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martedì 28 aprile 2020

"Vogliono uccidermi": il mistero della lettera di Michael Jackson


Alcune lettere misteriose riaprono le ipotesi sulla morte di Michael Jackson. Il re del pop, deceduto a causa di una dose eccessiva di Propofol, un potente sedativo, poco prima di morire aveva scritto alcune lettere, 13 per la precisione, in cui svelava ad un amico la paura di essere ucciso. “Stanno tentando di uccidermi…”, “Ho paura per la mia vita”, si legge nelle missive scritte da Michael Jackson. A riceverle Michael Jacobshagen, suo amico di lunga data, che ha deciso di rendere pubbliche le missive per supportare la teoria secondo cui il cantante sarebbe stato assassinato.

Intervistato in un programma della tv australiana, Jacobshagen ha raccontato di essere stato improvvisamente chiamato da Michael Jackson quando si trovava in Germania. Il re del pop l’avrebbe pregato piangendo di tornare negli Stati Uniti. Jacobshagen, arrivato a Los Angeles, avrebbe incontrato Michael, che gli avrebbe consegnato le lettere. Fra quelle pagine emerge il tormento e la paura di Michael, preoccupato per la sua incolumità. “Mi fanno molta pressione… sono preoccupato per la mia vita” si legge e non è chiaro chi siano quei personaggi misteriosi da cui era terrorizzato. Secondo molti sarebbero i promotori della AEG, che dovevano organizzare il tour in Inghilterra, ma Jackson purtroppo non fa nomi. “Durante quei giorni che ho passato con lui Michael era emotivamente molto provato” ha spiegato l’amico, confermando di fatto la teoria di Paris, figlia del re del pop, che in un’intervista aveva affermato di essere convinta che suo padre era stato ucciso.

“Lo hanno ammazzato – ha svelato in un’intervista -. È ovvio, tutto tende verso questa spiegazione. Può sembrare una teoria complottista o una stronzata, ma noi della famiglia e i veri fan sappiamo che è così. La storia ufficiale della sua morte è tutta una montatura. Ogni tanto mio padre diceva che qualcuno lo aveva preso di mira. “Mi uccideranno un giorno”, ripeteva”.

mercoledì 22 aprile 2020

La strana storia dell'omicidio di Seth Rich


Quella di Seth Rich è una brutta vicenda, fatta di pessimo giornalismo, cospirazionisti e gente senza scrupoli. Emblematica di cosa può fare una fake news
Questi i fatti: Seth Rich è stato colpito alla schiena da un proiettile il 10 luglio 2016 nella zona di Bloomingdale a Washington Dc, capitale degli Stati Uniti. Seth Rich è morto. Fine dei fatti. La polizia non è riuscita a trovare il colpevole, e le indagini propendono per una rapina finita male. Una delle tante brutte storie spesso relegate nei media locali. Ma allora perché se ne parla ora, a circa dieci mesi dall’accaduto? E perché se ne parla poi a livello internazionale?
In effetti manca un dettaglio, anzi, più di uno. Seth Rich era un 27enne che lavorava nello staff del Comitato nazionale democratico (Dnc). Si tratta del comitato che coordina l’attività dei candidati del Partito democratico statunitense. E anche qui niente di strano. Non fosse per il fatto che la sua morte sia stata recentemente sfruttata da diversi mass media di destra statunitensi per una grottesca teoria del complotto.
La tesi è che Seth Rich fosse stata la fonte di WikiLeaks per email trapelate riguardanti Hillary Clinton, a ridosso della fine delle elezioni presidenziali. E che quindi sia stato ucciso per vendetta proprio da qualcuno del Partito democratico o da altri soggetti interessati a farlo tacere. Sono state fatte diverse indagini, e non è stato trovato uno straccio di prova rispetto a questa storia. Al contrario, ci sono forti indizi che indicano che WikiLeaks abbia ricevuto il materiale da fonti russe.
A rendere la faccenda ancora più strampalata (e dolorosa per la famiglia della vittima) ci ha pensato, nell’ordine: WikiLeaks, Fox News e Kim Dotcom. Partiamo da quest’ultimo. Da giorni dichiara su Twitter che possiede informazioni riguardanti il coinvolgimento di Rich nel leak del Partito democratico. E che il partito avrebbe delle responsabilità sulla sua morte.
Dotcom sostiene che sarebbe stato contattato da Rich con lo pseudonimo di Panda nel 2014. Panda lo avrebbe stimolato a creare un Partito dell’Internet, e che voleva “cambiare le cose dall’interno”. Lo stesso Dotcom ammette che la famiglia di Seth Rich lo ha implorato di smetterla di dire falsità. Questo però non l’ha fermato del tutto. Il suo piano sarebbe di ottenere un invito negli Stati Uniti dalla magistratura per esaminare le sue supposte prove. Già, perché non dimentichiamo che è latitante in Nuova Zelanda. Gli Stati Uniti hanno chiesto l’estradizione con l’accusa di violazione delle leggi sul copyright e riciclaggio di denaro sporco.
La famiglia di Seth Rich è dovuta intervenire con gli avvocati anche nei confronti di Fox News. Il network televisivo americano aveva infatti trasmesso un servizio dove un investigatore privato, Rod Wheeler, sosteneva la teoria del complotto. Wheeler ha poi ammesso alla Cnn che la sua fonte era un reporter di Fox News. Su sollecitazione legale della famiglia di Rich, il network ha chiesto scusa. Anche per quanto pubblicato sul sito: “L’articolo non è stato inizialmente soggetto all’alto livello di analisi redazionale richiesto per tutti i nostri servizi. Dopo un’appropriata revisione, l’articolo è stato identificato come non conforme ai nostri standard e quindi è stato rimosso”.
Ma WikiLeaks che dice? L’atteggiamento finora è stato a dir poco ambiguo. All’indomani dell’omicidio l’organizzazione offrì ventimila dollari a chi avesse fornito informazioni sull’assassino. Julian Assange non ha mai condannato la teoria cospirativa. Anzi, in un’intervista a una testata olandese ha pure fatto delle sottili allusioni. Insomma, pare che Wikileaks stia ingrossando le fila dei media di estrema destra che stanno cavalcando una teoria ampiamente smentita.
E poi c’è la famiglia del giovane ammazzato. Non basta il dolore, ma deve anche affrontare una impari battaglia contro pessimo giornalismo da un lato e cospirazionisti e ultra-destra dall’altro. In tutto ciò, hanno pure ricevuto un alert dall’account Gmail del loro figlio: qualcuno ha cercato di utilizzare quell’account per crearne un altro da parte di Mega.com. Sito creato nientemeno che da Kim Dotcom.


