo via di sviluppo.

mercoledì 6 luglio 2011

l'Enneade Divina di Eliopoli


La scena teologica egizia a prima vista sembra complessa, invece non lo è.
È essenziale tener presente che stiamo trattando due gruppi (o strati): quello delle divinità primitive e naturali dell'Africa settentrionale e quello delle divinità archetipiche dalle quali esse probabilmente vennero assorbite.
Col tempo sovrapposero alle teologie esistenti i loro dèi tribali numerosi popoli conquistatori, per cui nacque quello che potrebbe sembrare un guazzabuglio politeistico.
Ma anche nel passato remoto esistevano anime illuminate che sapevano separare il grano dal loglio, come dimostrano le tradizioni e i frammenti che sono giunti fino a noi attraverso i secoli. Naturalmente la magia egizia e il culto che l'accompagna lasciano a desiderare. Ma quale sistema è perfetto?
Alcune parti del pantheon egizio sono conformi ai modelli archetipici di altre culture antiche, altre parti no. Esistono aspetti che, come vedremo meglio in seguito, non rientrano nelle corrispondenze generali. Naturalmente un archetipo che si manifesta attraverso una data civiltà o cultura finisce per ricoprirsi della patina dell'individualità del popolo che lo adotta.
Cosí un archetipo materno in una cultura ad orientamento patriarcale tenderebbe a manifestarsi sotto forme diverse da quelle che assumerebbe in una cultura matriarcale, dove potrebbe acquisire l'identità della dèa della sapienza, o da quella che assumerebbe in una società neutrale (equilibrata), dove potrebbe figurare anche in forma maschile.
Tenendo presente tutto ciò esaminiamo le memorie giunte fino a noi di una delle città piú antiche d'Egitto, Heliopolis (Eliopoli), un nome che sembra avere connotazioni solari sia nella lingua egizia che in quella greca e che potrebbe avere un'origine comune. Qui incontriamo un gruppo di dèi importantissimo, definito Enneade, l'Enneade Divina di Eliopoli. Ma è necessario risalire a un'antichità ancora piú remota per scoprire la famiglia degli dèi dalla quale l'enneade eliopolitana ha tratto origine. La prima di queste divinità ancestrali ad essere menzionata è una personalità astratta conosciuta coi nomi di Atum o Tem, immaginata come una sorta di spirito senza forma, esistente prima della creazione della Terra.
Gli antichi Egizi erano maestri insuperati nell'accoppiare o sposare i loro dèi. Secondo loro non stava bene che una divinità venerata non avesse un compagno, un marito, o quel che sia; e se potevano aggiungere la prole, tanto meglio. Cosí Atum era debitamente ammogliato con una dea, anch'essa astratta, di nome Nebhet-Hotep, che, come si conviene, gli aveva dato le gemelle Shu e Tefnut. Shu veniva abitualmente raffigurata con sembianze umane, Tefnut, sua sorella, con sembianze leonine. Secondo alcuni autori erano entrambe divinità originariamente leonine, e precisamente, le divinità che montavano la guardia ai cancelli del regno di Osiride.
I cultori di scienze esoteriche ci direbbero senza dubbio che la leggenda sulla mescolanza dei due principi fondamentali è in rapporto con altre due schiatte archetipiche, quelle partecipi della crescita e dello sviluppo del nostro sistema solare; mentre altre teorie ancora piú spinte vi ravvisano esseri dotati di un'intelligenza superiore e detentori di conoscenze tecnologiche avanzatissime, provenienti dallo spazio, dall'aspetto diverso dal nostro.
Secondo un'altra ipotesi Atum e la sua amata erano concetti puramente teologici e la loro progenie leonina rappresentava la forza che i fedeli che ne invocavano la protezione aspiravano ad acquistare.
Facendo un passo avanti, o meglio scendendo dalle nuvole, arriviamo al più conosciuto degli dèi egizi, a Ra o Re, creatore e sovrano del cielo. L'oggetto a lui sacro era l'obelisco, ben-ben, e il tempio a lui dedicato era detto « luogo dell'obelisco ». Secondo la leggenda, Ra si manifestò sulla Terra sotto forma di obelisco e poté immettere l'intelligenza nella creazione grazie ad esso. La « creazione » non è limitata alla Terra ma comprende un'area molto piú vasta.
Molti hanno creduto che Atum o Ra fossero lo stesso dio, che Ra fosse soltanto una versione piú manifesta di Atum. Secondo una leggenda questo dio all'inizio visse nel loto primordiale, nell'oceano primordiale, detto Nun. Ma un giorno, stanco dell'acqua, emerse in tutto il suo splendore sotto forma di Ra. E dopo aver generato Shu e Tefnut avrebbe assunto il ruolo di « padre celeste ».
Fatto interessante, in questa cosmogonia è possibile ravvisare qualche dato scientifico: la sequenza atomica dall'idrogeno all'elio, per esempio, o il passaggio dalla vita nel mare a quella sulla terra. Chi ha il tempo e il desiderio di esaminare questi principi in una luce piú scientifica può attingere una quantità di informazioni da altre fonti. In questo libro, che è un trattato di magia, io non posso indulgere a ulteriori digressioni.
Shu e Tefnut si unirono per generare gli dèi Geb e Nut (Terra e Cielo), e infine dall'alleanza di Geb e Nut ebbero origine Iside e famiglia, il che ci riporta all'enneade di Eliopoli. Questo gruppo di dèi viene rappresentato con forme e nomi diversi. In una memoria vengono citati coi nomi di Ra, Shu, Tefnut, Geb, Nut, Osiris (Osiride), Isis (Iside), in un'altra coi nomi di Thoth, Horus, Bast, Anubis, Osiris, Isis, Nephtys, Ptah e Hathor/Sekhmet. Hathor è enigmatica sotto diversi aspetti.
Alcuni studiosi le attribuiscono il duplice ruolo di mucca benevola e di leonessa vendicativa, altri sostengono che questa dea non ha alcun rapporto con la figura leonina ma è un'antica versione di Bast. Per quanto mi risulta, gli influssi di Bast e di Hathor sono completamente diversi; ma tratterò questo argomento nella seconda parte del libro.
Intorno ai primi dèi egizi è stata intessuta una storia molto precisa; e per ricostruirla dobbiamo ritornare a Ra, a quanto gli accadde prima che comparisse sulla scena Iside e relativa prole. La leggenda narra che Ra finché era giovane e forte regnò pacificamente su tutta la creazione, ma quando diventò vecchio fu sopraffatto da un gruppo di dissidenti. Però non dice chi essi fossero e donde fossero piovuti; comunque lascia supporre che non fossero esseri terrestri.
