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giovedì 19 aprile 2018

Contatti incontrollabili

I contatti incontrollabili delle persone che entrano in contatto con esseri sconosciuti ipotetici (normalmente con gli Dèi, “la coscienza cosmica” o gli extraterrestri) per mezzo delle immagini mentali o i dialoghi telepatici vengono definiti nell’ufologia come i contatti psico-correttivi.
La medicina ufficiale tratta questi contatti univocamente come esempi di malattie psichiche. Gli ufologi credono nell’autenticità dei casi ma sono anche convinti che questo tipo di contatti sono molto dannosi e nocivi per le persone. La maggior parte di questi contatti non riguarda gli extraterrestri veri ma entità di altre dimensioni a noi sconosciute, dimensioni che forse appartengono a vibrazioni molto basse.


Secondo loro con la grande vastità della letteratura accessibile sulla magia bianca e nera, l’abbondanza delle istruzioni su come realizzare/eseguire una seduta spiritica e le meditazioni di tutti i tipi, le persone capitano nelle sfere o mondi “sottili” dei quali non conoscono nulla, quindi soggetti ad un impatto traumatico di tipo socio-culturale.

Secondo l’opinione degli studiosi dei fenomeni anomali, contatti del genere sono il 90% dei casi in cui si va incontro ad un danno fisico, morale e psichico della persona e possono portare anche alle conseguenze criminali.

Il pericolo maggiore rappresenta il cosiddetto contatto forzato con certe forze intelligenti (forze energetiche, astrali, cosmiche). La forma dei contatti può essere molteplice: la voce che risuona, immagini mentali, la percezione della presenza e dell’influenza psichica e fisica di un estraneo o di un soggetto alieno di cui non si conosce la provenienza. Come anche il risultato: il rallentamento, intorpidimento o al contrario eccitamento, irritabilità, percezione delle vibrazioni.



Durante lo studio di vari tipi di contatti psichici, i ricercatori hanno notato che i rappresentanti delle altre forze intelligenti sanno assoggettare la volontà e la coscienza della persona in modo “professionale” per raggiungere i loro scopi. Queste presenze possiedono un’ottima conoscenza della psiche della persona e le capacità di influenzare qualsiasi suo centro energetico. Ad ogni contattato viene trovata la propria chiave e i metodi individuali nell’influenzare a seconda delle peculiarità dell’individuo. Il primo scopo è convincere la persona dell’onnipotenza di chi lavora con essa. E nella stragrande maggioranza dei casi tale scopo viene raggiunto.

Nel 20% dei casi nei contatti telepatici, la maggior parte delle interazioni con queste entità, i testimoni dell’esperienza sono bambini o adolescenti. L’instabilità della psiche dei bambini, la loro incapacità di valutare la situazione creatasi o la resistenza al forzamento violento della volontà della mente estranea durante il contatto mettono i bambini e gli adolescenti nella condizione della maggiore dipendenza, sottomissione, che negli adulti.

I seguenti casi tratti dalle ricerche dei fenomeni paranormali del ricercatore di scienze archeologiche Vladimir Panteleev fanno pensare.



L’insegnante del villaggio Zimovniki aveva perso il figlio 13enne, lui si era suicidato. Il ragazzo cresceva come tutti i bambini, studiava bene a scuola, era allegro, socievole, faceva lo sport e in particolare praticava le arti marziali (il kung-fu). La madre non aveva notato nessun cambiamento nel carattere e nel comportamento del figlio, praticamente fino al momento della tragedia. Per caso lei aveva trovato il blocco notes con delle annotazione strane di suo figlio. La prima era fatta a maggio del 1993. All’inizio si dava la decodificazione del nostro alfabeto con i simboli cosmici e disegni grafici misteriosi.

Nelle annotazioni successive si notava già l’influenza e la pressione finalizzata: erano apparsi i disegni delle armi di uccisione strane, delle teste degli animali terribili e grottesche, le profezie infauste riguardanti il nostro paese e della Terra in generale. Sul disegno fatto a un mese dal giorno tragico era rappresentato il cimitero, la tomba e la parola scritta “il futuro”.

Questi casi per ora sono rari ma spesso i contatti finiscono con l’”aggressione” psichica indirizzata contro i bambini per distruggere il loro sistema nervoso. Non esistono casi in cui entità extraterrestri hanno agito in modo coercitivo nella mente dei bambini. Esistono casi di interazione tra umani e extraterrestri in cui i bambini hanno avuto esperienze positive, soprattutto per la crescita individuale e l’apertura spirituale.

Nei casi sopracitati si usano invece segnali acustici (battiti, voci, il suono dei passi, campanelli, la risata, ecc) o l’immagine degli animali o delle persone vestite di nero. Accade nel momento dell’addormentarsi (qualcuno che soffoca/strangola, preme addosso con forza, perdita della capacità di parlare, paralisi del sonno e dei movimenti, ecc).



Negli anni 90 aal dr. Panteleev si è rivolta con la richiesta di aiuto una giovane donna, perché suo figlio Lesha di 9 anni era perseguitato dalle visioni strane. Era iniziato tutto con i mal di testa. I medici non avevano trovato la causa del malore. Lesha aveva iniziato a vedere delle immagini e spesso in queste visioni vedeva un “monaco” dall’aspetto spaventoso con il cranio rosato. L’influenza di questo “monaco” portava tanta paura al bambino che non riusciva a dormire. Dopo aver indebolito la psiche del bambino il “monaco” aveva cambiato la strategia dell’intimidazione e aveva iniziato a convincere Lesha che lui aveva uno scopo particolare sulla Terra: essere un “guerriero invisibile” per aiutare le forze in contatto con lui a distruggere la Terra. Pian piano il bambino perdeva l’interesse alla realtà che lo circondava, era diventato apatico, indifferente e assomigliava ad un robot che ciecamente obbediva alle indicazioni della mente estranea.