fonte:
https://www.wired.it/attualita/media/2017/05/25/seth-rich-storia-omicidio/

venerdì 11 ottobre 2019

Mistero in Libia Tripoli Tajura





In Libia a Tripoli molti migranti del campo profughi di Tajura sono morti sotto le bombe. Gaetano Pecoraro ci racconta il vero bersaglio di quelle esplosioni: un deposito segreto di armi. E poi le torture subìte, e il ruolo dell'Italia nel finanziamento dei campi

L’11 maggio del 2017 nel centro profughi di Mineo, in Sicilia, una delegazione del governo italiano ha negoziato con le autorità Libiche il blocco delle partenze dei migranti. Al tavolo della trattativa c’è anche Abd Al-Rahman Milad, meglio conosciuto con il nome di battaglia di Bija.

Secondo l’Onu il comandante Bija dovrebbe stare in galera per crimini contro i migranti. Sarebbe il boss dei trafficanti di migranti, uno che da una parte affiancherebbe con una sua milizia la guardia costiera libica ma dall’altra secondo l’Onu, gestirebbe nel bene e nel male tutto il flusso delle partenze dei profughi. Un report delle Nazioni unite lo indica come un trafficante di migranti.

Strano quindi vederlo trattare con l’Italia per risolvere un problema delicato come quello dell’immigrazione dalla Libia. Le autorità di Roma sapevano chi fosse perché tanti giornali avevano parlato di lui, ma soprattutto perché in uno studio del ministero della difesa Bija era indicato come “dedito al traffico di migranti”. In un video si vede Bija che frusta alcuni migranti su un barcone. Metodi brutali utilizzati anche da altri libici in diverse situazioni e che purtroppo ci vedono ancora coinvolti, come per esempio nei tre campi profughi di Tripoli.

Uno di questi campi è quello di Tajura. Gaetano Pecoraro ha intervistato alcuni profughi che ci hanno vissuto. Raccontano violenze e punizioni corporali che a volte finivano perfino con la morte. Sotto la struttura c’era un luogo segreto, chiamato Underground. Era lì che avvenivano le torture: sevizie terribili, a cui molti migranti sono stati sottoposti per tantissimo tempo. In un campo che sarebbe finanziato anche dall'Italia, tramite alcune ong.