Sarebbe avvenuto un dramma cosmologico. Questa ribellione irritò il dio al punto che fini per sguinzagliare contro i rivoltosi Sekhmet (la dea leonessa che secondo alcuni sarebbe un aspetto di Hathor), il suo occhio divino, che qui figura come figlia di Ra. Sekhmet seminò stragi a non finire tra i malvagi, finché Ra, temendo che potesse esagerare e distruggesse del tutto la sua opera, la richiamò. Sul modo in cui venne convinta a ritirarsi esistono varie versioni, ma poiché per il ruolo archetipico della dea non sono rilevanti, non vale la pena menzionarle.
L'ingratitudine degli esseri che egli aveva creato fece nascere in Ra un profondo disgusto per il mondo, per cui si ritirò in Cielo: per ordine di Nun la dea Nut si tramutò in giovenca e lo portò in groppa nella volta del Cielo; e in quel momento ebbe inizio il mondo presente, si originò la nostra Terra.
Possiamo dedurre da questa storia che la leggenda sia in rapporto con un altro sistema solare, per esempio col sistema di Sirio ipotizzato da Temple, col processo di invecchiamento e il successivo collasso del sole secondario (o binario) e col suo definitivo passaggio dallo stato di globo luminoso (simile a quello di Sirio « A ») a quello attuale di « nano bianco »? La leggenda dice anche che nel momento in cui ciò accadde la gente si caricò dell'energia sprigionatasi dalla gigantesca reazione nucleare, che coincise con l'immissione dell'anima nella creazione, e con la vera nascita del nostro sistema solare.
È sempre bene considerare ogni superstizione una corruzione dovuta al tempo di un fatto scientifico del passato; dopo tutto la storia lascia aperti molti problemi sull'evoluzione e sullo sviluppo dell'homo sapiens ed è sempre essa ad illuminarci sull'origine della vita nella notte dei tempi. Come noi oggi ridiamo della concezione vittoriana del mito di « Adamo ed Eva », di un fatto che sarebbe avvenuto intorno al 4000 a.C., cosí sorrideranno della nostra ignoranza, nei loro libri di storia ricchi di rappresentazioni risalenti ai periodi stellari (avanzate al punto che il nostro limitato pensiero ne verrebbe sconcertato), i nostri posteri.
Ra, in una forma o nell'altra, sembra emergere di continuo nella teologia egizia. Le generazioni successive videro l'incarnazione della suprema divinità solare in Osiride; per cui Horus, in quanto figlio di Osiride, assunse un ruolo simile a quello di certi dèi delle religioni orientali che ogni tanto si manifestano sotto forma di maestri o di redentori. Oltre ai dissidenti sopra menzionati l'unico vero nemico di Ra, era il serpente Apep, rappresentazione, senza dubbio, dell'eterna forza del male e delle tenebre.
Ma inizialmente Ra veniva difeso da queste malvagità da sua figlia Bast, la dea gatta. Fatto degno di nota, nei testi antichi figurano come figlie di Ra sia Bast che Sekhmet, mentre in seguito Bast appare come gemella di Horus e quindi come figlia di Iside e Osiride. È evidente che abbiamo a che fare con lo stesso principio definito con nomi diversi.
Eliopoli era la città sacra al dio Sole, di qui il suo nome. Oltre ai nove dèi (o enneade) già nominati la religione di Eliopoli contemplava parecchi altri dèi. Forse erano soltanto divinità minori, locali, simili agli dèi pagani che il cristianesimo utilizzò per diffondere la propria dottrina nei primi secoli dopo Cristo. La storia della famiglia di Ra continua attraverso Shu e Tefnut per terminare con Iside e relativa stirpe.
Shu e sua sorella Tefnut erano gemelle. Shu era l'Atlante d'Egitto, cioè aveva il compito di sorreggere il Cielo; ma quando sarà chiamata Anhur verrà raffigurata anche come un guerriero. Tefnut, la leonessa, era la dea del sole e della rugiada; secondo la leggenda riceveva il sole appena nato ogni mattina.
I figli di Shu e Tefnut, Geb e Nut, evidentemente rovesciarono Ra, loro nonno; in che modo non è detto. Il vecchio dio nella sua ira decretò che non dovessero generare figli in nessun mese dell'anno, per cui la coppia, angosciatissima, cercò l'aiuto di Thoth, il mago. Preso da compassione per la loro pena Thoth sfidò la Luna al gioco della dama e nel corso di piú partite vinse una settantaduesima parte della luce della Luna, con la quale compose cinque giorni supplementari. Poiché questi giorni non facevano parte del calendario ufficiale egizio, che era di 360 giorni, Nut poté dar vita a cinque figli: Osiride, Iside, Horus, Nephthys e Set.
Una storia affascinante che per il ricercatore rappresenta una formidabile sfida. A me vien fatto di pensare che Geb (il cielo) e Nut (la terra) siano usciti in qualche modo dall'allineamento col Sole che impediva al pianeta di occupare un'orbita piú produttiva e piú stabile. Li aiutò in questa impresa Thoth, « deva » del tempo e della magia e conservatore delle memorie akashiche, ma per farlo dovette imbrogliare la Luna mediante giochi di destrezza. Ne sarebbe conseguito un leggero cambiamento dell'angolazione della Terra rispetto al Sole e quindi l'aumento dell'anno da 360 a 365 giorni.
I calendari antichi riportano un periodo nel quale il Sole sorgeva e tramontava in punti diversi da quelli che osserviamo oggi, quindi il mito sembrerebbe riflettere un'epoca della storia della Terra nella quale ebbe luogo un cambiamento della sua rotazione intorno al proprio asse, probabilmente accompagnato da inondazioni e da drammatiche modificazioni del clima in tutto il pianeta - fenomeni ben documentati dai miti e dalle leggende della maggior parte dei paesi. Gli Egizi non fecero che osservare e tramutare in storia una serie di modificazioni cosmologiche coinvolgenti la Luna e responsabili forse dell'inizio di una nuova èra nella storia e nell'evoluzione del pianeta.
Secondo molti studiosi dell'occulto l'inclusione dei giorni supplementari coinciderebbe con la sommersione dell' Atlantide e i cinque dèi sarebbero i governanti immigrati che insegnarono agli indigeni tutto ciò che abbiamo detto e poi se ne andarono. Ma l'altra scuola di pensiero sosterrebbe senza dubbio che si trattava di divinità spaziali sopraggiunte in quel periodo critico per riportare la civiltà e fare un po' di « ingegneria genetica », per poi ritornare subito nel sistema di Sirio, o chissà dove, con la loro cosmonave. « Paga il tuo debito e vattene », come si suol dire.