Effetti simili alla guerra psicotronica

Questi casi non sono più sporadici. Essi portano i genitori fino agli stress nervosi e mettono in difficoltà i ricercatori davanti ad una aggressione psicologica, dato che i suoi effetti sono molto simili alla guerra psicotronica realizzata lì dove meno la si aspetta.



Considerando che questi casi stanno coinvolgendo più persone, quindi di livello massivo, la maggioranza delle conseguenze sono negative e alcuni degli ufologi avvertono e mettono in guardia consigliando:

– Non cercare di avere i contatti telepatici autonomi, indipendenti con forse sconosciute.

– Stare molto attenti alle pratiche delle meditazioni, ovvero a chi svolge questo tipo di attività, stare attenti all’autotrening e altri esercizi energetici. Per quanto riguarda la meditazione, questa è comunque una pratica ottima per maturare la propria consapevolezza ma si può anche entrare in contatto con mondi e dimensioni diversi.


– Non prendere parte alle sedute spiritiche, possibilmente evitare gli incontri con entità sconosciute. Se siete testimoni o avete avuto interazioni con oggetti luminosi sconosciuti, chiamate un esperto ufologo con anni di esperienza.

– Se il contatto è avvenuto e vi porta fuori dall’equilibrio psichico, prima di tutto calmatevi e ascoltate voi stessi e consultate comunque un esperto.

fonte

http://www.segnidalcielo.it/

lunedì 2 aprile 2018

IL MISTERO DELLA TAVOLA OUIJA VERITA' O LEGGENDE URBANE?


IL MISTERO DELLA TAVOLA OUIJA VERITA' O LEGGENDE URBANE?




La tavola Ouija per molti sarebbe uno strumento
per evocare entit� o defunti. Per altri non ci
sarebbe nessun mistero frutto solo di semplice
suggestione



Per molti la famosa tavola con cui � possibile chiamare gli spiriti dei morti potrebbe essere
una porta verso l'ignoto, uno strumento di comunicazione con tutti i tipi di presenze
soprannaturali, altre semplicemente demoniache. L'origine della tavola Ouija fornita di numeri
e lettere � imprecisa. Una tavola simile alla tavola Ouija fu trovata in Cina risalente al
1.200 a.C. circa, dove alcuni studiosi guidavano un bastone attorno ad un vassoio pieno di
sabbia per comunicare con gli spiriti dell'aldil�. Altre fonti dicono che Pitagora, nel 540
a.C. tenesse delle sedute con una specie di tavola con le ruote che lui stesso chiamava
"il tavolo mistico". La tavolaOuija divent� di moda nello spiritismo popolare che si diffuse
in tutto l'Occidente alla fine del XIX secolo. Ha acquisito una tale reputazione che molte
persone hanno iniziato a tenere riunioni di spiritismo organizzato, dove si chiedeva agli
spiriti e le risposte arrivavano da una serie di urti o vibrazioni. Si racconda, per esempio,
che Mary Todd Lincoln, moglie del presidente degli Stati Uniti Abraham Lincoln, avesse tenuto
delle riunioni alla Casa Bianca stessa regolarmente per comunicare con i loro figli defunti.
Poi metodi di divinazione inclusi un pendolo che oscilla su un piatto con le lettere intorno al
bordo o l'uso di una intera tavoletta per indicare le lettere disegnate sul terreno. Nel 1890
gli uomini d'affari Elijah Bond e Charles Kennard brevettarono una tavola con l'alfabeto scritto,
inventando cos� la tavola Ouija come la conosciamo oggi.

Dopo le due guerre mondiali, la domanda di tavole Ouija era aumentata notevolmente a causa degli
interessi di vedove per comunicare con i loro mariti uccisi in combattimento. Aleister Crowley,
il famoso occultista inglese del secolo scorso che fond� una filosofia religiosa, ha anche
sottolineato sull'utilizzo di questo pannello che "non vi � alcun gioco e le persone che ne fanno
uso camminano su un terreno pericoloso, poich� danno il permesso ad ogni spirito sconosciuto di
comunicare con loro".

Per molti esperti della pratica Ouija paranormale sarebbe spalancare le porte a dimensioni vicine
e impercettibili alla nostra, contattando cos� esseri occulti che sono definiti come "basso astrale"
o "conchiglie", cio� entit� meno evolute che sono ancora aggrappate al mondo fisico o "spiriti
senza luce" o "anime" che vogliono esprimere il loro stato di disagio verso il mondo dei vivi.

David Farrant, capo della British Psychic and Occult Society, considera le chiamate effettuate
con la Ouija come un percorso con forze potenti e malefiche. "Le persone che giocano con la Ouija
potrebbero essere influenzate da energie negative di cui ne sono portatori tali entit�. Alcuni
partecipanti che desiderano comunicare potrebbero rischiare di essere posseduti� ha detto.

La tavola Ouija e le sue conseguenze fatali
I presunti casi cruenti relativi all'utilizzo della Ouija non sono pochi. Nel 1972, Jennifer Lynn
Sprigman, una ragazza di 14 anni che viveva in Illinois, ha usato la Ouija con un compagno di
classe e la prima cosa che ha chiesto alla tavola era a quale et� sarebbe morto. L'ago ha portato
il numero 18 e poi ha detto le parole "assassinati" e "strangolati". Il 3 ottobre del 1976, due
settimane prima del 18� compleanno di Lynn, la ragazza � morta per mano di uno strangolatore
che non fu mai catturato.