“Prendevano le ragazze e le violentavano”, ci racconta uno dei migranti che è stato lì. Gaetano Pecoraro ha chiesto al nuovo ministro dell’Interno Luciana Lamorgese: se l’Italia dovesse essere complice in crimini contro l’umanità, come la metteremo? “Quello lo valuteremo. Ogni giorno ha la sua pena”, la laconica risposta di chi siede al Viminale (nel servizio abbiamo incontrato anche due suoi predecessori, con linee stranamente simili sulla Libia, nonostante le divergenze politiche: Marco Minniti del Pd e Matteo Salvini della Lega).

Quest’estate il campo di Tajura è stato bombardato. Le immagini del bombardamento sono state riprese con il telefonino dalle persone chiuse dentro il capannone dove è scoppiata la bomba. Sono video terribili. Non si sa chi ha tirato la bomba, ma si conosce il perché.

Stando a quanto raccontano i profughi, nell’Underground, dove avvenivano le torture, c’erano dei depositi di armi, bombe e perfino carri armati. Forse era questo l’obiettivo della bomba, distruggere quel deposito di armi. Il commento di uno dei profughi intervistati ci fa ancora gelare il sangue: “Ci usavano come scudi umani”.

venerdì 7 dicembre 2012

Unità 731


Vi sorprenderebbe sapere che verso la fine degli anni '30 del 1900 c'erano diversi campi di prigionia, tra il Giappone e la Cina, in cui i prigionieri ricevevano abbondanti razioni di cibo, erano trattati con riguardo, e potevano svolgere regolare esercizio fisico?
Uno di questi chiamava "Castello di Zhong Ma", e fu costruito da prigionieri cinesi provenienti dalla Manciuria e catturati durante il Secondo Conflitto Mondiale. Non era un campo di prigionia come tutti gli altri: fino al 1989, il governo giapponese (e quello americano) custodì gelosamente nei suoi archivi il segreto di Zhong Ma, ma dopo la raccapricciante scoperta di centinaia di carcasse umane a seguito di alcuni scavi sotto la città di Tokyo fu costretto ammettere la cruda realtà: Zhong Ma non era altro che un enorme centro di sperimentazione su cavie umane.
Più di 500 detenuti, in buone condizioni fisiche per poter essere dei soggetti ideali per la sperimentazione, rimanevano segregati all' interno del campo di prigionia per mesi, fino a quando non giungeva il loro momento, il momento di essere sottoposti a macabri esperimenti per testare armi biologiche.
Un solo esempio: se era necessario un cervello umano, veniva prelevato un prigioniero dalla sua cella nel giro di pochi minuti e, mentre veniva tenuto fermo da due guardie, un terzo uomo armato di ascia gli apriva il cranio, asportava il cervello e lo consegnava nelle mani degli sperimentatori.
A capo del progetto era Shiro Ishii, alto ufficiale dell' esercito nipponico con una passione per le sale da tè e le ragazzine, oltre che coinvolto in numerosi episodi di estorsione ai danni delle aziende che costruivano i numerosi laboratori di cui si serviva. Ishii non aveva nulla da invidiare al dottor Josef Mengele nelle sue sperimentazioni: esperimenti con virus letali, energia elettrica, esposizione prolungata a caldo e freddo, asportazione di organi senza l'ombra di anestesia, e molto, molto altro.

Shiro Ishii aveva già dimostrato di possedere una mente non propriamente sana quando studiava all'Università Imperiale di Kyoto. Dopo essere entrato in contatto con gli alti ufficiale giapponesi, impressionò addirittura il fratello dell'Imperatore con una vivisezione umana eseguita in pubblico.

