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Visualizzazione post con etichetta Reliquie. Mostra tutti i post
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domenica 29 dicembre 2013

Le ossa di san Giovanni Battista trovate in Bulgaria?



Era cugino di Gesù, ne annunciò la venuta e lo battezzò sul Giordano; morì "decollato" per ordine del re Erode Antipa, istigato dalla sensuale danza dei sette veli di Salomè: san Giovanni Battista è uno dei protagonisti dei Vangeli e uno dei santi più venerati al mondo. Nel Medioevo le comunità cristiane di tutta Europa si disputavano il possesso delle sue reliquie.

Oggi è la Bulgaria ad annunciare il ritrovamento di resti umani attribuibili al santo. Si tratta di un mucchietto di ossa scoperto nel 2010 durante una campagna di scavi in una chiesa bulgara: un osso di una nocca della mano destra, un dente, parte di un cranio, una costola e un'ulna (un osso dell'avambraccio).

Dai test del DNA e dalla datazione al radiocarbonio effettuati sul collagene dell'osso della nocca i resti risultano appartenuti a un essere umano di sesso maschile, vissuto in Medio Oriente nel I secolo d.C. I dati sarebbero quindi compatibili con l'ipotesi che si trattasse del Battista. Qualcuno si spinge persino ad azzardare che, data la parentela tra Giovanni e Gesù, le reliquie potrebbero contenere tracce del DNA di Cristo in persona.

Ma naturalmente gli scienziati più


seri sottolineano che provare l'identità dell'uomo di cui sono state trovate le ossa è impossibile. "Non abbiamo punti di riferimento", dice Thomas Higham, archeologo dell'Università di Oxford e membro del team che ha analizzato i resti. "Non abbiamo nessun osso che senza ombra di dubbio sia appartenuto al Battista. Pensare che resti di un uomo del I secolo siano arrivati fino a questa chiesa bulgara e restati lì in attesa di archeologi che potessero analizzarli. Ma nella storia sono accadute cose ancora più strane".

Le reliquie erranti

Gli storici non sono in grado di dire che sorte abbia avuto il corpo di Giovanni Battista dopo la morte. Quel che si sa è che fin dal III e IV secolo d. C. diverse chiese cominciarono a esporre sue presunte reliquie per attirare i pellegrini, una pratica molto comune a quel tempo. Wikipedia ne elenca alcune: il cranio di san Giovanni sarebbe conservato a Roma (ma un altro cranio si trova a Istanbul); la mandibola a Viterbo; un braccio a Siena; un dito a Firenze; un ampolla di sangue a Napoli; parte delle ceneri e frammenti di altre ossa un po' dappertutto, da Damasco alla Sicilia.

Gli archeologi hanno trovato le nuove reliquie scavando in una chiesa a Sveti Ivan ("San Giovanni", appunto), un'isola del Mar Nero al largo della Bulgaria. Erano racchiuse in un piccolo sarcofago di marmo sepolto sotto l'altare maggiore. "Crediamo che la chiesa sia stata costruita nel V secolo: pensavamo quindi che anche le reliquie risalissero a quell'epoca, o al massimo al secolo precedente", spiega Higham. "Siamo dunque rimasti sorpresi quando abbiamo scoperto che le ossa erano molto più antiche".

Il lavoro del team di archeologi è stato in parte finanziato dall'Expedition Council della National Geographic Society, e sarà illustrato in un nuovo documentario di National Geographic.

La costola rubata

Prese in consegna dalla Chiesa ortodossa bulgara, le ossa sono attualmente esposte alla venerazione dei fedeli nella cattedrale di Sofia, la capitale del paese. Ma il clamore mediatico ha attirato l'attenzione di ignoti ladri, che hanno portato via la costola. Il vescovo, racconta Higham, ha emanato un editto per annunciare che "l'inferno e la dannazione colpiranno non solo la persona che ha rubato la costola ma anche la sua famiglia e il villaggio dove la reliquia è stata portata".

Nello stesso sarcofago, stranamente, sono state ritrovati anche tre ossa di animali (una pecora, una mucca e un cavallo), risultati più vecchi di 400 anni rispetto ai resti umani.

"Le ossa di animali sono le più grandi del gruppo: potrebbero essere state messi lì per 'rimpolpare' quella che sembrava una collezione di reliquie piuttosto misera", ipotizza Higham.

Vicino al sarcofago, gli archeologi hanno trovato anche una piccola cassetta fatta di cenere vulcanica solidificata, con un'iscrizione in greco antico che riporta il nome di Giovanni Battista, la data della sua festa (il 24 giugno) e un'invocazione: "Signore, aiuta il Tuo servo Tommaso". Secondo le analisi, la cassetta potrebbe venire dalla Cappadocia, una regione dell'attuale Turchia. Tommaso potrebbe essere la persona che la portò sull'isola.

"Pensiamo che le reliquie siano giunte sull'isola dentro la cassetta", dice Higham. "Quando fu costruita la chiesa, furono poi trasferite nel sarcofago di marmo".