Nel 1995 in Arkansas, due ragazzi di 20 anni che professavano satanismo hanno invitato due amici
a giocare con la Ouija per comunicare presumibilmente con un essere dell�aldil� che hanno nominato
"il maestro". Gli stessi ragazzi finirono per pugnalare i loro ospiti e quando sono stati ricoverati
in un ospedale psichiatrico hanno affermato che "il maestro", attraverso la tavola Ouija, gli aveva
ordinato di agire in quel modo.

In un caso pi� recente, un ragazzo di 15 anni identificato come Colin Roberts � stato trovato appeso
a un albero vicino ad una chiesa di Belfast, dopo che un presunto spirito maligno parl� attraverso
la tavola Ouija. E un paio di settimane fa, in Per�, un adolescente � stato ricoverato in ospedale
con sintomi di casi di possessione demoniaca, dopo aver giocato con la tavola Ouija con un gruppo di
compagni di scuola.


La tavola Ouija in Cile: presenze agghiaccianti

In Cile ci sono storie che negano categoricamente l�innocuit� della tavoletta Ouija.
Dopo aver parlato dei rischi e delle drammatiche testimonianze di coloro che l�hanno utilizzata,
approfondiamo ora i casi che si sono verificati in Cile.

Il noto giornalista Juan Andr�s Salfate afferma che il pi� grande pericolo della pratica della Ouija
� il fatto di accedervi, facilmente cio� che chiunque pu� usarla. "Uno dei rischi � che lo spirito
invocato dalla Ouija, sia che si tratti di un parente defunto o di un demone chiamato "basso astrale"
decida di stabilirsi a casa o al domicilio dove � stata usata la tavola".

Si riferisce agli eventi avvenuti nei primi anni 90. "Ho avuto un ufficio in Avenida Pedro de Valdivia,
vicino a Providence, e la fidanzata di un amico che lavorava l�, che leggeva i Tarocchi ed era molto
interessata a queste cose, ci ha proposto uno giorno di giocare con la tavola Ouija. Abbiamo detto s�
e lei ha portato la tavola in ufficio un Sabato, quando nessuno stava lavorando. Tutti abbiamo messo le
mani su un vetro molto sottile. Abbiamo iniziato subito a fare domande e la coppa cominci� a muoversi
sul serio. Si � mossa molto velocemente e, a volte, ci sfuggiva di mano segnando le lettere sul tabellone
e rispondendo alle nostre domande. Quel giorno erano le 3 del pomeriggio, in pieno sole e accanto a una
grande finestra, in modo da non sentirsi molto spaventati", ricorda Iniziarono chiedendo se ci fosse una
presenza e rispose di s�. Ricordo che eravamo affascinati, ma il dialogo era un po' agitato, perch� la
presenza ha detto un paio di cose che loro non volevano ascoltare.





Iniziarono chiedendo se ci fosse una presenza e rispose di s�. Ricordo che eravamo affascinati, ma il
dialogo era un po' agitato, perch� la presenza ha detto un paio di cose che loro non volevano ascoltare.
"Siamo offesi e ci ha dato un paio di scarabocchi sulle lettere, gli rispondemmo e all�improvviso la
coppa part� dalle mani e cadde a terra, ma senza rompersi. La nostra amica ha detto che lo spirito era
arrabbiato e non avremmo potuto fare domande, cos� ha detto alcune cose per chiudere la cerimonia".

Salfate aggiunge che "la cosa incredibile � che da quel momento cose strane cominciarono ad accadere
in ufficio. Abbiamo cominciato a perdere i documenti e le stesse chiavi di frequente. A volte siamo
rimasti fuori dall'ufficio e non siamo riusciti a entrare. Cadevano cose per terra quando stavamo
lavorando e sentivamo rumori inspiegabili. Come risultato ad un mese e mezzo da quella cerimonia
abbiamo dovuto lasciare l'ufficio e trovare un altro luogo di lavoro".

Il caso di Julia Vial
La conduttrice televisiva Julia Vial, ha detto che una volta che ha fatto l'errore di giocare con la tavola
Ouija per chiamare il nonno morto. "Dopo vari tentativi lo abbiamo contattato e lui ha detto delle cose
che solo lui sapeva, ma la cosa peggiore � che ho sentito che lo avevo preso dalla sua pace e lo avevo
fatto abbassare ad un piano terreno a cui non apparteneva".

Per molti, la Ouija � una vera e propria porta verso una dimensione soprannaturale proibita. Ma per altri,
sarebbe solo un mero prodotto di suggestione, sarebbero i partecipanti che volontariamente o
inconsapevolmente combinano le parole attraverso un'azione ideomotoria, spostando la coppetta o la
parte che funge da indicatore con pressioni leggerissime delle dita.


fonte:
Traduzione e adattamento: Staff Mistero ufo


Immagini: Google immagini
Fonte: http://www.guioteca.com/


Vedi anche la news: L'ESORCISTA: UN FILM BASATO SU UNA STORIA VERA?
http://ansu.altervista.org/index.php?mod=read&id=1382096838

lunedì 7 agosto 2017

Il fantasma di John Lennon al Grand Hotel di Milano



Milano, 21 giugno 2014 - "You may say I’m a dreamer. But I’m not the only one”, sussurrava John Lennon in Imagine, sognando non ci fosse il paradiso né l’inferno sotto i piedi, ma di vivere solo per l’oggi e di essere in buona compagnia. Devono essersi sentite un po’così, o aver perso quantomeno la cognizione del tempo, sette persone che in quattro diverse circostanze, fra il 2006 e il 2013, hanno segnalato alla National GhostUncover, nata nel 2010 a Riccione, una presenza inconfondibile che avrebbe attraversato loro la strada. Chioma lunga, un cenno di saluto e via, un uomo apparentemente identico al “The smart one” è sparito nel nulla in un batter d’occhio fra i corridoi e sotto l’ombra del Grand Hotel Duomo di Milano. O di quello che oggi rimane di quel cinque stelle lusso che nel 1965 ospitò i Beatles nell’unica tappa italiana della loro tournée. Suggestione, nostalgia o un racconto ben orchestrato? I ghost busters italici al momento non escludono nulla: dopo la stesura di un verbale e l’ascolto dei testimoni presi singolarmente, il presidente Massimo Merendi e un suo collaboratore hanno raggiunto l’albergo affacciato sulle guglie e sulla Madonnina per un primo sopralluogo nel punto dell’“avvistamento”, in via San Raffaele.