Il suo particolare "talento" e il suo interesse per la guerra batteriologica gli fecero ottenere il ruolo di Comandante della sezione di Guerra Biologica dell'Armata di Kwantung, e un posto di spicco al Dipartimento Batteriologico dell'Accademia Medica Militare.
L'Unità 731, nome in codice del gruppo di sperimentazione creato formalmente nel 1936 ma già in attività dal '32, iniziò a destare qualche sospetto nel distretto di Kanda, Tokyo, e fu costretta a trasferire la sua sede principale in Manciuria, a Pingfan, dove il dottor Ishii riuscì dare slancio alla sua perversa fantasia con sperimentazioni che al solo pensiero farebbero rabbrividire chiunque. Le basi, localizzate tutte nella parte nord-orientale del territorio cinese, non erano popolate solo da prigionieri cinesi, ma anche da inglesi e americani, in quel periodo impegnati sotto il generale McArthur per contrastare l'offensiva giapponese nel Pacifico.
Tra alcuni dei raccapriccianti esperimenti:
  • Esperimento di inoculazione del virus della peste su 12 cavie. Solo una persona sopravvisse dopo 19 giorni, ma venne vivisezionata immediatamente. Il virus della peste fu solo uno dei tanti sperimentati all' interno dei campi utilizzati dall' Unità 731: antrace, stafilococco, salmonellosi, colera, e via dicendo;
  • Avvelenamenti da gas fosgene (cloruro di carbonile), gas altamente tossico utilizzato in grandi quantità durante la Prima Guerra Mondiale. Legandosi all'acqua si trasforma in acido cloridrico, uno degli acidi più potenti conosciuti, e corrode il corpo umano ad iniziare da 24-72 ore dopo l'esposizione;
  • Sperimentazioni con cianuro di potassio;
  • Esposizione a circa 20.000 Volts di energia elettrica, con effetti immaginabili sul corpo umano;
  • Test di congelamento: le cavie umane venivano lasciate nude a temperature prossime allo zero e bastonati sulle costole per verificare lo stato di congelamento. Raggiunto il giusto punto di congelamento venivano sperimentate improbabili procedure di scongelamento, che il più delle volte portavano alla morte. E chi aveva la "fortuna" di sopravvivere, veniva vivisezionato;
  • Test di sopportazione del calore: i prigionieri venivano sottoposti a temperature costanti di 40°C per diversi giorni. Un prigioniero fu in grado di sopravvivere per 19 giorni, ma ben presto fu dissezionato vivo;
  • Venivano appesi prigionieri a testa in giù, per verificare in quanto tempo sarebbero morti;
  • Iniezioni di aria nelle vene, o di urina di cavallo negli organi interni;
  • Amputazioni selettive di arti o organi sani.

Se questo vi fa inorridire, leggere i rapporti dettagliati degli esperimenti condotti da Shiro Ishii potrebbe avere conseguenze più serie.
La ricerca dell'Unità 731 faceva gola a molti governi, ad iniziare da Stati Uniti e Russia. Dovendo conservare un'aria di rispettabilità, questi governi erano indubbiamente anni luce indietro ai "successi" ottenuti dall' Unità 731. Gli USA, una volta scoperte le macabre sperimentazioni di Ishii, confiscarono nel 1948 tutto il materiale raccolto durante gli esperimenti, ottenendo per i membri dell' Unità 731 l'immunità totale nei processi post-bellici in cambio di collaborazione nell' analisi dei rapporti.
Nel 1989, tuttavia, l'insabbiamento iniziò a crollare. Non era più possibile nascondere la realtà dei fatti, tant'è che alcuni reduci dai campi di prigionia giapponesi, compresi ex prigionieri americani, iniziarono a parlare.
E' il caso di Joseph Gozzo, al quale fu infilato un pezzo di vetro nel retto; o di George Hayes, al quale venne inoculato un non precisato agente batteriologico, per poi essere vivisezionato due giorni dopo.
Nel 1986 ci fu un'udienza alla Camera dei Rappresentanti in merito alle esperienze vissute da oltre 200 reduci americani scampati alla prigionia di Ishii. Purtroppo l'udienza durò mezz'ora e solo un testimone fu accettato, lasciando un mare di ombre sopra l'intera vicenda (grazie anche all'appoggio di alte cariche militari, come il generale McArthur) fino al 1993, anno in cui William Perry, Segretario alla Difesa, rese pubblici i documenti conservati negli archivi statunitensi a seguito dell'enorme pressione da parte dell' opinione pubblica.
Dopo la chiusura dell' Unita 731, molti dei suoi componenti andarono a ricoprire cariche importanti in case farmaceutiche, industrie mediche, ruoli in ambito accademico, o addirittura nella Croce Verde. Il caso più tragicomico fu quello di un membro del gruppo di sperimentazione sul congelamento, che divenne direttore di un'azienda di surgelati.
L'Unità 731 eseguì esperimenti su oltre 10.000 soggetti dal 1936 al 1945. La fine della guerra costrinse gli ufficiali coinvolti negli esperimenti su cavie umane a liberarsi di tutto il materiale scomodo, prigionieri compresi: 150 di essi furono uccisi come parte del piano ideato per nascondere le prove delle nefandezze commesse nel castello di Zhong Ma e nelle sedi giapponesi dell'Unità 731.