Questo mi conduce al gruppo di divinità piú importanti del pantheon egizio, ai principi che costituiscono la base della magia egizia.
Osiris (Osiride). I Greci lo chiamavano Plutone o Dioniso. Era un dio della natura e un re, il signore dell'universo. Secondo la tradizione abolí il cannibalismo, insegnò la religione solare, insegnò agli uomini a produrre il grano ecc., costruí templi con belle immagini e istituí leggi (religiose) severe. Inoltre fondò città, diede al genere umano la civiltà e inventò due tipi di flauto per accompagnare i canti cerimoniali. Nei suoi viaggi era sempre accompagnato da Thoth, il suo « gran visir », e da suo nipote (secondo alcuni suo figlio) Anubis. Iside era sua moglie e Horus suo figlio.
Osiride viene sempre raffigurato con il volto verdastro e vestito di bianco. Regge un bastone col manico ricurvo (pastorale) e il coreggiato, insegne dell'ordine e della disciplina, e qualche volta è ritratto assiso in trono, circondato dall'acqua dalla quale nasce il loto primordiale. Il suo simbolo è il djed, o tet, un albero stilizzato.
Isis (Iside) o Aset (Isis è la versione greca di Aset), che significa semplicemente trono, il simbolo che questa dea porta sul capo: come il suo consorte era altamente civilizzata e un'ottima governante. Insegnò agli uomini a coltivare il grano (un grano che le era sacro), a filare, a tessere e a farsi gli abiti. Istituí il matrimonio e insegnò al suo popolo l'arte di guarire le malattie.
Per capire appieno la magia egizia è necessario conoscere la leggenda di Iside e Osiride, perché essa fa da sfondo al sistema magico egizio sin dagli albori della storia. Gli studiosi che propendono per la ricerca scientifica per conoscerne i dettagli sono ricorsi a Plutarco. La leggenda comunque narra essenzialmente quanto segue:
Osiride e sua sorella (moglie) Iside governarono la terra che poi verrà chiamata Egitto. Erano entrambi divinità del Cielo (?), scese sulla Terra per aiutare il genere umano ad evolversi. Osiride aveva un fratello, Set (Typhon), e i due fratelli con le loro mogli, Iside e Nephthys, vivevano in buona armonia ad Abydos. Osiride era molto amato dal popolo, cui aveva portato salute e benessere e aveva insegnato le arti della civilizzazione.
Mentre era in viaggio in Asia per visitarne la parte sud-orientale (alcuni dicono l'India) insieme alla moglie, improvvisamente Osiride fu richiamato in patria dal fratello. Durante la sua assenza Set insieme ad altri settantadue (di nuovo il numero settantadue) aveva cospirato contro di lui e aveva organizzato un banchetto per festeggiare il ritorno a casa del re. Nel corso dei festeggiamenti per far divertire gli invitati fu introdotta una strana cassa; e uno dopo l'altro tutti tentarono di entrarvi, ma soltanto Osiride riuscí a sistemarvisi comodamente.
Dopo di che i cospiratori si affrettarono a chiudere la cassa e a sigillarne il coperchio. La leggenda narra che Osiride entrò nella cassa, o tomba, il 7 athyr (13 novembre), esattamente il giorno e il mese in cui si suppose che Noè sia salito sull'arca. Poi la cassa fu spinta nel Nilo, o nel mare, e l'inondazione la portò a incagliarsi infine tra i rami di un tamerisco.
Iside, che era in visita a Chemnis, ebbe notizia di quanto era accaduto. Richiamò immediatamente suo nipote Anubis e parti alla ricerca del corpo del consorte. A Byblos trovò l'albero, che però era stregato, per cui lei non poté avvicinarsi alla cassa. Mentre la vegliava sopraggiunse il re di Byblos che era alla ricerca di un albero che potesse servire da colonna per il suo palazzo. E scelse proprio quello sul quale si trovava Osiride. Iside, sotto forma di colomba, tentò in tutti i modi di dissuadere gli uomini dall'abbatterlo, ma a nulla valsero le sue grida e i suoi pianti, per cui prese di nuovo sembianze umane e si recò al palazzo, dove divenne la balia del figlio della regina.
Essendo entrata nelle grazie dei suoi padroni, Iside riuscí a neutralizzare il maleficio di Set e ad assicurarsi la cassa. Ma i suoi guai non erano ancora finiti. Set, venuto a conoscenza di quanto Iside aveva fatto, mentre ella dormiva trafugò la cassa, l'apri, fece a pezzi il corpo di Osiride (14 pezzi) e li disperse in luoghi diversi. Allora Iside si mise alla ricerca di ogni singolo pezzo. Con sua sorella Nephthys e suo nipote Anubis andò in ogni luogo finché riuscí a trovare tutti i pezzi, tranne il fallo. Era stato divorato da un ossirinco, secondo altri da un ragno.
Pertanto Iside costruí un simulacro di legno a forma di fallo e portò il corpo intero ad Abydos per seppellirlo. Insieme a sua sorella Nephthys, suo nipote Anubis, e Thoth, suo zio, pianse amaramente sul consorte morto e cantò salmi magici. Le lacrime e le preghiere e i poteri occulti di Thoth furono cosí efficaci che il membro di Osiride diede segni di vita e fecondò Iside, la sua fedele consorte. Indi Osiride ascese in Cielo, dall'alto del quale continuò a vegliare su Iside mentre portava in grembo e poi dava alla luce il suo unico figlio maschio, Horus.
Benché questa parte della leggenda dica che Horus fu concepito in questo modo prodigioso, in altri testi egli risulta essere semplicemente la reincarnazione del proprio padre; e in altri scritti si legge che fu concepito da Iside e Osiride mentre erano ancora nel grembo della loro madre e non erano ancora nati. Questa ultima ipotesi piacerà senza dubbio a coloro che vogliono la famiglia osiriaca piovuta dallo spazio, insieme al bambino, a bordo di un UFO.