Camice bianco e curiosi marchingegni in mano, hanno attirato l’attenzione di commercianti e passanti, finora “inquietati” solo dai cantieri infiniti e dalle macerie che si intravedono dietro le finestre di quella perla del 1860 ora disabitata. "Non acchiappiamo fantasmi – precisa però Merendi -. Siamo un gruppo composto da 86 appassionati che studia questi fenomeni, li censisce, li cataloga e qualche volta riesce anche a risolvere casi. La metà di noi non crede nei fantasmi, l’altra metà crede nell’esistenza di una gamma di fenomeni paranormali a cui non siamo in grado di dare razionalmente delle risposte. Io li rappresento entrambi". E così escono in tandem, con strumentazione tecnica al seguito. Lo faranno anche il 24 giugno, in occasione del quarantanovesimo anniversario dal viaggio milanese del Fab Four di Liverpool. Perché, durante una delle apparizioni, il fantasma di John Lennon avrebbe anche parlato – rigorosamente in inglese – dicendo di essersi trovato così bene da volerci ritornare. Peccato che, ad accoglierlo, non ci sarebbe più la camera di un tempo ma un ambientino forse più consono ai tradizionali spettri. "Le segnalazioni ci sono arrivate da persone che non sembrano conoscersi o far parte di gruppi esoterici o religiosi – continua Merendi – sono ex clienti, un dipendente e tre turisti. Stiamo analizzando anche una foto. Dei 1.820 casi che abbiamo seguito, una settantina riguarda personaggi famosi". "Ma sui tremila e passa alberghi in cui Lennon soggiornò, perché proprio Milano?", chiede scettico un grande cultore della band di Liverpool come Franco Zanetti, autore fra l’altro de “Il libro bianco dei Beatles”, ricordando la fugace tappa della tournée organizzata da Leo Wachter a Milano, Genova e Roma. "Sono arrivati in Stazione Centrale nel cuore della notte da Lione, il mattino dopo hanno fatto la famosa fotografia sulla terrazza del Grand Hotel Duomo e una conferenza stampa; dopo due esibizioni al Vigorelli, hanno raggiunto il Charlie Max dove suonava un'orchestra diretta da Augusto Righetti che aveva in repertorio i Beatles. Ci sono tante leggende, il giorno “buco” dei Beatles in Italia è però il 25 giugno, non si sa cosa abbiano fatto quel venerdì".

E lo sguardo torna sulla terrazza del prestigioso hotel: Rolando Giambelli, fondatore, presidente dell’Associazione Beatlesiani d’Italia associati e appassionato musicista, era sotto il palco durante il concerto, 40 anni dopo si era seduto nello stesso punto, con le guglie sullo sfondo, e ha fatto realizzare anche al Touring Club italiano una mappa dedicata alla trasferta milanese dei Beatles. "Il fantasma di John Lennon? Noi ci crediamo - strizza l’occhio -. D’altronde i Beatlesiani John Lennon lo portano dentro, come pure alcune lettere metalliche dell’insegna del Grand Hotel". Le hanno salvate dalla discarica durante i cantieri e accolte nel loro museo a Brescia. "Quante segnalazioni si sono perse nell’etere in questi anni, sono un sognatore anch’io e cerco anche di concretizzare questa presenza anche chiedendo l’intitolazione di vie". Domenica a Milano, all’Eataly Smeraldo, cercherà di “evocare” Lennon per dodici ore no stop con chi 49 anni fa era al Vigorelli con lui (fra cui Pupo e Giorgio Fazzini dei New Dada, Patrizia Wachter, Guidone e Augusto Righetti) e con le migliori Beatles band italiane. E anche questa è magia.

fonte:
http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/2014/06/21/1081737-fantasma-lennon.shtml

sabato 5 aprile 2014

Nell’ex manicomio le «rotonde dei furiosi» e i teschi dei pazienti



                                                             (clicca l'immagine)