La prova impossibile

Anche Andrew Millard, un archeologo dell'Università di Durham che non ha partecipato alla ricerca, ribadisce che le prove scientifiche possono solo provare che le ossa appartennero a un uomo vissuto all'epoca e nei luoghi di san Giovanni Battista. Ma niente assicura che chi le portò in Bulgaria le abbia tratte davvero dalla tomba del santo. "Magari le presero da una tomba qualsiasi", sostiene.

link originale:

domenica 2 settembre 2012

Il sudario di Oviedo

Spagna, Oviedo. La reliquia che questa città custodisce sarebbe vecchia di 2.000 anni e macchiata del sangue di Gesù. Ma è possibile tutto questo?
Il Sudario di Oviedo è un piccolo telo legato alla passione di Cristo, così come la Sindone. Si parla di esso nel Vangelo di Giovanni che opera una distinzione fra un lenzuolo che si riferisce alla Sindone ed un Sudario. Questo panno, piegato in due, sarebbe stato posto sul volto di Gesù per coprire i suoi lineamenti sfigurati, nel tragitto verso il sepolcro. Successivamente sarebbe stato tolto ed il corpo sarebbe stato avvolto dalla Sindone.
All’epoca, tutti gli oggetti sporchi del sangue di una vittima, nel caso di morte violenta, non venivano lavati prima della conservazione per la preservazione del sangue. Non si fa fatica a pensare che mentre il corpo di Gesù venne posto nella Sindone, dopo essere stato cosparso di oli profumati, il Sudario venne ripiegato e posato nel sepolcro stesso, a parte, come narrato nella Bibbia. Il periodo trascorso fra la deposizione dalla croce e l’entrata nel sepolcro fu sicuramente breve ma sufficiente perché il fazzoletto si impregnasse del sangue del crocefisso.

Il sangue fu così abbondante da imbrattare le quattro facce del tessuto, lasciando naturalmente macchie di forma uguale e di intensità decrescente. Non ci è dato sapere cosa sia successo immediatamente dopo ma si ha la notizia, risalente al 570, di un monastero presso il Giordano, custodito da dodici monaci, che veneravano un Sudario. I discepoli delle prime comunità cristiane, dunque, hanno conservato il telo che copriva solo il volto di Cristo.
Ma non solo: le macchie coincidono, in larga parte, con quelle presenti sulla Sindone; inoltre, le gocce di sangue sulla fronte, la lunghezza del naso e le tracce della barba sono perfettamente sovrapponibili. I punti di contatto più evidenti sono le ferite della nuca, che coincidono addirittura all’80%. Per di più, sulla Sindone sono visibili tracce di un liquido trasparente, sulla zona del volto, che coincidono con quelle del Sudario.
Un altro fattore comune, oltre ad essere la materia di cui entrambi i lenzuoli sono composti, il lino, è il tipo di filato, con una dimensione e un numero di fibrille simili, ma anche con una torcitura delle fibrille antioraria, al contrario della maggior parte dei tessuti di lino antichi, che lascia intendere una provenienza dall’ area siro-palestinese.

Una ulteriore coincidenza è la presenza dimostrata di tracce di tipi di polline, alcuni dei quali persino esclusivi della zona intorno a Gerusalemme ed al mar Morto. Oltre a ciò, le indagini mediche hanno rivelato che il sangue presente sul Sudario è del gruppo AB, lo stesso ritrovato sulla Sindone, molto raro in Europa e piuttosto diffuso, invece, tra le popolazioni mediorientali.
Dagli studi degli esperti, si rileva che il Sudario di Oviedo ha realmente avvolto il capo di un uomo adulto, con barba, baffi e capelli lunghi; inoltre, l’ uomo, prima di morire, fu atrocemente torturato, ebbe grosse difficoltà respiratorie e morì in posizione verticale, con il capo reclinato sul petto; emergerebbe infine che il pezzo di stoffa fu sfilato poche ore dopo.
Concludendo, è estremamente verosimile che i due reperti, su cui ormai non si hanno più dubbi riguardo l’ autenticità, siano appartenuti alla stessa persona, molto probabilmente Gesù di Nazaret.

martedì 19 giugno 2012

La Casa di Loreto La storia


La fama internazionale della città di Loreto è legata al Santuario mariano dove si conserva e si venera la Santa Casa della Vergine Maria, trasportata da Nazaret nel 1294.
La casa della Madonna a Nazaret era costituita di tre povere pareti in pietra addossate e poste come a chiusura di una grotta scavata nella roccia. La grotta è tuttora venerata a Nazaret, nella basilica dell’Annunciazione, mentre le tre pareti di pietra, dopo la cacciata dei cristiani dalla Palestina da parte dei Musulmani, sono state salvate dalla sicura rovina e trasportate prima a Tersatto, nell’odierna Croazia, nel 1291 e poi a Loreto il 10 dicembre 1294.
Circa le modalità della ‘venuta’ a Loreto della Santa Casa di Nazaret si è imposta per lunghi secoli la versione popolare del suo trasporto miracoloso, "per ministero angelico". La ricerca storica degli ultimi decenni, in base a reperti archeologici e numerose prove documentali più obiettive e consistenti, possiede convincenti riscontri per affermare che la Santa Casa di Loreto, come del resto tante altre preziose reliquie della Terra Santa, è stata trasportata per nave, al tempo delle crociate. La versione popolare del trasporto ‘per mano di angeli’ con ogni probabilità è nata dal fatto che nella vicenda hanno svolto un ruolo chiave e primario i regnanti dell’Epiro, appartenenti alla famiglia Angeli, come risulta da un documento notarile del 1294, scoperto recentemente.
Gli studi degli ultimi decenni, condotti da esperti, confermano la tradizione lauretana e l'origine palestinese delle pietre della Santa Casa, che risulta tra l’altro un manufatto estraneo agli usi edilizi marchigiani. I raffronti tecnici e architettonici dimostrano che le tre pareti della Santa Casa di Loreto si connettono bene con la grotta esistente a Nazaret e con gli altri edifici di culto costruiti sulla casa della Madonna nei primi secoli d. C. Le pietre della Santa Casa sono lavorate e rifinite secondo l'uso dei Nabatei, un popolo che ha esercitato il suo influsso anche nella Galilea fino ai tempi di Gesù. Sulle pietre si conservano inoltre numerosi graffiti e incisioni tipici delle comunità giudeo-cristiane presenti solo in Palestina prima del V secolo.