Ma ritorniamo al mito: Set, resosi conto che il figlio di Iside sarebbe stato il vendicatore del padre, decise di eliminarli entrambi. Ma Iside, con l'aiuto della magia, riuscí a sottrarsi alle sue grinfie. Secondo alcuni andò a vivere sul Sole, secondo altri andò ad abitare in riva al mare, protetta dalle ninfe. Una storia meno fantasiosa dice che trovò rifugio sull'isoletta di un lago nei pressi di Buto, dove mise al mondo il figlio. In solitudine allevò il figlio, che nei primi anni di vita era cagionevole di salute, ma poi crescendo mi irrobustí. Diventato uomo, Horus provvide a regolare i conti con Set. Nella piana al di là di Siout ebbe luogo uno scontro violento e Horus ne uscì vittorioso.
Restituí il trono ad Iside, ma la dea lo rifiutò per affidare la carica al figlio. Poi ritornò in Cielo, dove si riuní allo spirito del suo sposo. Horus prese in moglie Hathor, secondo altri Bast, la sua gemella, dopo di che tutti vissero per sempre felici e contenti. Nonostante la vittoria di Horus gli Egizi continuavano a temere Set, che identificavano col male, il loro « diavolo ». Sotto le spoglie del serpente Typhon — nemico di Ra — esso viene spesso raffigurato mentre fugge da Horus che lo insegue armato di una lancia, come San Giorgio, o mentre viene fatto a pezzi con un coltellaccio da Bast, sotto forma di gatta, sorella di Horus.
Poiché tutta questa storia abbraccerebbe uno spazio di tempo enorme molti studiosi pensano che rifletta l'intera storia del nostro pianeta e non soltanto fatti avvenuti nell'antico Egitto. L'eone di Horus è l'Era Acquariana, dicono i mistici, un'èra nella quale il figlio di Iside ritornerà per vendicare il proprio padre, eliminare Set e portare pace, luce e amore a tutto il genere umano. Tutto questo ci piace! Le nostre sofferenze dei secoli scorsi corrispondono alle peregrinazioni di Iside in luoghi selvaggi mentre Horus cresceva in forza e saggezza. Visto in questa luce, tutto appare molto promettente.
I quattordici pezzi di Osiride dei quali Iside va alla ricerca potrebbero corrispondere ai centri di energia o chakra della Terra, o a quelle « capsule del tempo », di cui tanto si discute, che dovrebbero venire alla luce in determinate epoche della storia della Terra. Il mito può essere interpretato in mille modi, quindi, prima di addentrarci ulteriormente nei dettagli, ritorniamo alla descrizione degli dèi e dei loro attributi.
Iside era una maga, probabilmente archetipo della grande sacerdotessa dei tarocchi. Aveva appreso le arti magiche da Thoth, oppure, secondo un'altra versione, ne aveva carpiti i segreti allo stesso Ra con un trucco, inducendolo cioè a rivelarle il suo nome e cosi acquisendo tutta la sua sapienza. Della magia dei nomi abbiamo già detto, perciò è facile capire come sia nata questa idea. Iside e Hathor spesso vengono confuse. Le rappresentazioni piú antiche di Iside la ritraggono — come è giusto — col trono in capo a mo' di corona. Il disco, provviso di corna, è il simbolo di Hathor e figura come attributo di Iside solo in epoca posteriore. I simboli di Iside sono il trono, il nodo o fibbia e il sistro; quest'ultimo lo ha in comune con Hathor e Bast. Il suo colore è il celeste pallido.
Set, fratello di Osiride e Iside, era il « cattivo » per gli antichi Egizi. Era rappresentato coi capelli rossi, per cui il rosso era ritenuto un colore negativo nella magia egizia e non veniva mai usato nel servizio della luce. Indicava le forze del caos e della distruzione, o della magia negativa. Era la manifestazione di Apep o di Typhon, nemici del potere della luce. Nella pratica magica Set è considerato l'aspetto negativo di ciascuna delle altre forze. In altri termini Set è l'antipotere che, se non viene contrastato, cancellerà o distruggerà ogni forma emergente.
Nephthys, nella quale i Greci vedono talvolta Afrodite (Venere), era la sorella e moglie di Set, che però non lo aiutò a perseguitare Osiride. Infatti lo abbandonò per sposare la causa di Iside. Secondo alcune fonti sedusse Osiride per avere un figlio e da questa unione nacque Anubis (sembra che Iside non ne sapesse nulla).
In realtà questo ci dice che i principi rappresentati da queste forze, se uniti, producono un terzo principio. Osiride rappresentava la luce e la verità e Nephthys la recettività psichica, rivelatrice. I maghi egizi constatarono semplicemente che quando la luce e la verità si uniscono alla rivelazione nasce una forza che redime dalle tenebre degli inferi. In altri termini per poter abbandonare il regno segreto degli stati di coscienza alterata dobbiamo sviluppare in noi l'Anubis.
Nephthys è la custode delle cose nascoste e occulte, cioè di ogni tipo di invisibilità o di oscurità. Dovrebbero sceglierla come dea da tutelare le persone che desiderano mantenere l'anonimato. Il suo colore è il verde pallido o l'argento e i suoi simboli sono il loto e la tazza o calice. Il suo nome egiziano è Nebhet e viene rappresentata con una cesta o recipiente in testa. È considerata una dea « oscura », e alcuni autori la ritengono l'aspetto nascosto di Iside, non un archetipo a sé stante, individuale e autonomo, cosa, a mio avviso, sbagliata. Bisogna stare comunque attenti a non confondere l'idea del significato di « oscuro », « buio », con la connotazione negativa che il termine può avere per i credenti piú ortodossi.
Horus. Secondo alcuni studiosi esistono due Horus: uno equivalente a Shu, l'altro al figlio di Iside. Abbiamo senza dubbio a che fare con lo stesso archetipo; le differenze sono dovute alle interpretazioni locali. Horus corrisponde all'Apollo greco, e il suo colore è il giallo chiaro o oro. Figura in varie forme archetipiche: come guerriero che vendica la morte del padre, come sommo maestro di profezia, come protettore di tutte le cose belle. La profezia secondo la quale Horus ritornerà per restaurare il ciclo solare del padre con l'aiuto di sua moglie Hathor/Sekhmet o di Bast rispecchierebbe l'avvento dell'Era Acquariana. I suoi simboli sono lo sparviero e l'occhio onniveggente. È associata a lui anche la famiglia dei gatti; infatti Bast era ritenuta sua sorella gemella.