Tra le siepi del giardino all’italiana sbocciavano ogni anno 5000 tulipani. Migliaia, come le persone che trascorsero una vita intera rinchiuse tra le mura del manicomio di Voghera: respinte come un corpo estraneo dalla società. Oggi che i rampicanti hanno sfondato le finestre e i tetti sono crollati, di quell’immensa sofferenza, come dei progressi scientifici che hanno messo fine alle terapie inumane e gettato le basi per la chiusura dei manicomi, non resta che un ricordo lontano. Eppure, per molto tempo, la casa dei pazzi, oltre a regalare una poco lusinghiera terza «P» alla città (dopo quelle di «peperoni» e «prostitute»), fu, assieme a quella delle ferrovie, la più importante azienda della città, arrivando ad ospitare 1029 pazienti e dando lavoro ad oltre 400 persone.
Voluto dall’amministrazione provinciale (presidente Agostino Depretis) negli anni ’70 dell’Ottocento, l’ex manicomio fu concepito come un monumento al positivismo e costituisce un pregevole esempio di architettura sanitaria dell’epoca, sviluppato secondo concetti all’avanguardia. Dai sotterranei di servizio dotati di binari che corrono lungo tutta la pianta della struttura fino alle inquietanti «rotonde dei furiosi». Esiste ancora quella del reparto maschile. Vi si accede attraverso una pesante porta con un oblò, che immette in un corridoio semicircolare su cui si aprono una serie di stanzette con i letti di contenzione. Tutto senza neanche uno spigolo. Negli anni bui, era qui che si eseguivano le pratiche di sedazione più atroci.
Tutto raccontato puntualmente da 16mila cartelle cliniche, che giacciono impolverate nella biblioteca-archivio, assieme ad alcuni teschi di pazienti «prestati» alla ricerca scientifica e agli strumenti chirurgici, tra aghi per la lobotomia e tamponi per l’elettrochoc. Gran parte di queste cartelle (9000 maschili e 6000 femminili, dal 1876 al 1998) furono riordinate e catalogate negli anni ’60 del Novecento da una paziente schizofrenica, moglie di un generale di Pavia, entrata e, come la maggior parte degli «ospiti», mai più uscita dal manicomio. Secondo Dino Sforzini, decano degli psichiatri pavesi e ultimo responsabile dell’istituto, si tratta di un «tesoro culturale, che documenta passo per passo le conquiste della psichiatria e che merita di essere salvato attraverso la digitalizzazione».

Il nodo da sciogliere, però, è sempre quello delle risorse. Lo stesso problema che riguarda il recupero dei 63mila metri quadrati dell’area su cui sorge il complesso dell’ex istituto psichiatrico. A partire dal 1978, anno della chiusura dei manicomi decretata dalla legge Basaglia, si è discusso a lungo. Tramontata l’ipotesi di trasformazione in residenza assistenziale per anziani (ne è stata costruita una nuova a fianco, l’Asp Pezzani, costata circa 12 milioni di euro), oggi non è dato sapere cosa ne sarà dell’ex manicomio, di cui viene utilizzata solo una piccola parte dall’Asl di Pavia, oltre ad alcuni locali occupati dalla direzione del dipartimento di salute mentale dell’Azienda Ospedaliera, proprietaria dell’area.

Dopo la pubblicazione, nel 2011, di «Oltre il cancello, Voghera» di Angelo Vicini e Fabio Draghi (esaurito), a cui hanno fatto seguito alcune visite guidate, l’ex istituto psichiatrico provinciale è divenuto meta di una sorta di pellegrinaggio di ricercatori, associazioni e acchiappafantasmi ed è stato scelto come set di trasmissioni televisive (una puntata di «Mistero», con Marco Berry, andrà in onda a gennaio). Mentre un istituto tecnico di Voghera, a fine maggio, vi condurrà studi botanici e architettonici, per poi sviluppare progetti di conservazione e recupero. Insomma, i buoni propositi non mancano, ma al momento non si intravedono possibilità concrete di valorizzazione. E la vecchia «casa lunatica» pavese, col suo bagaglio di storia e sofferenza, cade a pezzi.

la fonte:
http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/14_gennaio_10/nell-ex-manicomio-rotonde-furiosi-teschi-pazienti-9d7ef644-7a0d-11e3-b957-bdf8e5fd9e96.shtml




mercoledì 23 maggio 2012

Mistero a Città di Castello fenomeni inspiegabili in Pinacoteca Comunale

“Misteri in pinacoteca”. Con questo titolo la Società cooperativa sociale “Il Poliedro”, ente gestore dell’area museale della Pinacoteca comunale di Città di Castello, ha promosso un incontro, a palazzo Vitelli alla Cannoniera. Al centro dell’appuntamento, a cui hanno preso parte anche Alessandra Garavani, presidente de “Il Poliedro”, e Michele Bettarelli, assessore alla cultura del Comune di Città di Castello, ci sono stati i risultati della ricerca svolta dall’esperto biometrico e indagatore dell’ignoto, Daniele Gullà, coadiuvato da Florentina Richeldi, Mattia Mascagni e Luciano Pederzoli, e volta a esplorare alcuni fenomeni inspiegabili da sempre legati alla storia della residenza tifernate.
“Tutto è iniziato dalla suggestione di un’operatrice del museo – ha spiegato Garavani – che, a fronte delle leggende legate alla residenza, ha voluto sottoporre il palazzo a un approfondito esame. Anche questa – ha aggiunto - è un’occasione per ‘vivere il museo’, quello a cui puntiamo da ormai 15 anni”. “Siamo stati chiamati da ‘Il Poliedro’ – ha spiegato Gullà - per fare dei test sulla struttura. Prima di arrivare qui, a Città di Castello, abbiamo sottoposto le mappe del palazzo a Florentina Richeldi, esperta nelle tecniche di percezione psichica, che, attraverso una seduta di ‘visione a distanza’, ha fornito dei punti interessanti, all’interno di questa struttura, su cui ci siamo poi concentrati”. Dopo questa fase preliminare, lo staff di Daniele Gullà, giunto a Città di Castello, ha compiuto una doppia rilevazione, audio e video.
 “Abbiamo chiesto la possibilità di esplorare, senza condizionamenti, il locale – ha continuato Gullà –, effettuato un monitoraggio a frequenze non visibili e registrato frequenze non udibili all’orecchio umano. Abbiamo fatto chiudere la pinacoteca per 6 ore, nelle quali abbiamo lasciato dei microfoni molto sensibili all’interno, accertandoci che nessuno, come anche dimostrato dalle telecamere di sicurezza, potesse introdursi nel palazzo”. L’esame ha prodotto suggestivi risultati, accolti da numerosi interessati del paranormale, intervenuti all’incontro con gli esperti. “Dopo il rilievo – ha raccontato Gullà -, svolto il nastro registrato, ci siamo accorti che, a circa 3 ore dal momento in cui avevamo lasciato il palazzo, erano stati rilevati dei suoni. Alcuni dei quali, certo, possono essere provenuti dall’esterno, ma, un paio, e in particolare uno, certamente accaduti all’interno della struttura, per intensità sonora e per riverbero ambientale. Abbiamo cercato di capire la natura del suono, che ha presentato caratteristiche fisiologiche umane, comparandolo ad altri campioni audio, e ottenuto che la traccia sonora a cui più si avvicina è quella che simula la reazione vocale umana a una pugnalata”. “Altra cosa emersa – ha, poi, proseguito Gullà - sono delle immagini, catturate in banda ultravioletta e infrarossa, che hanno mostrato degli addensamenti, non spiegabili scientificamente, che, in una sequenza di tre scatti, hanno fatto rilevare una forma antropomorfa, molto simile a una figura femminile”. A questi risultati, come spiegato anche nel corso dell’incontro di giovedì sera, si aggiunge poi il rilevamento di alcuni oggetti metallici sepolti dentro il palazzo, localizzati tramite georadar. Tutti gli elementi emersi dall’esame, poi, hanno richiamato la leggenda tifernate che, da sempre, lega a palazzo Vitelli alla Cannoniera le figure di Alessandro Vitelli, la moglie Angela de’ Rossi di San Secondo e Laura, nota come “Sora Laura”. Un personaggio, questo, privo di riferimenti storici, ma di cui, nei secoli, si è tramandato, verbalmente, la consuetudine di attrarre a palazzo, attraverso il lancio di un fazzoletto per strada, uomini poi scomparsi. “La leggenda esiste – ha concluso Gullà -  e adesso anche dei dati, che abbiamo raccolto senza interpretarli, perché non spetta a noi. Quanto rilevato è di sicuro interessante, ma la ricerca andrebbe approfondita per cercare continuità nei fenomeni registrati e un eventuale collegamento alla leggenda di questa residenza”.