Tutto quanto c'è di bello e di artistico a Loreto si è sviluppato intorno a queste umili pareti di pietra ristrutturate a modo di casetta o piccola chiesa. Oltre alla sontuosa basilica, abbellita da grandi artisti, le stesse pareti della Santa Casa sono racchiuse da un artistico rivestimento marmoreo, uno dei più grandi capolavori scultorei dell'arte rinascimentale.
Esso racchiude la Santa Casa come uno scrigno che contiene perle preziosissime: si tratta delle povere pareti legate ai ricordi più cari al cuore della cristianità. Qui fu annunziato il mistero dell'incarnazione, qui ebbe inizio la storia della salvezza con il sì di Maria all'annuncio dell'angelo; queste pietre sono state santificate dalla presenza e dalla vita quotidiana della Santa Famiglia e sono testimoni mute e perenni del passaggio del Figlio di Dio sulla terra.

Interno della Santa Casa

La S. Casa, nel suo nucleo originario, è costituita da sole tre pareti, perché la parte dove sorge l'altare dava, a Nazaret, sulla bocca della Grotta e, quindi, non esisteva come muro. Delle tre pareti originarie le sezioni inferiori, per quasi tre metri di altezza, sono costituite prevalentemente da filari di pietre, per lo più arenarie, rintracciabili a Nazaret, e le sezioni superiori aggiunte successivamente e, quindi spurie, sono in mattoni locali, gli unici materiali edilizi usati nella zona. Alcune pietre risultano rifinite esternamente con tecnica che richiama quella dei nabatei, diffusa in Palestina e anche in Galilea fino ai tempi di Gesù. Vi sono stati individuati una sessantina di graffiti, molti dei quali giudicati dagli esperti a quelli giudeo-cristiani di epoca remota, esistenti in Terra Santa, compresa Nazaret. Le sezioni superiori delle pareti, di minor valore storico e devozionale, nel secolo XIV furono coperte da dipinti a fresco, mentre le sottostanti sezioni in pietra furono lasciate a vista, esposte alla venerazione dei fedeli.

Il Crocifisso dipinto su legno, sopra la cosiddetta finestra dell'Angelo, assegnato alla fine del sec. XIII, secondo alcuni è di cultura spoletina e secondo altri rivelerebbe segni della maniera di Giunta Pisano.
La Statua della Madonna, scolpita su legno di un cedro del Libano dei Giardini Vaticani, sostituisce quella delsec. XIV, andata distrutta in un incendio scoppiato in S. Casa nel 1921. È stata fatta scolpire da Pio XI che nel 1922 la incoronò in Vaticano e la fece trasportare solennemente a Loreto. Fu modellata da Enrico Quattrini ed eseguita e dipinta da Leopoldo Celani che le conferì una tonalità troppo scura rispetto a quella dell'originale.