Hathor (Athyr), equiparata anch'essa ad Afrodite, era la figlia di Ra, detentrice del suo occhio divino. Hathor era una dea dal duplice aspetto: quale benevola mucca celeste era ritenuta la nutrice degli dèi, protettrice delle donne, patrona dell'arte dell'astrologia e dispensatrice degli agi della vita. Era detta anche « signora del sicomoro », e si credeva che presiedesse a tutti gli aspetti della bellezza muliebre: il trucco, gli ornamenti, i gioielli, eccetera. Invece secondo alcuni autori Hathor ha un altro aspetto. Quale Sekhmet sarebbe una dea dalla testa leonina. Forse gli antichi cercavano semplicemente di farci capire che l'energia, se applicata costruttivamente può giovare, mentre se usata distruttivamente può nuocere e annientare.
Come la maggior parte delle dee guerriere (antitetiche agli dèi guerrieri) tendeva a combattere solo a scopo di difesa, o per riparare a un'ingiustizia a vantaggio di chi amava, caratteristica tipica anche della dea greca Atena (Sapienza), la piú potente di tutte le guerriere. È un altro modo per dire che la sapienza in fondo è superiore alla forza. Anche sotto le spoglie di Sekhmet questa dea poteva essere benevola e giusta; è come la donna dalla testa leonina che figura talvolta nella triade di Memphis insieme a Ptah e a Imhotep (o Nefertum), dio della medicina. Da un documento apprendiamo che il suo culto era tanto antico che nel 3500 a.C., quando Cheope restaurò il suo tempio a Denderah, quest'ultimo cadeva a pezzi... I suoi colori sono il rosa corallo, il rosa pesca e il rame. Gli oggetti a lei sacri sono lo specchio o scudo e il sistro, che divide con Iside.
Anubis, il tramite fra questo mondo e il futuro, viene rappresentato di solito come un cane da caccia egizio di colore scuro, o come uno sciacallo. Difende tradizionalmente le forze dell'astrale inferiore e possiede in parte la natura di Cerbero. Protettore degli anestesisti, degli psichiatri e di tutti coloro che cercano cose e persone perdute, Anubis, il cane-guida, indirizza i « cercatori » alla propria madre, Nephthys, la rivelatrice, o ad Osiride, nelle sale del giudizio.
Lo si invocava abitualmente prima di qualsiasi tipo di intervento medico o chirurgico che richiedesse la perdita della coscienza, perché si riteneva che questo dio proteggesse lo spirito, o ba, mentre era lontano dal corpo (il suo involucro fisico) e lo aiutasse a ritornare dentro di esso dopo il trattamento terapeutico. Il suo colore è il terracotta e il suo simbolo il sarcofago o cassa (che qualche volta è rappresentato come una scatola o una colonna).
Thoth, o Tehuti, uno degli antichi dèi egizi piú interessanti, figura spesso come lo zio della famiglia. In alcune rappresentazioni ha le sembianze di un babbuino con la testa di cane, ma piú spesso ha l'aspetto di un uomo con la testa di ibis. Thoth è il dio della medicina e figura come figlio di Nun, per cui sarebbe fratello di Ra. Sono ovvie le connessioni con un altro sistema solare. Un'altra leggenda dice che alla sua parola apparvero quattro dèi e dee e che fu lui a pronunciare le parole sacre che liberarono in Ptah l'energia necessaria per compiere la creazione dell'universo. (Riflessi del Vangelo di Giovanni: « In principio era il Verbo »).
Nel Libro delle piramidi, uno dei piú antichi menzionati nei documenti, si legge che Thoth era il figlio primogenito di Ra; in altri testi risulta essere il fratello di Iside e di Osiride, è detto che la sua voce era dotata di poteri magici; che fu lui, quale giudice divino, a legiferare in favore di Horus contro Set dopo la celebre contesa. Patrono della storia, conservatore degli archivi divini, signore del karma, araldo degli dèi, il suo aspetto femminile è Maat, dea della verità, che spesso ha una personalità autonoma.
Qua e là si legge che aveva sposato Maat, ma secondo un'altra leggenda sua moglie era Seshat, una dea astrale protettrice degli architetti che insegnò agli uomini a costruire con l'aiuto delle stelle. La maggior parte degli studiosi ritiene che tutti questi « dèi » fossero soltanto aspetti dello stesso Thoth e non divinità a sé stanti. I suoi simboli erano la penna bianca e il caduceo, il suo colore l'ametista e l'uccello a lui sacro era l'ibis.
Bast, o Bastet/Pasht, che i Greci associavano ad Artemide, è ritenuta anche un aspetto di Tefnut o di Sekhmet. Poiché è moglie di Ptah, esiste una chiara connessione fra Bast e le divinità dalla testa leonina. I sacerdoti egizi la ritenevano sorella di Horus e figlia di Iside e Osiride. Bast, come Horus, era una dea della musica e della danza. La forma piú antica del suo nome, menzionata in documenti che risalgono al 3000 a.C., è « Pasht ». Però il suo culto fiorì nelle dinastie successive, e le cerimonie di Bubastis sono narrate da Erodoto.
La Triade di Memphis
Nell'antichità Memphis era importantissima e le sue discipline occulte sono giunte fino ai nostri giorni. La triade di Memphis era costituita da Ptah, Sekhmet (o Bast) e Nefertum/Imhotep.
Ptah. Questo benevolo dio era patrono dei costruttori e degli artigiani e il suo titolo di « architetto dell'universo » parla chiaramente dell'esistenza di associazioni « massoniche » già in quei tempi. Operava miracoli ed era molto amato dalla gente comune. Alcuni lo ritengono un aspetto di Osiride, io invece lo considero un archetipo a sé. I suoi simboli sono gli strumenti del muratore e la corda.
Sekhmet, sua moglie, viene rappresentata con la testa di leonessa e il disco del Sole a mo' di corona. Come abbiamo già detto, figura anche come Hathor, la nutrice, mentre come leonessa è la sposa di Ptah. Alcuni pensano che Sekhmet e Bast rappresentino lo stesso archetipo. Se cosí fosse, non sarebbe piú enigmatica la sigizia Horus/Hathor, marito e moglie, e Horus/Bast, fratello e sorella. Mi limiterò ad esporre le prove di cui disponiamo; passeremo all'applicazione del principio quando parleremo della magia pratica.
Nefertum, figlio di Ptah e di Sekhmet, porta sul capo un loto. Secondo la leggenda vegliava sul Sole durante la notte. Piú tardi la sua posizione di terzo membro della triade fu usurpata da Imhotep, il dio medico. I Greci ritenevano che Imhotep equivalesse al loro Esculapio o anche ad Ermete; e reperti archeologici sembrano provare la reale esistenza di una persona con questo nome e questi attributi che fu sepolta con grande pompa e poi deificata, allo stesso modo in cui i cristiani canonizzano i loro santi per i miracoli compiuti dalle loro reliquie.