AGGIORNAMENTO 16 FEBBRAIO 2010

Nuovi dettagli sulle vittime dell' Unità 731 potrebbero emergere a seguito delle indagini che le autorità di Tokyo hanno dichiarato di essere in procinto di eseguire, esaminando le ossa umane rinvenute in una fossa comune scoperta nel 1989 durante uno scavo edile.
La fossa comune, ritrovata nei pressi del distretto di Shinjuku durante un'ampliamento del quartiere, conteneva ossa appartenenti ad oltre 100 esseri umani, e segnate da incisioni che sembrerebbero riconducibili ad asportazioni, trapanamenti e utilizzo di seghe ed altri strumenti (più o meno) chirurgici.
Agendo sulle indicazioni di un'ex infermiera, le autorità hanno affermato che esamineranno nuovamente i resti per determinare se quei corpi siano stati sottoposti ai barbari esperimenti umani effettuati dalla famigerata Unità 731durante gli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale.
Toyo Ishii, ex infermiera di un ospedale militare, ha dichiarato che nei giorni precedenti alla resa del Giappone, nell' Agosto del 1945, le fu ordinato, assieme ai suoi colleghi, di seppellire cadaveri, ossa e altre parti del corpo prima che arrivassero gli Alleati.
Secondo un'intervista rilasciata dall'infermiera, l'ospedale militare aveva tre camere mortuarie in cui i corpi venivano numerati e conservati sotto formalina prima di essere dissezionati.
Gli organi e le altre parti del corpo venivano invece immagazzinati in contenitori di vetro.
Sebbene oltre 100 cadaveri siano già stati ritrovati, l' Unità 731 agiva per lo più in Cina, e chissà quanti corpi non verranno mai disseppelliti. Si è stimato che Shiro Ishii e i suoi esperimenti abbiano causato circa 10.000 vittime all'anno.

21 febbraio 2011

Sono iniziati gli scavi nei pressi di un'ex scuola medica di Tokyo che potrebbe nascondere altri segreti sulla famigerata Unità 731.
"Il sito era il quartier generale della ricerca dell'Unità 731" ha detto Keiichi Tsuneishi, professore di storia della Kanagawa University e specialista di guerra biologica. "Se saranno trovate delle ossa, saranno per lo più legate all'Unità 731".

mercoledì 28 settembre 2011

Sarah Scazzi - Un caso, mille misteri



E' l'elemento che domina il caso di Avetrana, l'omicidio della quindicenne Sarah Scazzi: il mistero.
Un caso dai mille misteri, fin dall'inizio. Ancora da prima che venisse attuato l'omicidio. Anzitutto, infatti, il movente: si tratta davvero di una rivalità in amore? E' sufficiente questo per mettere in atto un piano del genere? Sabrina uccide Sarah con l'aiuto della madre, ma dove esattamente? Poi subentra Michele Misseri, che partecipa con il fratello della moglie Cosima e un altro congiunto, ad occultarne il corpo. Passano i mesi e zio Michele cede. E poi il telefinino di Sarah, i suoi vestiti, molti altri elementi. Il luogo, l'arma del delitto, e l'ora.
Diversi altri personaggi entrano in scena: un fioraio e la sua impiegata, vari testimoni che raccontano altrettante versioni, e come se non bastase anche gli stessi avvocati difensori dell'accusata che avrebbero violatro la legge, per perseguire un preciso obiettivo. In tutto, attorno al caso Scazzi, ruotano più o meno una quindicina di persone fra indagati, sospetti, testimoni, complici.
Verrebbe da domandarsi: ma che cosa c'è veramente dietro tutto questo? Di quale inconfessabile segreto potrebbe essere venuta a conoscenza Sarah Scazzi? Una numerosa famiglia che si attiva per mettere in atto un disegno tanto demenziale quanto perverso.
La prima udienza del processo è attesa per il 10 ottobre. Sicuramente sarà uno dei più seguiti, e difficili, degli ultimi anni, che catalizzerà l'attenzione dei media di informazione non solo italiani, come è quello per l'omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher, a Perugia, per cui sono stati condannati l'ivoriano Rudi Guede (16 anni in via definitiva), Amanda Knox (26 anni in primo gradi) e Raffaele Sollecito (25 anni in primo grado). E ora le udienze entrano in una fase decisiva per la sentenza d'appello. Così copme fu quello di Novi Ligure, quando Erika e Omar massacrarono la madre e il fratellino di lei con una furia che ha dell'inconcepibile. Come srà senza dubbio quello che dovrà affrontare Salvatore Parolisi, accusato del brutale omicidio della moglie. E come sono stati diversi altri processi, alcuni durati anni, per delitti rimasti ad oggi insoluti. Altri risolti dopo molto tempo, ma risolti, come speriamo si concluda quello sulla morte della giovane Yara Gambirasio.