mercoledì 10 agosto 2011

Real Fantasmi


Immagini reperite da internet 
riguardanti fantasmi........
Facciamoci due risate su questi
simpatici argomenti misteriosi......

Simon Top

lunedì 18 luglio 2011

Scatta la foto e compare un “fantasma”, si riapre il caso per l’omicidio di un prete




Una strana figura in una diapositiva: a Vernazza l’assassinio di don Emilio è ancora un gialloUn turista scatta una foto nella chiesa di Vernazza, nello Spezzino, e in controluce appare una figura sfocata, simile a quella di don Emilio Gandolfo, il sacerdote ligure ucciso nella canonica della sua parrocchia il 2 dicembre 1999, socio della Compagnia di San Paolo. Scatta l’allarme fantasma, e intanto il sostituto procuratore di La Spezia chiede di sottoporre tutti gli abitanti del paese al test del Dna per trovare il colpevole del delitto.La strana foto che ritrae una figura maschile eterea accanto all’altare della chiesa ha riportato l’attenzione sul delitto del parroco ottantenne. Don Emilio si era ritirato nelle Cinque Terre, suo luogo d’origine, dopo aver trascorso la vita come addetto agli uffici diplomatici del Vaticano e guida in Terra Santa. La sera del 2 dicembre di 12 anni fa tutto il paese era per strada, intento a montare le luminarie per il Natale. Gandolfo fu ucciso senza che nessuno se ne accorgesse. L’assassino lo colpì con un crocifisso d’argento e resta il sospetto che il prete abbia subito torture. Il suo corpo presentava tutte le costole fratturate così come la mandibola, e le dita di una mano spezzate.Sul luogo del delitto fu trovato un capello, e oggi la Procura di La Speziapotrebbe chiedere a tutti i cittadini di Vernazza, meno di un migliaio, di sottoporsi al test del Dna. Il sindaco si è già detto pronto, anche se tutti sono convinti che il colpevole non sia un concittadino. Don Emilio, da socio della Compagnia di San Paolo, aveva fortemente criticato gli investimenti spregiudicati che poi la portarono al fallimento per 400 miliardi di lire e, la sera che fu ucciso, sparì la cartellina in cui il sacerdote custodiva gelosamente i suoi documenti.Fonte – TGCom, 5 Maggio 2011