La Triade Tebana
Un gruppo di dèi importantissimo, questo, che ha influenzato in forte misura la storia dell'Egitto. Era costituito da Amon (Amen o Amun), Mut, sua consorte, e Khonsu, loro figlio.
Amon veniva identificato dai Greci con Zeus. Fu adottato dai Tebani da fonti piú umili. Secondo alcuni fu introdotto in Egitto dagli Hyksos, perciò corrisponderebbe a Jehovah o Jahvé; secondo altri Tebe in passato era un villaggio e Amon era la sua primitiva divinità locale. Durante la famosa XVIII dinastia Amon regnò supremo, il suo nome veniva associato a quello del faraone regnante ad indicare l'estrazione divina del re. L'unica eccezione è rappresentata da Amenhotep VI, successivamente chiamato Akhanaton, che non approvava Amon e tentò con durezza di eliminarne il culto dal sistema religioso corrente.
La sua divinità era Aten, un concetto astratto i rappresentato dal disco del Sole, e il suo celebre « inno ad Aten » è considerato uno dei capolavori della poesia antica. Akhanaton morì in circostanze alquanto sospette, e quando salì al trono suo genero, il famoso Tutankhamen, ripresero il controllo della situazione i potenti sacerdoti di Amon, che consentirono alla loro divinità di appropriarsi addirittura del mantello di Ra. Amon viene rappresentato con la testa di ariete (Era Arietana?), e il suo nome significa « occulto ».
Mut, consorte di Amon, veniva identificata dai Greci con la loro Era. Ma in realtà è una divinità scarsamente definita il cui nome significa semplicemente « madre ».
Khonsu, il navigatore, sembra venisse adottato da Amon e Mut perché non avevano figli propri. Khonsu era un dio benevolo, rinomato per le sue capacità terapeutiche e le sue inclinazioni letterarie. Si diceva che la sua statua guarisse i malati. Associato alla Luna, era per natura misericordioso e gentile e in nulla dissimile dal terzo membro della triade di Memphis, Imhotep, del quale aveva senza dubbio assunto i poteri.
Menzionerò alcuni degli altri dèi e dee unicamente a scopo di informazione, perché pochi fra essi hanno ruoli importanti nell'ambito della magia.
Harmarkhis, nome divino della sfinge, sembra fosse un altro aspetto di Horus. Sul significato e sulla funzione della sfinge, sia dal punto di vista metafisico che da quello scientifico, è stato detto tutto e il contrario di tutto. Sembra possedesse forti connotazioni occulte che probabilmente sono associate alla magia siriaca e al remoto rapporto fra gli ominidi e la famiglia dei leoni che predava questo sistema solare da innumerevoli eoni di tempo.
Wepwawet, che viene rappresentato come uno sciacallo, ma completamente diverso da Anubis, aveva un'indole bellicosa e probabilmente rappresentava un concetto primitivo locale le cui vere origini sono ignote.
Nekhebet, corrispondente alla greca Eileithyia, dea del parto, sembrerebbe appartenere alla categoria degli esseri soprannaturali, che erano semplicemente primitive personificazioni di idee o principi.
Buto era la dea serpente alleata di Iside. Trae il nome dal luogo in cui Iside si sarebbe nascosta per sfuggire all'ira di Set. Se ne deduce che abbiamo a che fare semplicemente con un toponimo e non con un concetto teologico vero e proprio.
Mont era un vero « rimasuglio » di tempi antichissimi. Era stato un dio del Sole, Mu-an, il cui culto è stato abbandonato molto presto.
Neith era la patrona di Sais; il suo segno, le frecce che trafiggono una pelle di animale, indusse i Greci a collegarla con Atena. Divinità antichissima, Neith molto probabilmente coincideva con Nut, o addirittura con Iside. Altro simbolo a lei sacro era la spola.
Knumm, rappresentato talvolta come un ariete o un capro, era il vasaio divino che aveva costruito il mondo; un dio amatissimo, bravo e costruttivo. Dobbiamo supporre che fosse un aspetto di Ptah, cui venne dato un nome locale.
Harsaphes veniva anch'esso rappresentato con la testa di ariete, il che lo colloca nell'Era Arietana. Insieme alle mogli, Sati e Anuket, anche questo dio corrisponde a un'entità primitiva locale penetrata in una teologia piú sofisticata.
Min veniva associato sia a Pan che a Horus. Era un dio della vegetazione e il suo emblema era il fulmine, sebbene fosse essenzialmente un dio della fertilità e non avesse alcun rapporto con Zeus.
Hapi era il nome divino del Nilo; Apet era la dea ippopotamo protettrice della maternità; Heket era una dea rana protettrice delle levatrici.
Le Hathor, che non avevano alcun rapporto con la dea omonima, erano benevole madrine che facevano la loro comparsa alla nascita delle persone famose o destinate ad avere un destino straordinario. Corrispondono agli angeli « annunzianti » dei cristiani.
Shai in realtà non era una dea ma il nome con cui veniva designato il destino.
Renenet era un'antica divinità Mu-an: si riteneva che nutrisse i neonati durante il periodo dell'allattamento.
Khepera, lo scarabeo, era il dio della trasformazione, probabilmente un concetto puramente teologico personificato per essere reso comprensibile a un popolo primitivo. Lo scarabeo ha assunto spesso un significato magico, perché i non-iniziati vedevano nelle sue abitudini sessuali qualcosa di misterioso.
Renpet era la dea della primavera e della crescita; Bes, giullare degli dèi, un nano della cui deformità le persone meno illuminate potevano trarre spunto per ridere, risale con sicurezza a tempi molto antichi nei quali il gruppo Iside/Osiride era essenzialmente benevolo.
Selket, la dea scorpione, era la protettrice dei coniugi.
I quattro figli di Horus erano in realtà i quattro elementi. Erano nati in un loto e figuravano sempre nelle scene del giudizio, con Osiride; avevano il compito di giudicare come l'anima aveva trattato i quattro elementi durante la vita. I loro nomi erano:
Imsety (con testa umana) - acqua;
H'api (con testa di scimmia) - terra;
Duamutef (con testa di sciacallo) - fuoco;
Qebhsnuf (con testa di sparviero) - aria.
Ament, benché incluso fra gli dèi egizi, era in realtà una divinità libica.
Mertseger non era affatto un dio; il suo nome significa semplicemente « silenzio ».