Scavi e graffiti



Gli scavi a Nazaret e a Loreto

L'apporto più significativo per una lettura critica e storicamente fondata della tradizione lauretana è stato dato dalle cosiddette "fonti mute", cioè dal responso degli scavi archeologici effettuati a Nazaret tra il 1955 e il 1960 nella chiesa dell'Annunciazione e a Loreto tra il 1962 e il 1965 nel sottosuolo della Santa Casa, oltre che da studi specifici sulla struttura edilizia della "Camera" lauretana, raccordata con la Grotta nazaretana. Le indagini archeologiche e la tradizione si illuminano a vicenda con reciproche conferme. E aiutano a ricostruire la storia della Casa di Maria. A Nazaret gli scavi hanno appurato che l'abitazione della Vergine, come le altre del luogo, era costituita da una Grotta scavata nella roccia (luogo di deposito) e da una Casa in muratura antistante e leggermente sovrastante (luogo della vita quotidiana), oltre che da altre piccole strutture sussidiarie.
Gli scavi hanno confermato nella sostanza ciò che narra la tradizione lauretana: che i discepoli di Gesù trasformarono la Casa di Maria in chiesa. Dalle indagini archeologiche, infatti, é emerso che nel III secolo i giudeo-cristiani, anzi, forse gli stessi "parenti del Signore", adattarono l'abitazione di Maria a luogo di culto, costruendovi sopra una chiesa in stile sinagogale, di cui sono venuti alla luce interessanti resti cultuali. Gli scavi sono stati effettuati sotto la direzione del p. Bellarmino Bagatti.
Nel secolo V i cristiani bizantini, sostituitisi anche a Nazaret ai giudeo-cristiani, abbatterono la chiesa-sinagoga ed edificarono un più ampio edificio sacro sopra l'abitazione della Madonna. Nell'XI secolo, infine, i crociati francesi demolirono la basilica bizantina ed edificarono una più ampia chiesa proteggendo la santa dimora in una cripta. Questa attenzione nei riguardi dell'abitazione di Maria attraverso i secoli spiega anche la sua possibile conservazione, perché un edificio, anche se fragile, custodito dentro un altro edificio, non essendo soggetto all'erosione degli agenti atmosferici, sfida i secoli. Ne è una riprova la stessa Santa Casa di Loreto che, protetta dentro altri edifici fin dagli inizi del secolo XIV, dopo sette secoli non ha fatto una crepa.
A Loreto gli scavi archeologici, condotti sotto la direzione del prof. Nereo Alfieri, hanno confermato alcuni elementi della tradizione in modo inatteso. Questa asserisce che la Santa Casa non ha fondamenta proprie, poggia su una pubblica strada e fu protetta dai recanatesi con un muro per tutta l'altezza e la lunghezza. Ebbene, le indagini archeologiche hanno verificato tutti e tre questi singolari fenomeni edilizi. In più, hanno individuato alcune opere di difesa con archetti di controripa sul cedevole lato nord e una fascia di sottomurazione inserita più tardi dall'esterno. Tutto ciò attesta un'attenzione archeologica verso il sacello che non si spiegherebbe se quei muri non fossero stati considerati fin dall'inizio vere 'reliquie'.
Infine, gli scavi loretani hanno appurato che il nucleo originario della Santa Casa è costituito da tre sole pareti (è esclusa la parete est dove sorge l'altare, che a Nazaret non esisteva perché è la parte che dava sulla bocca della Grotta), e che delle tre pareti le sezioni inferiori sono in pietra, mentre le sezioni sovrastanti, aggiunte successivamente a Loreto per ovviare allo spazio originario piuttosto basso e angusto, sono in mattoni locali.
La struttura edilizia
Ulteriori studi sulla struttura edilizia della Santa Casa hanno messo in evidenza che questa, in ambito edilizio marchigiano, costituisce un insieme di anomalie e assurdità: non ha fondamenta proprie, contro tutti gli usi del luogo; ha stranamente una parte in pietra, non usata nella zona per mancanza di cave lapidee, e una parte aggiunta in mattoni, gli unici materiali disponibili in loco; poggia su una pubblica strada, contro tutte le disposizioni comunali dell'epoca; ha l'unica porta originaria sul lato nord, esposta a tutte le intemperie, e l'unica finestra a ovest, aperta a una limitata illuminazione, contro i più elementari accorgimenti dei costruttori locali.
Se invece la Casa di Loreto viene idealmente ritraslata a Nazaret, tutte queste anomalie edilizie scompaiono e il manufatto loretano ben si raccorda con la Grotta nazaretana nelle sue varie parti.
Inoltre, studi sulla finitura della superficie delle pietre di Loreto hanno chiarito che esse appaiono lavorate secondo una particolare tecnica usata dai nabatei, un popolo confinante con gli ebrei, e diffusa anche in Palestina. Questi interessanti studi sull'edilizia della Santa Casa si devono all'ingegnere architetto Nanni Monelli.

I graffiti
Infine, una specifica indagine sui graffiti leggibili ancora in molte pietre della Santa Casa di Loreto, rivela che essi sono molto simili a quelli riscontrabili in Terra Santa e, in special modo, a Nazaret, compresi gli esemplari riferibili ai giudeo-cristiani del II-V secolo. E’ stata decifrata anche una scritta in caratteri greci sincopati con due lettere ebraiche contigue (un lamed e un wav), la quale, tradotta, dice: "0 Gesù Cristo, Figlio di Dio". Un'identica invocazione si legge nella cosiddetta Grotticella di Conone, a Nazaret, vicino alla Grotta santa. Ne deriva la fondata ipotesi che diverse pietre siano state graffite a Nazaret e poi trasportate a Loreto, ciò che conferma l'antica tradizione.
Insomma, le pietre hanno un loro linguaggio, muto certo, ma, una volta decodificato, in grado di gettar luce sull’origine della Santa Casa.