venerdì 8 aprile 2011

Fantasma di Firenze


Baldaccio d’Anghiari, fantasma di Firenze

I fantasmi escono di notte, vivono tranquillamente nascosti nei meandri dei castelli e delle ville medievalie poi nel calar della notte si danno da fare a impaurirne gli abitanti. Come poteva Firenze rimanere esente da queste leggende? Ogni città, ogni luogo storico ha un fantasma famoso e Palazzo Vecchio, da sempre palazzo di potere e residenza di uomini illustri ha immancabilmente il suo.
Non è raro, alla chiusura dei portoni di Palazzo Vecchio, di sentire passi, movimenti, cigolii ma non si riesce a vedere alcun che. Ci sono angoli che a Palazzo Vecchio rimangono ancora avvolti dal mistero e dalla leggenda dei quali, forse, della loro storia non sapremo mai niente. Angoli che sfuggono alle persone ed ai visitatori, ed è proprio in questi luoghi che si annidano i fantasmi. I fantasmi di Palazzo Vecchio sono tanti, ma uno in particolare ha il potere di evocare la curiosità e la paura, di un personaggio storico che ancora dopo tanti anni deve dire la sua; Baldaccio d’Anghiari.
Non gridate il nome, non nominatelo senza valido motivo, parlatene con rispetto e indulgenza e con voce bassa, in modo da non innescarne l’ira.
Baldaccio d’Anghiari (Baldaccio Bruni, Baldaccio da Citerno) figlio di Piero di Vagnone Bruni, nacque a Ranco, presso Anghiari intorno al 1400. Era un valoroso condottiero, uomo capace e coraggioso. Machiavelli lo definisce: “uomo di guerra eccellentissimo, perché in quelli tempi non era alcuno in Italia che di virtù di corpo e d’animo lo superasse; ed aveva intra le fanterie perché di quelle sempre era stato capo, tanta reputazione che ogni uomo estimava con quello in ogni impresa e a ogni sua volontà converrebbono”. Altri lo definiscono come: "Uomo valoroso e pieno di desiderio di guerra; prudente capitano; di animo grande e feroce in guerra; avventuroso ed audace; addirittura grande e grasso".
Senza dubbio un personaggio che faceva parlare di se, anche per i numerosi cambi di fronte nel corso di guerre e battaglie. Ha combattuto per i Malatesta, per Piccinino, per il Conte d’Urbino, poi assoldato spesso dai fiorentini, poi dal Papa contro il Piccinino che precedentemente aveva servito; un tipo stravagante.
E' di nuovo a Firenze ma non al soldo dei fiorentini, tenta inutilmente di conquistare Piombino mentre le sue fanterie scorrazzano e saccheggiano i dintorni suscitando vive proteste del governo.
In quel tempo era Gonfaloniere di Giustizia Bartolommeo Orlandini che volle vendicarsi dell’affronto subito da Baldaccio, con una spietatezza che fa rabbrividire. Il 6 settembre 1441, convocò Baldaccio a Palazzo Vecchio e lo fece uccidere a tradimento. “Fu assalito e ferito e gettato a terra dalle finestre nel cortile e subito così, quasi morto, gli feciono tagliare la testa a piè dell’uscio del capitano, su la piazza, e stettevi il corpo alquante hore..” recitano le conache del tempo.
Il corpo di Baldaccio Bruni fu sepolto nel chiostro di Santo Spirito in Firenze. La vedova Annalena Malatesta, dopo la morte prematura del figlio Galeotto, vendette tutti i suoi averi e trasformò la sua casa d’Oltrarno in un monastero che da lei prese il nome. Il fattaccio commosse tutta Firenze e lo stesso papa Eugenio IV provò dolore e sdegno per quell’efferato delitto, malamente ricoperto dall’accusa di tradimento, con la quale si uccideva due volte il valoroso Baldaccio d’Anghiari.

Da allora il fantasma di Baldaccio d’Anghiari si aggira nei meandri di Palazzo Vecchio aspettando il momento della sua vendetta, la presenza costante della sua immaginaria figura ci fa ricordare le ingiustizie del passato e l’ammonimento e l’efferatezza della giustizia di allora. Il 6 settembre si fa vedere anche nel Castello dei Sorci di Anghiari località natale del Baldaccio, località turistica, curiosità legittima!

venerdì 14 gennaio 2011

Fantasma di ragazza, documento raro (sottotit. in italiano)