Maat, come abbiamo già detto, rappresenta il concetto teologico di verità, simboleggiato dalla penna. Probabilmente un aspetto femminile di Thoth o Tehuti.
Nehet significa « eternità ».
Esistevano molti animali sacri; il piú famoso probabilmente è il toro di Apis. Ritenuto la personificazione di Osiride, Apis fu molto onorato in epoca piú tarda perché era anche il capro di Mendes e la gru. Ma tutte queste creature erano senza dubbio portatrici degli emblemi dei vari « distretti » in cui era diviso il paese prima della sua unificazione.
Esistono molti libri sugli dèi, le loro numerose leggende e la loro storia. Io qui non ho la possibilità di soffermarmi piú a lungo su questi argomenti. Coloro che desiderano conoscere maggiori dettagli in materia sappiano che le biblioteche pubbliche sono ben fornite di opere importanti.
La mia trattazione degli dèi è stata breve e concisa; vuol essere semplicemente una guida per capire meglio le reali forze magiche dell'antico Egitto e come esse possano venir distinte dalla magia locale, naturale. Ovviamente tutti i sistemi magici hanno i loro elementi di efficacia, ma in Egitto, come vedremo, abbiamo a che fare con qualcosa di piú.
Fonte: http://www.societa-ermetica.it/Sito%202006/magia_egizia.htm

occhio di Horus






L'OCCHIO di HORUS (DIO UOMO)Uno dei simboli più famosi e conosciuti del Mito Osirideo resta indubbiamente l’Occhio di Horus, che Osiride, una volta reintegrate le membra disperse da Seth, grazie all’opera di Iside e Neftis, dona al figlio Horus allorquando, emergendo dal mondo della luce velata, la Duat, lo abbraccia trasmettendogli il potere della conoscenza, della consapevolezza e della trasformazione. Simbolo, il cui nome significa esseresano, ebbe grande importanza e diffusione nella civiltà e venne posto, di regola, all'interno dei bendaggi che avvolgevano il corpo del defunto, oltre che su amuleti, rilievi, incisioni e papiri, in quanto simbolo di rigenerazione e di rinascita rappresentava altresì i 5 sensipiù conosciuti: vista, udito, olfatto, tatto e gusto, anche se l'occhio di Ra rappresenta pure quei sensi sconosciuti che permettono di accedere a quella chiamata "energia oscura" Il simbolo dell'occhio di Ra, "colui che tutto vede", fu rinvenuto sotto il dodicesimo strato di bende della mummia diTutankhamon, infatti era un amuleto di aiuto per una nuova vita ma soprattutto per la rinascita, Graficamente è costituito da un occhio sovrastato dal sopracciglio e sotto da una spirale, per alcuni il tratto residuo del piumaggio delfalco, animale del quale Horus prende le sembianzeLe leggende relative a questo simbolo profondamente esoterico risalgono alle prime fasi della storia egizia ed hanno subito notevoli cambiamenti nel corso dei secoli.La tradizione più antica lo mette in relazione con il Dio Horo, i cui occhi erano ritenuti essere il Sole e la Luna. Comprendiamo quindi chi fosse quel dio “nascosto nelle braccia del sole” evocato nella celebrazione dei Due Occhi di Horus, come riferisce Plutarco: “Negli inni sacri di Osiride viene invocato – colui che sta nascosto nelle braccia del sole – e il trenta del mese di Epifisi (27 maggio - 26 giugno, quindi al solstizio) si festeggia la nascita degli Occhi di Horus: in questo giorno, infatti, anche la luna e il sole si trovano sulla stessa retta, e per gli egiziani non solo il sole, ma anche la luna sono Occhio e luce di Horus” (Iside e Osiride 52) Che questa simbologia egizia sia rintracciabile trasversalmente nel cammino dei riti lo dimostra la sua persistenza teologica nellaStele di Metternich (IV secolo a.C.). In essa sono espresse alcune chiavi iniziatiche d’accesso alla simbologia del Dio Horus, che indirettamente danno luce al simbolo della Fenice inquadrandolo nella sua valenza cosmologica: ➢ La protezione di Horus è colui che è nel suo disco ( Ra), che illumina la terra con i suoi Due Occhi. ➢ La protezione di Horus è il Leone della Notte che viaggia nella Montagna di Manu (l’Occidente) ➢ La protezione di Horus è la Grande Anima Nascosta che circola nei suoi Due Occhi. ➢ La protezione di Horus è il Grande Falco che attraversa volando il Cielo ,la Terra, l’Aldilà. ➢ La protezione di Horus è lo Scarabeo Sacro, il Grande Disco Alato che è nel Cielo. ➢ La protezione di Horus è l’Aldilà, il paese dove i visi sono rivolti indietro, dove le cose sono invisibili. ➢ La protezione di Horus è la Divina Fenice che risiede nei suoi Due Occhi. Nella Stele di Metternich il segreto di queste attribuzioni si fa infatti esplicito: una “Grande Anima Nascosta” si sottende e circola all’interno dei periodi luni-solari rappresentati dai “Due Occhi di Horus”. Essa, attraverso la palingenesi delle forze celesti nelperiplo retrogrado, si manifesta prima come “Falco”, poi come “Scarabeo”, infine si codifica come “Divina Fenice”, che “risiede” nei Due Occhi di Horus.Il lascito di questa tradizione simbolica è attestato da Orapollo, che così si esprime: “La Fenice è simbolo del Sole e nulla nell’universo è più grande di esso; il Sole infatti sovrasta e scruta ogni cosa ed è per questo che viene chiamato dai molti occhi” (I Geroglifici I, 34) di Horus.Da qui l’Occhio della Fenice inteso come illuminazione consapevoledi Osiride che rinascendo incarna il rinnovamento dei cicli celesti. Parimenti Orapollo attesta: “Gli Egiziani quando vogliono simboleggiare il grande rinnovamento ciclico degli astri, raffigurano un Bennu” (I geroglifici II, 57), l’uccello dalle brillanti piume rosse, sacro ad Heliopolis, identificato con l’Airone, per il suo becco lungo e diritto e la testa adorna di due piume, che i Greci più tardi chiamarono Fenice. Grande uccello purpureo - Fenice in greco significa appunto rosso- con le sembianze a metà fra un’aquila e un airone. di grande fascino, messaggera della luce e incarnazione di divinità immortali.