mercoledì 11 aprile 2012

i servizi segreti russi e la sacra sindone



I servizi segreti russi e la sacra sindone



Il mistero che avvolge una delle piu' importanti reliquie cristiane - la Sacra Sindone custodita nel Duomo di Torino -, gia' da molti secoli turba gli animi dei fedeli di tutto il mondo. Si ritiene che questo lenzuolo di lino abbia avvolto il corpo di Gesu' Cristo dopo la sua crocefissione e che l'immagine impressavi corrisponda proprio alla sua. Nonostante il fatto che esperti di tutto il mondo ormai da molti anni siano impegnati nello studio del misterioso lenzuolo, non si e' riusciti tuttora a giungere a conclusioni univoque.
Recentemente, alla ricerca del mistero relativo alla provenienza del lenzuolo si sono aggiunti anche i servizi segreti russi, meglio conosciuti sotto la sigla di FSB, e alcuni scienziati dell'Istituto di criminalistica hanno effettuato una serie di esperimenti unici che hanno permesso di venire a conoscenza nei dettagli degli ultimi giorni di vita e dell'esecuzione di Gesu' Cristo.
Gli specialisti del FSB hanno intenzionalmente messo da parte la trattazione puramente storica del lenzuolo, decidendo di studiarla in qualita' di testimonianza materiale direttamente dal luogo del crimine commesso. Gli esperimenti sono stati effettuati sotto la direzione del dottore di scienze tecniche Anatolij Fesenko, il quale per lungo tempo e' stato a capo dell'Istituto di criminalistica.
Fesenko ha dichiarato che agli scienziati e' toccato effettuare una ricerca assai ampia e complessa, un insieme di chimica, fisica, matematica e biologia. "Per iniziare abbiamo innanzitutto cercato di stabilire la possibile eta' del tessuto dopo aver modellato il processo d'invecchiamento, - ha raccontato l'esperto. - E siamo giunti alla conclusione che gli scienziati americani, i quali a loro volta avevano "ringiovanito" il lenzuolo piu' del doppio, si sono sbagliati.
Il lenzuolo ha effettivamente non meno di duemila anni". Inoltre gli scienziati russi hanno smentito le supposizioni formulate in precedenza, secondo le quali la Sacra Sindone avrebbe mille anni in piu' di Gesu' Cristo.
Oltre alle prove relative alla reale eta' del lenzuolo, gli scienziati dell'Istituto di criminalistica presso il FSB, studiando le impronte digitali impresse su di esso, sono stati in grado di stabilire il tipo di ferite riportate da Gesu' Cristo e parlando in termini prettamente professionali, gli esiti della ricerca hanno fornito prove materiali della violenza alla quale e' stato sottoposto Gesu' Cristo.
"Sul lungo lenzuolo di lino dalle dimensioni di 4,3 x 1,1 metri, e' stata rilevata, seppure trapeli in modo non troppo netto, la sagoma di colore giallastro-marrone relativa a due proiezioni di un uomo denudato, una anteriore e l'altra posteriore. L'analisi di tutte le impronte impresse sul lenzuolo testimonia che la persona la cui immagine e' ritratta, e' stata flagellata con fruste di tipico modello romano a cinque code, le cui estremita' erano rafforzate da punte di piombo", hanno dichiarato gli esperti russi che hanno studiato il lenzuolo.
Inoltre, secondo le conclusioni a cui sono giunti gli scienziati russi, le ferite riportate dalla persona avvolta dal tessuto in questione, corrispondono esattamente alle sofferenze patite da Gesu' Cristo e descritte nella Bibbia. "Sulla spalla destra e' evidente una larga ferita, dettaglio importante che sta a testimoniare il fatto che la persona in questione ha trasportato un oggetto pesante, probabilmente una croce. L'osso nasale e' stato fratturato da un forte colpo ricevuto dal lato sinistro e sempre da questo lato e' stato altresi' fratturato lo zigomo, per cui si tratta di una parte del viso edematosa. Il mento e' nettamente definito, soprattutto sul lato sinistro, mentre sul lato destro e' presente una macchia di sangue o una profonda ferita. L'espressione del viso e' assimetrica; la persona raffigurata sul lenzuolo ha patito immani sofferenze ed e' per questo che i tratti del suo viso dopo la morte si sono contratti in modo irregolare", si legge nel referto degli esperti criminalistici russi.
L'enorme mole di lavoro svolta dagli esperti dell'Istituto di criminalistica presso l'FSB, ha permesso di fare un ulteriore barlume di luce sul mistero della sacra reliquia e i risultati della ricerca hanno confermato per l'ennesima volta che sul famoso lenzuolo di lino sono effettivamente impresse le sofferenze di Gesu' Cristo.

martedì 27 marzo 2012

Lo Zed

Recentissimi scavi e ritrovamenti sembrano dimostrare che all'interno della Grande Piramide di Cheope si trovino delle stanze segrete, custodi dell'esistenza di un'antichissima ed ormai perduta civiltà. Ma sono le autorità del Cairo a far tacere ogni cosa. Vediamo di cosa si tratta...

Oltre alle inquietanti ed incredibili scoperte che avvolgono i misteri delle Piramidi di Giza (per saperne di più) recentemente si è scoperto che nella Grande Piramide sia presente il famoso Zed, ovvero una torre molto particolare inserita sopra la Camera del Re, costituita da ben quattro blocchi giganteschi di granito. Secondo l'egittologia classica, lo Zed è semplicemente un simbolo con il quale gli antichi Egizi intendevano rappresentare il dio Osiride, ma secondo alcuni studiosi all'interno di questa torre sono contenuti documenti storici a cui fa riferimento anche il patriarca biblico Enoch. Questa torre risulterebbe essere antichissima e molto probabilmente in principio era situata sulla piramide di Zoser , la prima torre fatta eregere in Egitto e protetta da alte mura molto spesse e con un unico punto di accesso. Successivamente lo Zed, per difenderlo da cataclismi e probabilmente dall'imminente Diluvio Universale, fu smontato e rimontato poi all'interno della Grande Piramide. Ovviamente ciò farebbe spostare la data di tutte le costruzioni egizie indietro nel tempo, come sostengono numerosi studiosi. Inoltre, alcuni di essi, affermano anche che Abramo partì da Ur per giungere in Egitto per ricercare tali testi contenuti nello Zed. Si narra che lo Zed fu costruito dalla popolazione Sumera o dai loro Maestri, Annunaki, e che poi se ne appropriarono gli Accadi e si suppone che esso fosse situato come culmine della famosa Torre di Babele. La Torre di Babele, è la leggendaria costruzione di cui narra la Bibbia nel libro della Genesi.
« Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese del Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l'un l'altro: "Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco". Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: "Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non dispenderci su tutta la terra". Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: "Ecco, essi sono un popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro". Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra. »


