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mercoledì 22 aprile 2020

26171 bombe in 7 Paesi del mondo

Nel 2016 Obama ha sganciato 26171 bombe in 7 Paesi del mondo

Nel 2016 gli USA hanno sganciato 26171 bombe in sette Paesi del mondo, scrive l’esperto americano di politica estera e di sicurezza nazionale, Mika Sönke, sul sito del Council on foreign relations, il CFR.
Di queste, 12 192 bombe sono state sganciate in Siria, 12 095 in Iraq, 1337 in Afghanistan, 496 in Libia, 34 in Yemen, 12 in Somalia e 3 in Pakistan. Sönke sottolinea che questi numeri, senza dubbio, sono sottostimati, poiché in Pakistan, Yemen, Somalia e Libia, secondo dati affidabili, durante un attacco aereo il bombardamento può essere multiplo.
Secondo l’esperto, l’anno scorso gli americani hanno lanciato 3027 bombe in più rispetto al 2015. Inoltre, la Libia non era in cima alla lista. I dati sulla Siria e l’Iraq, Sönke e la sua collega Jennifer Wilson, li hanno raccolti dai rapporti del Pentagono e internet. Sono riusciti a capire che nel 2016 gli USA hanno preservato il 79% degli attacchi aerei della coalizione contro l’IS nell’operazione Determinazione Assoluta (bombardando il deserto per fingere di combattere l’Isis, ndr). All’inizio di dicembre, la coalizione anti IS ha pubblicato un comunicato stampa in cui dichiara che 173 civili sono morti nel corso di questa operazione.

fonte:it.sputniknews.com

lunedì 23 maggio 2011

Le Atomiche

Il combustibile della discordia che viene dalle bombe atomiche

«Alcuni disastri naturali cambiano il corso della storia. Lo tsunami giapponese potrebbe essere uno di questi». La lungimiranza dell' Economist sta dimostrando, nel corso delle settimane, la sua profetica pertinenza con ripercussioni anche sui byproduct della filiera nucleare come ad esempio la fabbricazione di mox. L' acronimo sta per mixed oxide, misto di ossidi, e indica un combustibile nucleare di nuova natura, proveniente dal riprocessamento dalle barre di combustibile irraggiato nei reattori nucleari: dagli elementi fissili residui della reazione di fissione a catena che avviene nel core del reattore si estrae il plutonio, a partire dal quale, rimescolandolo ancora con l' uranio si fabbrica il mox. Gli americani riponevano grandi speranze nel mox, perché questo contribuiva a risolvere una serie di problemi: l' utilizzo del plutonio (anziché conservarlo in qualche modo ma è pericolosissimo) e anche il riciclaggio, senz' altro molto più nobile, dell' uranio delle armi nucleari via via smantellate sia in Russia che in America. Il maggior impianto al mondo per la produzione di mox è in costruzione sul Savannah River in South Carolina, un maxi investimento avviato da 11 anni il cui costo è salito fino a sfiorare i 5 miliardi di dollari, che era già al centro di infinite polemiche. Senonché ora è venuto fuori che c' era già un reattore sperimentalmente alimentato con il mox, e qual era? Non altri che il n.3 di Fukushima. Di qui il rinfocolarsi delle polemiche Il plutonio, che non esiste in natura, incute legittimi timori. La sua radioattività decade dopo 24mila anni. In compenso, la sua tossicità si diffonde meno facilmente, per esempio, del temibile iodio 131 perché il plutonio vaporizza difficilmente nell' atmosfera ed è meno solubile nell' acqua. E' per di più estremamente pericoloso se inalato. Il mox si ottiene partendo dal combustibile "bruciato" nei reattori, nel quale si isola il plutonio dagli altri elementi radioattivi costituiti da uranio impoverito 238U (96%) e scorie (3%). Il plutonio, che rappresenta all' incirca 1% del combustibile esausto, si è formato durante la reazione a catena per trasmutazione dell' uranio ed essendo anch' esso un elemento fissile, è in grado di alimentare nuovamente la fissione. Bisogna però sottoporlo a un processo di riarricchimento. L' industria del riprocessamento si concentra in due aziende. Leader è ArevaNc, business unit del costruttore dell' EPR. A La Hague, dove ha sede dal 1966 il suo impianto principale, arriva la materia prima dai 58 reattori nazionali e quella acquisita all' estero: Germania, Belgio, Svizzera, Olanda, Giappone e Stati Uniti. L' impianto del South Carolina doveva trattare 43 tonnellate di plutonio proveniente dallo smantellamento dell' arsenale bellico. L' impianto al plutonio weapon grade che arrivava negli Usa in virtù dell' accordo HEU Highly Enriched firmato tra Usa e Russia nel lontano 1993. Impegnandosi a smantellare migliaia di testate nucleari e vendendo agli Usa l' uranio per uso civile, i russi hanno guadagnato 8 miliardi di dollari e gli americani rifornimenti per 400 tonnellate di uranio. Una lampadina su 10 si accende con materiale fissile originariamente destinato a distruggere. Rimaneva però il problema del plutonio che l' amministrazione Clinton pensava risolvere affidando alla joint venture francostatunitense Shaw Areva Mox Services, la sua trasformazione in MOX per soddisfare la domanda di combustibile di alcuni dei 103 reattori americani. Il ciente più probabile, la Tenessee Valley Authority, l' utility proprietaria di una centrale da 1200MW in fase finale di realizzazione proprio a Savannah River, stava negoziando con il Dipartimento per l' Energia, la sostituzione di un terzo del combustibile del nuovo reattore con mox: una concentrazione 5 volte superiore a quella nelle barre di combustibile del reattore N.3 di Fukushima. Dall' amministrazione Obama fanno trapelare che il mox è sicuro, e che il governo rimane fiducioso che il progetto alla fine attrarrà acquirenti, notando altresì che altri sei paesi oltre al Giappone avevano adottato il mox come combustibile. Anne Harrington, che coordina i programmi nucleari per il ministero dell' Energia, ha detto: «E' solo un tentativo opportunistico di riportare utili politici approfittando della crisi giapponese». - PATRIZIA FELETIG