Il suo colore e le sue modalità ne fannoun’immagine solare per eccellenza, associata com’è al rosso e al fuoco. Era considerata levarsi con l’aurora sulle acque del Nilo, come un Sole. Come il Sole quindi si levava e come il Sole si spengeva nelle tenebre della notte per rinascere dalle sue stesse ceneri. Lo avevano perfettamente compreso i Faraoni della XVIII dinastia Amenophis III e IV < il famoso Akhenaton, che valorizzarono il culto del Dio Unico Solare - Lunare al contempo, identificandolo con il Dio Atun, che prese il posto del Dio Amon-Ra , che, grazie alla casta sacerdotale tebana , aveva progressivamente preso il sopravvento sulle molteplici divinità del composito Pantheon egizio. A differenza delle altre divinità egizie Aton non è rappresentato in forma antropomorfa, ma sempre come un Sole i cui raggi sono braccia terminanti con mani, alcune delle quali reggono l’Anck , il simbolo della vitaIl monoteismo del culto di Aton, racchiudeva comunque in sé, senza rinnegarlo, il complesso politeismo egizio in cui ogni città era legata a diverse divinità e, spesso, la divinità della città che prendeva il sopravvento diventava la divinità principale (almeno fino a quando quella città continuava a detenere il potere). Quando la città di Heliopoli ebbe il sopravvento religioso su Menfi Horo fu assimilato a Ra e il Sole venne associato all'occhio di quest'ultimo, lasciando ad altra divinità l'occhio lunare, divinità, che alcuni egittologi ritengono sia Thot divinità egizia della Luna, dellasapienza, della scrittura, della magia.

Al Duplice Occhio di Horus è connessa una numerazione e una simbologia iniziatica. In base alle antiche tecniche di misurazioni egiziane, il disegno dell’occhio è composto da differenti frazioni ognuna con un suo significato: - ½ rappresenta l’odore ( forma di naso al lato dell'occhio) - ¼ rappresenta la vista e la luce (pupilla) - 1/8 rappresenta il pensiero (sopracciglio) - 1/16 rappresenta l’udito (freccia sul lato dell’occhio che punta verso l’orecchio)- 1/32 rappresenta il gusto, il germogliare del frumento (coda curva) - 1/64 rappresenta il tatto (piede che tocca terra) . Il racconto egizio riferisce che un allievo scriba della Casa della Vita, facendo notare al suo maestro che il totale delle frazioni ottenute sommando i valori dell’Occhio di Horus si dava nell’espressione 1/2 + 1/4 + 1/8 + 1/16 + 1/32 +1/64 = 63/64 ebbe per risposta che il sessantaquattresimo mancante a completare l’unità sarebbe stato donato dal dio Thoth allo scriba che si fosse messo sotto la sua protezione.
Thot le sue qualità di mago le dimostrò allontanando da Horus il veleno letale di Seth,riuscendo a farsi restituire dal Dio del male >l’occhio sinistro < di Horus strappatogli in combattimento ed ad inserirlo nuovamente nell’orbita vuota.Questa leggenda nasconde il segreto del cammino iniziatico, cheAkhenaton ebbe l'ardire di "svelare" e i Suoi successori di "ri-velare". come attestano "le immagini criptate" del cammino seguito dalla Regina Nefartari, la moglie del Faraone Ramsete II, cammino inciso sui quattro pilastri, posti ai quattro lati del suo sepolcro.Ma che rapporto simbolico c'è tra l'occhio destro e quello sinistro? OCCHIO SINISTRO > L’occhio cieco di Horus < DIO Uomo- Uomo DIO Ma cosa vediamo nel complesso degli occhi di Horus ed in particolare nell’Occhio sinistro ? Vediamo che il Suo Occhio destro, il sano, l’Occhio divino, resta suo, mentre l'altro, quello sinistro 'imperfetto, è destinato all'uomo. Occhio che, nella leggenda, Horus perde nello scontro con Seth, il Dio del male, che vive ed opera sulla terra, avendo usurpato il potere al suo legittimo Re > Osiride, ucciso e tagliato in 14 pezzi.
Vediamo che il Suo Occhio destro, il sano, l’Occhio divino, resta suo, mentre l'altro, quello sinistro 'imperfetto, è destinato all'uomo. Occhio che, nella leggenda, Horus perde nello scontro con Seth, il Dio del male, che vive ed opera sulla terra, avendo usurpato il potere al suo legittimo Re > Osiride, ucciso e tagliato in 14 pezzi. Vediamo che il Suo Occhio destro, il sano, l’Occhio divino, resta suo, mentre l'altro, quello sinistro 'imperfetto, è destinato all'uomo. Occhio che, nella leggenda, Horus perde nello scontro con Seth, il Dio del male, che vive ed opera sulla terra, avendo usurpato il potere al suo legittimo Re > Osiride, ucciso e tagliato in 14 pezzi. Occhio Sinistro, che Horus, nel corso del suo passaggio terreno, deve assolutamente trovare e reimpiantare nel bulbo oculare vuoto.Infatti nel Libro dei Morti, cap.LXVI si legge: “ Io sono Horus, il figlio primogenito di Osiride, che dimora dall’Occhio di Horus (il destro) che giungo dal cielo e rimetto Maat ( la Dea della verità e della giustizia) nell’occhio di Ra (il Dio Sole)”
La riconquista della vista dell’occhio sinistro può avvenire quindi solo se l’uomo o la donna, nel loro cammino terreno, hanno praticato le 42 prescrizioni indicate dalla Dea Maat e valutate, nella cerimonia di pesatura del cuore, dal Dio Thot, che assume una veste altrettanto importante durante l’esperienza che ogni individuo compie nel Suo tragitto terreno, soprattutto quando decide di intraprendere un cammino iniziatico teso alla conquista della Vera Vista:> apertura del Terzo occhio secondo lo schema scelto nel mondo orientale. > apertura dell’occhio sinistro secondo l’insegnamento misterico egizio. Si tratta infatti dell’occhio sinistro in comune tra Horus e l'Uomo, occhio che è stato reso cieco alla visione del mondo degli Deie che solo con l’aiuto di un Dio, appunto Thot, potrà tornare a “vedere”<>“simile ad un falco d’oro dalla testa di Fenice < Dio Uomo- Uomo DIO >E’ infatti in questa differenza di comportamento in vita che si rivela la natura dell'annunciata magia di Thot, il Sacro Ibis dalle piume purpuree, come quelle dell’Airone che aiuta l’iniziando a compiere “il miracolo” di riuscire nuovamente a vedere durante l’esistenza terrena con ambedue gli occhi il mondo terreno e quello celeste, in modo da superare brillantemente e senza difficoltà la provadella pesatura del cuore e spiccare il volo – nuovamente -verso il cielo”