Ma non è solo per il suo contenuto che lo Zed è sempre stato importante, ma per l'energia che esso è in grado di attirare. Infatti, assomiglia ad una immensa antenna ed i vari blocchi di granito orizzontali formano le braccia dell'antenna. Il granito contiene una buona quantità di silicio...

mercoledì 7 marzo 2012

LANCIA DI LONGINO


'
Il vangelo

«[...]Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato - era infatti un giorno solenne quel sabato - chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all'altro che era stato crocefisso insieme con lui. Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue ed acqua. [...]» (GV 19, 31-34).

Questo passo del vangelo di San Giovanni, testimonia un evento tipico al tempo delle crocefissioni. Poiché per i giudei la croce era segno di maledizione (cfr Galati 3,12), si prescriveva l'inumazione dei cadaveri appesi prima del tramonto del sole, perché non contaminassero la terra santa. Per accertare la morte dei condannati, venivano loro spezzate le gambe; solo a Gesù venne risparmiato ciò (non gli sarà spezzato alcun osso - Esodo 12,46), ma un pretoriano gli sferrò un colpo di lancia nel costato procurandogli uno squarcio dal quale fuoriuscì sangue ed acqua.

Al di là del significato che la chiesa attribuisce a questo evento, resta la considerazione che - secondo la leggenda nata attorno a ciò - da quel momento la lancia acquistò poteri miracolosi.

Chi era il pretoriano?

L'uomo che sferrò il colpo di lancia nel costato di Gesù fu, secondo una tradizione desumibile da alcuni vangeli apocrifici tra i quali quello di Nicodemo, il centurione romano Gaio Cassio Longino, il cui nome Longino, deriverebbe dal greco longkhé che vuol dire lancia.

Sembra che fosse noto anche come Longino l'Isaurico dal nome della provincia romana dalla quale proveniva (l'attuale Turchia), anche se secondo altre tradizioni sarebbe originario dell'Italia.

Si racconta, inoltre, che dopo il colpo di lancia inferto a Gesù e dopo aver assistito al miracolo dell'acqua e del sangue sgorgati dalla ferita, Longino fu colto da una crisi religiosa che lo portò a convertirsi. La conversione sarebbe avvenuta - secondo altra tradizione - nel momento in cui squarciando il costato di Gesù, alcune gocce di sangue presero a scendere lungo l'asta della lancia e da lì caddero sugli occhi malati del centurione guarendoli.

Una volta convertito avrebbe intrapreso un'opera di diffusione evangelica iniziando dalla città di Mantova. Ed infatti in un opera di Ippolito Donesmondi (La Istoria Eclesiastica di Mantova, 1612) si dice che Longino sarebbe arrivato a Mantova nel 36 d.C. portando con sé un'ampolla del prezioso sangue di Gesù ed un pezzo della spugna che fu usata per dargli da bere aceto.

Verso il 37 d.C. Longino sarebbe stato decapitato. La sua figura è comunque controvera, infatti con lo stesso nome si indicano, anche nella stessa tradizione cristiana, due personaggi: il soldatoi della lancia ed il centurione che proclamò la divinità di Cristo dopo la sua morte in croce.

Tutto ciò, comunque, non intaca l'importanza storico religiosa di due reliquie òegati a questi fatti: il Lateral Sangue e la Lancia di Longino.

Il Lateral Sangue

Era così chiamato poichè scese dal fianco di Gesù. Dopo il suo ingresso nella "storia" delle reliquie religiose (intorno al 36 d.C.) rimase nascosto fino all'anno 800 circa, quando casualmente viene ritrovato. Il ritrovamento suscitò l'interesse di due famosissimi personaggi del tempo: LEONE III e CARLO MAGNO (742 - 814). Entrambi si recarono a Mantova (luogo della scoperta) e qui Leone III fondò l'episcopato mentre Carlo Magno prelevò una particella della reliquia per portarla in Francia.

Quando intorno al 924 la città di Mantova fu assediata dai Barbari, provenienti dall'ungheria, il popolo nasconde il Lateral Sangue dividendolo in due parti. Una Parte fu sotterrata nella città vecchia, vicino alla cattedrale; l'altra parte fu sotterrata nel luogo del primo ritrovamento, l'orto dell'oratorio di Sant'Andrea. La leggenda vuole che dopo tutto il popolo misteriosamente perse il ricordo dei luoghi in cui queste reliquie furono celate.

Nel 1050 circa, il Lateral sangue venne ritrovato: un mendicante cieco vede in sogno Sant'Andrea, che gli dice dove scavare. Sul luogo del ritrovamento venne edificata una Chiesa per Sant'Andrea che sarà distrutta 4 secoli dopo da Ludovico Gonzaga per edificare l'attuale basilica progettata dall'Alberti.