IL FANTASMA DI AZZURRINA

Azzurrina alla rocca di  Montebello


Il castello di Montebello si trova nell'entroterra di Rimini, arroccato su di

un'altura dalla quale si gode un panorama che coinvolge Marche ed Emilia
Romagna.
Ancora oggi é di proprietà dalla famiglia Guidi, la casata che vi ha abitato durante il periodo rinascimentale, ed é a loro che dobbiamo l'accurata ristrutturazione, avvenuta nel 1989, ed  il fatto che ora si possa ammirare il castello ancora perfettamente arredato con i pezzi originali.
Il castello é rinomato soprattutto per il mistero di Azzurrina, bambina scomparsa nel nulla da un corridoio della fortezza nella seconda metà del 1300 ma, a detta anche delle guide, Azzurrina non é che uno specchietto per le allodole, che attira la gente e commuove per la sua storia, mentre il castello é animato da molte altre presenze che si rivelano senza alcuna timidezza!
Le visite guidate sono l'unico modo per poter visitare il castello: partono dal palazzo, dove vivevano i signori, per poi passare alla fortezza, dove dimoravano circa un centinaio di soldati in pianta stabile.
Tra le due parti, é la seconda quella che attira di più la curiosità dei visitatori: la sobrietà tipicamente militaresca, che ancora trasmette, suona come maggiormente vissuta, rispetto al palazzo dal soffitto alto e i mobili pregiati... e invece pare che siano proprio due stanze della parte signorile quelle che ancora oggi riescono ad evocare maggiormente le entità
presenti nel castello, nonostante l'illuminazione forte e l'ambiente "museale" e quasi asettico. La spiegazione risiede sotto il castello, nei sotterranei.
In periodo rinascimentale le gallerie sono state murate per proteggervi i "tesori" dai nemici; negli anni della ristrutturazione gran parte di queste sono state poi riaperte. Tutte tranne una, che passa proprio sotto le due
stanze a cui mi riferivo. Pare infatti che questo sotterraneo sia stato murato in epoca molto antecedente agli altri, tanto che le pareti di chiusura sono a loro volta entrate a far parte della struttura del castello, a seguito dei cambiamenti avvenuti nei secoli. Riaprire la galleria significherebbe mettere a rischio la stabilita di alcune parti dell'intera struttura. Sarebbe proprio la presenza di oggetti molto vecchi in questo sotterraneo, evidenziati da sonde, che agevola il manifestarsi delle presenze in maniera molto chiara in queste particolari stanze.
Una delle due era l'antica sala da pranzo dei Guidi e a tutt'oggi vi si trova l'originale tavolo di legno. Fino ad alcuni anni fa, le guide permettevano che i visitatori appoggiassero le mani sul piano e una grande percentuale di questi asseriva di sentire una vibrazione di energia.
Oggi non é più possibile, perché si cerca di dare la precedenza alla salvaguardia dei mobili, ma ancora su questo tavolo si svolgono sedute medianiche e psicometriche, e pare che non poche volte il tavolo, con i suoi tre quintali e mezzo di peso, si alzi ad altezza di uomo e vada in giro per la stanza (fatti documentati da registrazioni video tenute dall'università di Bologna)!
Non posso negare che, magari mossa da semplice suggestione, appena entrata nella stanza abbia sentito una strana irrequietezza e la sensazione alle gambe di movimento di aria. Ancora più "incredibile" agli occhi di una incallita scettica é stato il sentire distintamente dei passi sopra il soppalco che corre lungo le pareti: dalla posizione dove ero se ne vedeva benissimo la superficie e non c'era nessuno!
Anche la seconda stanza che si trova sopra il sotterraneo ha un soppalco a ferro di cavallo. Le guide raccontano che sette anni fa il custode stava pulendo il pavimento quando si é sentito osservato e, guardando sul muro, ha visto l'ombra di una seconda figura.
Al momento ha pensato ad un ladro ma, voltandosi, si é trovato davanti ad una figura femminile di consistenza eterea che camminava con i piedi contro il soppalco e a testa in giù, i capelli che sfioravano il pavimento!
Quasi a dimostrare al custode che non sia stato solo un sogno, sotto il soppalco sono rimaste orme di piedi nudi che sono rimaste vivide nonostante l'accurata pulizia del legno, per poi affievolirsi gradualmente nel corso dei sette anni trascorsi. Ora ce ne sono solo poche parzialmente visibili.
Dal palazzo, passando all'esterno per il cammino di ronda dei soldati, si arriva alla fortezza.
In questa parte del castello é situato il mobile più suggestivo di tutto il castello. Si tratta di una cassapanca il cui schienale é costituito da una tavola di legno dipinto che ancora oggi mantiene i colori inalterati, malgrado abbia circa 1000 anni.
E' un oggetto che viene dall'Asia che un antenato della casata Guidi portò come bottino dalla prima crociata.
Raffigura una donna incinta sdraiata sotto una tenda da nomadi, su uno sfondo rosso che pare sangue. Presso la tribù di appartenenza costituiva una sorta di altare sacrificale per il controllo delle nascite: quando era
stato raggiunto il numero massimo di bambini che potevano nascere in un anno nella tribù, le partorienti "in esubero", con l'arrivo delle prime doglie, venivano sdraiate sulla tavola con le gambe incrociate e legate e venivano lasciate lì per tutto il tempo del parto, che ovviamente non poteva avvenire, finché madre e figlio morivano tra agonie atroci. La tavola già a prima vista appare magnetica, trasuda energia, quasi abbia incamerato la vita delle molteplici vittime che ha ospitato. Le guide del castello raccontano che molti visitatori, appena entrano nella stanza e ancor prima di sapere della presenza della tavola, si sentano male, anche fino allo svenimento. E' sicuramente un oggetto che cattura l'attenzione, per quello che ha significato in passato e per il suo stato di conservazione perfetto che pare sfidare il tempo.
Alla fortezza appartiene anche la leggenda di Azzurrina, che é forse la maggior causa di notorietà del castello.
Azzurrina al secolo era Guendalina Malatesta, bambina che rischiava, solo per il fatto di essere albina, di venir messa alla forca per stregoneria.
Sua madre cercava di proteggerla tingendole i capelli con delle erbe, ma poiché i capelli degli albini non hanno pigmentazione, alla fine avevano solo preso una leggera tonalità azzurrina.
Un giorno la bambina giocava con una palla di pezza nella fortezza, guardata a vista da due soldati
incaricati di proteggerla. La palla rotolò giù per la scala che portava
alla ghiacciaia, una sorta di cantina. Sapendo che quella stanza aveva una sola via di entrata, i soldati non si preoccuparono quando videro Azzurrina che si lanciava all'inseguimento della palla. Sentirono solo un grido da lì sotto... poi niente più: né Azzurrina né la palla furono più ritrovate, anche dopo aver setacciato l'intero castello e il circostante borgo.
Ogni anno che finisca per 0 o per 5, nella notte del solstizio di estate
(data della scomparsa di Azzurrina), ancor oggi la si sente piangere tra le mura del castello. Dal 1989, in cui vi é stata la ristrutturazione, sono state fatte le registrazioni dell'evento, l'ultima delle quali (giugno 2000) non é però ancora disponibile. La registrazione del 1990 é avvenuta ad opera della RAI e si sente una voce di bambina piangere sommessamente in mezzo ai rumori di un temporale; la seconda (1995), ad opera dell'università di Bologna, evidenzia chiaramente un grido della stessa voce.
Fino al 1995, nella prima registrazione si sentivano anche dodici rintocchi di campana.
Da una ricerca é risultato che nella zona non ci sono campane che suonino con quel timbro, e comunque questo particolare é stato tolto perché non si é ripetuto nel 1995 (ragione quantomeno opinabile!).
Al castello di Montebello le ricerche si susseguono incessanti e non vi é dubbio che, per la parapsicologia italiana, esso costituisca uno dei luoghi che in assoluto sono in grado di fornire materiale a dir poco interessante.
Ecco, il nostro giro "esoterico" del castello di Montebello é finito: ora torniamo all'aria aperta, ma con la sensazione di aver attraversato il tempo e di aver assorbito un po' di vita dalle persone che per secoli hanno abitato, combattuto, gioito e sofferto nel castello!