La Lancia di Longino

Ben più importante è forse il destino storico che toccò alla Lancia di Longino. Abbiamo già visto come la sua tradizione sia nata da quelle poche righe che il Vangelo di Giovanni dedica all'evento (vedi prima parte). Da subito diviene simbolo misetrioso ed oggetto dotato di immensi poteri, legandosi immediatamente nelle tradizioni ad un altro mito: Il Sacro Graal.

Sacro Graal e Lancia di Longino, appaiono insieme nella Processione del Graal descritta nel 1190 da Chretien de Troys.

La Lancia di Longino ritorna in un poema epico irlandese in cui Melora, la figlia del mitico re Artù, la usa per sciogliere un incantesimo di cui era vittima Orlando.

La Lancia di Longino nella storia

Secondo quanto è possibile stabilire, i primi personaggi storici che si interessarono alla Lancia furono Costantino Il Grande (280 - 337) e Federico Barbarossa (1122 - 1190) che se ne servirono come potente talismano.

Carlo Martello, se ne servì per scongiurare l'invasione degli Arabi. Ma senza dubbio il personaggio che instaurò con la lancia un rapporto morboso e viscerale, di insano amore quasi, fu Adolf Hitler.

La Lancia di Longino ed Hitler

Era il 1909 quando un giovane Adolf Hitler si aggirava compiaciuto presso le sale del museo Hofburg di Vienna. Tra i numerosi oggetti esposti, uno solo catturò subito il suo interesse: la Heilige Lanze (La Lancia di Longino).

Così nel 1938, quando Hitler con un atto alquanto discutibile detto Anschluss, annesse l'Austria alla Germania fu libero di poter realizzare uno dei sogni più segreti: possedere la Lancia di Longino.

A questo punto si potrebbe romanzare la scena. Hitler che solennemente si avvicina alla teca che custodisce la lancia, la apre con timoroso rispetto e mal celata audacia. Osserva la lancia e, lentamente, l'afferra e la alza su di se. Ecco, in quel preciso istante si dovette sentire padrone del mondo.

Dopo che il dittatore nazista prese la lancia, questa fu trasportata a Norimberga, dove fu collocata come reliquia nella Chiesa di Santa Caterina. La storia, adesso, ci ha dimostrato che in realtà la Lancia di Longino non sortì per il dittaore nazista quegli esiti miracolosi e favorevoli che lo stesso si aspettava.

Dopo la sconfitta di Stalingrado, Hitler ordinò che la lancia fosse trasportata in un rifugio a prova di bomba: un'antica galleria sotto la fortezza di Norimberga. Dopo l'attacco definitivo degli alleati alla Germania Nazista del 13 ottobre del 1944, si iniziarono a diffondere leggende circa l'esistenza di un luogo segreto che racchiudeva immensi tesori.

Nell'aprile del 1945 Norimberga venne occupata ed il Borgomastro della città - unico a conoscenza del nascondiglio della lancia - si suicidò. Secondo alcuni, in realtà, il Borgomastro "venne suicidato", infatti dopo la sua morte il suo appartamente venne accuratamente ripulito, come se qualcuno cercasse di nascondere qualcosa.

Gli alleati continuarono nella ricerca, lo stesso Churchill aveva la ricerca della Lancia come priorità e, finalmente, alle 14.10 del 30 aprile 1945, lo stesso giorno e forse lo stesso momento in cui Hitler a Berlino si suicidava, la Lancia di Longino venne recuperata dagli Americani. Il generale Patton, si racconta, fu sul punto di cedere alla tentazione di possederla per sè. Ma poi la sua eccezionale intelligenza fece prevalere il suo buon senso, e la Lancia fu restituita all'Austria, nazione in cui ancora oggi è possibile ammirarla nel Wel-tliche Schatzkammer dell'Hofburg di Vienna.

Leggenda nella Leggenda

In un libro pubblicato nello stato dell'Illinois, a cura del colonnello Howard A. Buechner e del Capitano Wilhelm Bernardt si può leggere che, con ogni probabilità Himmler fece realizzare da un artigiano probabilmente nipponico una copia esatta della lancia e fu proprio questa copia ad essere protagonista delle vicissitudini appena illustrate.

Quela sera (la sera dell'annessione dell'Austra alla Germania), sempre secondo tale pubblicazione, la Lancia fu imbarcata su un sottomarino U-Boat 530 e nascosta successivamente sui ghiacci dell'Antartide. Da qui, in seguito, sarebbe stata recuperata da un fantomatico Ordine dei Cavalieri della Lancia Sacra, che la custodirebbero con l'obiettivo di mantenere la giustizia e la pace nel mondo.

La Lancia Venuta dallo spazio

Secondo una tradizione risalente ai Celti, alcune creature provenienti dallo spazio siderale, divinizzate dal popolo con cui entrarono in contatto, avrebbero regnato in tempi molto antichi nell'Irlanda. All'atto di andare via, questi visitatori avrebbero omaggiato i propri sudditi con quattro oggetti magici tra cui la così detta LANCIA DI LUGH, arma portentosa dalla cui estremità scaturiscono scintille e stilla sangue. La tradizione dice che è così forte la potenza di tale arma che quando non la si usa deve essere immersa in un calderone ricolmo di sangue e veleno per impedire che distrugga tutto ciò che sta intorno.

lunedì 1 agosto 2011

La Spada Nella Roccia

Ci troviamo verso la fine del 1100 dopo Cristo.Al centro della storia che stiamo per raccontare c’è una rotonda, un cavaliere e una spada nella roccia.Ma invece che nel mitico regno di Camelot, siamo a Montesiepi, nel cuore della Toscana.
La spada nella roccia non è Excalibur e il cavaliere non si chiama Re Artù.Il suo mistero è invece custodito in un libro sigillato da più di 800 anni.Un libro che potrebbe svelare molti dei segreti che avvolgono la ricerca del Santo Graal.
Galgano Guidotti nasce nel 1148 a Chiusdino, unico figlio di Guido e Dionisia. Da giovane Galgano conduce una vita piuttosto dissoluta finché a 32 anni, il principe degli angeli, Michele, gli appare in sogno e gli ordina di seguirlo.Nel sogno Galgano riceve dai dodici apostoli l’ordine di costruire una rotonda a Montesiepi e di ritirarsi a vivere lì.La madre e gli amici lo convincono a desistere ma il 21 dicembre del 118, il suo cavallo si imbizzarrisce e lo conduce a Montesiepi.
A Montesiepi Galgano conficca la sua spada nel terreno per farne una croce. E miracolosamente la spada resta bloccata nella roccia.L’impugnatura diventata a forma di croce fa subito scalpore. Montesiepi si riempie rapidamente di pellegrini che chiedono a Galgano di fare miracoli.
Nel processo di canonizzazione del 1185 se ne conteranno, ufficialmente, ben diciannove.Il gesto di Galgano è l’opposto di quello che avrebbe fatto Re Artù, il quale estrasse la spada da una roccia per andare a combattere. Galgano invece trasforma la sua spada in una croce per fare l’eremita.
Ma cosa hanno in comune le due storie? E’ Galgano il segreto di Re Artù?
Nel 1190, nove anni dopo la morte di Galgano, Chretien de Troyes scrive il "Parsival" nel quale elabora quel complesso di racconti fiabeschi che vanno sotto il nome di Materia di Bretagna. In essi si parla di Re Artù, dei Cavalieri della Tavola Rotonda, di una spada nella roccia.
Il Graal sarebbe il calice dell’Ultima Cena oppure il recipiente che raccolse il sangue di Cristo.E la rotonda di Montesiepi, che ricorda un calice capovolto, sarebbe proprio una sua rappresentazione.In molti hanno indicato in questa abbazia il possibile nascondiglio del Graal: testimonianze parlano di una cavità sotterranea segreta, a cui si accederebbe spostando una pietra nel pavimento dell’anticamera.
Nessuno è però mai riuscito a trovare tale passaggio segreto.
Ma, oltre al Graal e alla spada nella roccia, quali punti di contatto esistono fra Galgano e Re Artù? Potrebbero essere la stessa persona? Di certo c’è che, nelle rappresentazioni dei Cavalieri della tavola rotonda, la spada Excalibur appare spesso proprio nelle mani di Galvano .E i misteri di Montesiepi non finiscono qui. Quando Galgano muore, sull’eremo viene costruita una Rotonda che, secondo molti studiosi, rappresenta un vero e proprio libro di pietra .
Chi riuscisse a interpretarlo, conoscerebbe allora il segreto del santo.Lo svizzero Paul Pfister, dopo 15 anni di studi e misurazioni, ha concluso che la Rotonda rappresenta un calendario dell’anno astronomico e consente di osservare fenomeni solari spettacolari, specialmente il 21 giugno, in occasione del solstizio d’estate. Inoltre il numero ricorrente delle misure della Rotonda è il 12, come gli apostoli di Gesù, mentre, osservando intensamente i 24 cerchi concentrici all’interno della cupola, si verificherebbero fenomeni mistici di levitazione o precipitazione.Una delle porte della rotonda, infine, punta a SudEst, proprio sulla direttrice che giunge al Monte Gargano, in Puglia, dove si trova il più importante santuario di San Michele. Negli affreschi della cappella, inoltre, accanto all’immagine di Galgano che pianta la spada nella roccia, si nota una misteriosa Madonna con Bambino.
La Madonna raffigurata ha tre mani. Un grossolano errore o un messaggio in codice?Galgano muore nel 1181 e a tempo di record la Chiesa lo proclama santo. Solo 4 anni più tardi, infatti, Papa Lucio III delibera, dopo un rapido processo, la canonizzazione del Cavaliere.Eppure, San Galgano non fu, in quegli anni, un santo molto venerato.Per quale motivo venne evitato dai fedeli del MedioEvo?
Per molti anni il Santo di Chiusdino viene messo da parte e chiamato riduttivamente "il santuccio". Il motivo sembra chiaro: il suo è un messaggio ispirato a un atto di pace. Piantare una spada nella roccia e adorarla in preghiera era però l’opposto di ciò che serviva alla Chiesa nell’epoca bellicosa delle crociate.Nella letteratura d’epoca è allora possibile che San Galgano diventi Re Artù e che la sua leggendaria spada serva invece a sfidare gli infedeli.
Due anni fa l’Università di Pavia ha confermato che la spada risale proprio al XII secolo.L’enigma di San Galgano è però destinato a rimanere senza soluzione.La verità giace infatti, impenetrabile, fra le carte del suo processo di canonizzazione, custodite nel forziere del Concistoro di Siena.
Una verità sigillata per l’eternità? Noi rimaniamo pronti e attenti per aggiornarvi, se ci saranno, su future novità.